lunedì 4 marzo 2019

#303 Quarantanove

E sono 49.
L'ultimo anno di questi anta. Poi saranno altri anta.
Sempre che io non faccia la fine del cantante dei Prodigy (con i dovuti scongiuri non riportabili per iscritto). Anche se, pare, lui si sia tolto la vita. E io non ne ho alcuna intenzione.
Keith Flint era un matto (in senso buono) e i Prodigy sono stati un cult della musica anni '90. Smack my bitch up è un brano pazzesco che abbiamo ballato un sacco di volte. Censuratissimo e criticatissimo, era comunque un genio capace di fare musica che prima non c'era.
Oggi è morto pure Luke Perry. Il Dylan di Beverly Hills. Che io non guardavo ma fa lo stesso, perché i volti li conosci (nel bene o nel male) anche se una serie non la segui. Era poco più vecchio: 52 anni.

Celebrità defunte a parte, sono 49.
L'ultimo anta di questi anta. Chissà poi come saranno i prossimi anta.
Quando ho compiuto 30 anni li ho patiti tantissimo, manco avessi già un piede nella fossa. Quando ne ho fatti 40, praticamente non me ne sono accorta. I 50 sono un altro traguardo.
Ho un amico che un giorno mi ha detto: "Prendi un metro e tiralo fino al numero di centimetri in cui speri di arrivare con gli anni. Poi guarda dove sei arrivata e guarda quanto resta. Tutto si ridimensiona: soprattutto la voglia di sopportare cose che non ti vanno più".
Quella del metro è una metafora che mi piace molto.
Perchè guardando quel pezzettino di metro che resta, faccio molto in fretta a fare una classifica mentale delle cose per cui mi pare valga la pena lottare, impegnarmi o lasciare perdere.
Dopo una certa età, differente per ognuno, non c'è più posto neanche per il risentimento, per quanto giustificato esso possa essere, che abbassa il livello di positività mentale.
Mi pare giusto tendere ad avere il più alto livello possibile di positività.

Keith Flint. Foto presa dal sito di Rockol


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