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lunedì 4 agosto 2014

Il libretto d'istruzioni

Tolleranza: (Zingarelli) cit. Disposizione d'animo per la quale si ammette, senza dimostrarsi contrariato, che un altro professi un'idea, un'opinione, una religione diversa o contraria alla nostra / Atteggiamento comprensivo, indulgenza.

Spesso, sono i miei figli a far nascere in me riflessioni sul significato delle parole e sulla loro applicazione nel quotidiano. Oggi, in una giornata di particolare quiete, io e Alice abbiamo avuto una discussione sul cibo.
La premessa è che io adoro cucinare e che, a casa nostra, raramente si mangia due volte di fila la stessa cosa a meno che non ne sia avanzata veramente molta (prima regola, non sprecare). Alice ha dieci anni, il cervello di una sedicenne e le abitudini alimentari di un bambino di quattro anni. Mangia poco e non sarebbe gravissimo perché le basta ma sfortunatamente mangia pochissime cose.
Oggi, seduta davanti a una rolatina di pollo sembrava l'avessi condannata alla sedia elettrica. La conversazione che ne è seguita, frutto di una giornata particolarmente quieta che mi ha dotato di molta pazienza, è stata più o meno questa:

«Alice, a me piange il cuore quando ti vedo soffrire così davanti a un piatto di carne. Io non voglio costringerti a mangiare la carne. Ma se non mangi la carne, devi magiare sufficiente verdura e legumi. Se tu mi dici che la preferisci io ti cucino la verdura»
«La verdura... a me piace l'insalata, gli zucchini, le patate e i fagiolini»
«Non basta. Devi mangiarne più tipi»
«Io non li voglio i broccoli»
«Niente broccoli. Ma devi mangiare almeno i piselli, gli spinaci, le costine... se vuoi al mare facciamo questo esperimento. Io ti cucino il pesce che ti piace e la verdura in tanti modi e se la mangi io non ti propino più la carne»
«Ma a me la carne impanata e i McNuggets piacciono»
«E quelli continui a mangiarteli»
«Va bene»

Così proveremo.
D'altra parte Alice ha già le sue idee tutte chiare e noi cerchiamo di lasciarla crescere in autonomia. Lei è l'unica credente di famiglia. Va in chiesa e a catechismo nonostante abbia genitori (e non solo) praticamente agnostici. Quando è stata ora di scegliere la sua via, lo abbiamo chiesto a lei e lei ha deciso. Una scelta che noi rispettiamo portandola a messa e a fare la comunione e tutto il resto.
E mi chiedo quanti cattolici rispetterebbero una scelta inversa.
E mi chiedo quanti vegetariani o vegani rispetterebbero una scelta inversa. E ricordo una coppia vegan con un bimbo di un anno e mezzo che mi chiede di portar via la pasta con le cime di rapa e salsiccia su cui il bimbo si era avventato «perché "noi" siamo vegetariani».

Per questo mi è nata la riflessione sul significato di tolleranza. La tolleranza si comincia a praticare nel quotidiano rispettando le scelte dell'altro. Perché la libertà altrui può arrivare fino al punto in cui non lede la propria.
E' un punto di partenza sul quale sto investendo molto, con non poco sforzo e lavoro su me stessa. E sarebbe una menzogna dire che ci riesco sempre. E' molto più comodo dire «Adesso basta! Mangia la bistecca» o «Non mangiare la bistecca che hanno ucciso una bestia per mettertela nel piatto».
A volte bisogna essere tassativi con i bambini. Ma loro non sono noi e hanno il diritto d'essere diversi da noi, pur insegnando loro che ci sono valori sui quali misurare ogni scelta.

E sarebbe molto più facile se ci fosse un fottuto libretto d'istruzioni. Almeno sui passi base dell'essere genitori.

venerdì 12 ottobre 2012

Un funghetto buono buono

Eccomi qua a parlare di cibo. Non era mia intenzione diventare una "food blogger" ma il cibo fa parte della vita e non parlarne, per lo meno per me, non è possibile. Alla fine mi toccherà di cambiare il sottotitolo a questo mio blog, perché sta diventando qualcosa di molto diverso da ciò che avevo immaginato alla sua creazione. Vedremo.

Comunque. E' stagione di funghi. C'è chi li va a cercare e chi, come me, non li troverebbe neppure se emettessero un qualche tipo di verso ma questo è irrilevante. Supponiamo di avere tra le mani un bel porcino. Diciamo un porcino normale, non un nero o un ovulo da insalata. Decidiamo di farci la pasta. E' vietato ucciderlo con una pasta di semola qualunque... vietato. Ci vuole la pasta all'uovo fresca.

Tagliatelle ai porcini fatte da chissà chi e prese dal web
Ora, chi di voi la fa normalmente penserà che è un'ovvietà. Mentre altri, come la mia mamma (da cui è evidente non ho preso questo mio amore per la cucina), penseranno "ma ci vuole un secolo e io non sono capace!". E invece è semplicissimo. E in odore di decrescita sarà meglio che impariamo tutti a farla, la pasta in casa, che si risparmiano soldi, la pasta è più buona e non si producono rifiuti se non il guscio delle uova.

Le prime volte conviene che impastiate su una superficie piana ma l'impasto si può agevolmente fare anche in una terrina, grossa abbastanza da consentire la lavorazione con le mani. Dosi: un uovo ogni 100 grammi di farina. Ho un'amica che ci mette meno uova e aggiunge acqua. Ma io sono una purista della pasta all'uovo.

«Non cucino mai, non ho la bilancia». Partite da un pacco da un chilo e andate a occhio per farne almeno 400 grammi. Tanto si va a occhio lo stesso perché a volte bisogna aggiungere farina se le uova sono particolarmente grandi e metterne un po' meno se sono striminzite.

Lavorate la pasta. Parecchio. Fino a che non è una bella palla giallina che vi stacca l'impasto dalle mani. Fino a che, quando la schiacciate col dito, lei incassa e ritorna lentamente nella sua posizione originale. 

A questo punto sarebbe bellissimo che voi aveste una macchina per la pasta. Anche non elettrica. Una bella Imperia manuale degli anni '50 come quella che ho "rubato" alla mia mamma che non la usava mai. Vi evita un pacco di sbattimento. Avendola, basta montarla e assicurarla al tavolo, prendere una parte dell'impasto, fare la sfoglia molto sottile (più sottile se volete le tagliatelle - al massimo della capacità della macchina della pasta - e un po' meno se fate i tagliolini) e poi passare la sfoglia là dove la macchina la trasforma in tagliatelle/tagliolini. Infarinate tanto la sfoglia prima di fare questa operazione e infarinate ancora i tagliolini dopo. Altrimenti mangerete un grumo tutto appiccicato. Vi assicuro che più semplice farlo che spiegarlo.

Se non avete la macchina della pasta, dovete avere molto tempo. La stessa operazione di creazione della sfoglia va fatta con il mattarello. Se non avete neppure il mattarello vi tocca di comperarlo perchè è indispensabile. «Quanto va sottile la sfoglia?». Tantissimo, un millimetro o due al massimo. «Non so come misurarla». Non serve. Si vede a occhio. Poi la sfoglia va tagliata in rettangoloni uniformi, infarinata moltissimo, arrotolata lungo un lato e tagliata a fettine sottili come una tagliatella o un tagliolino, per poi riaprirla e re-infarinare le tagliatelle/tagliolini.

Tempo di cottura: due minuti. Per la pasta. Il porcino va trifolato prima. Se vi devo tediare anche su come si trifola un porcino, ditemelo. Buon appetito!

Questi tagliolini ai porcini, invece, sono miei