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lunedì 26 maggio 2014

Regionali e amministrative val Susa 2014

Cercando di raccogliere tutte le informazioni possibili provo a fare sintesi.

Questa pagina sarà aggiornata continuamente.




ELEZIONI REGIONALI

Almese /  Chiamp. 38,58% - M5S 37,34% - Pichetto 16,51% - Crosetto 3,43%
Avigliana / Chiamp. 38,99% - M5S 33,66% - Pichetto 18,90% - Crosetto 4,15%
Bardonecchia /  Chiamp. 50,20% - Pichetto 22,82 - M5S 14,19% - Crosetto 8,08%
Borgone Susa / Chiamp. 34,66% - M5S 36,58% - Pichetto 19,74% - Crosetto 3,22%
Bruzolo / M5S 40,83% - Chiamp. 33,91% - Pichetto 17,67 - Crosetto 3,73% (El 1268 - Vt 979)
Bussoleno / M5S 45,02% - Chiamp. 31,86% - Pichetto 15,86 - Crosetto 3,26%
Buttigliera Alta / Chiamp. 46,24% - M5S 26,83% - Pichetto 18,14% - Crosetto 4,89%
Caprie / M5S 39,53% - Chiamp. 32,82% - Pichetto 16,77 - Crosetto 4,15%
Caselette / Chiamp. 40,31% - M5S 34,60% - Pichetto 17,30% - Crosetto 5,05%
Cesana / Chiamp. 44,42% - Pichetto 27,87 - M5S 15,87% - Crosetto 5,91%
Chianocco / M5S 44,79% - Chiamp. 29,46% - Pichetto 17,77 - Crosetto 4,22%
Chiusa S.M. / M5S 41,44% - Chiamp. 29,64% - Pichetto 17,95 - Crosetto 4,35%
Chiomonte / Chiamp. 35,14% - M5S 31,84% - Pichetto 23,43% - Crosetto 5,77%
Claviere / Pichetto 53,57% - Chiamp. 33,33% - M5S 7,14% - Crosetto 4,76 (El 176 - Vt 89)
Condove / M5S 40,63% - Chiamp. 33,40% - Pichetto 16,91% - Crosetto 3,44%
Exilles / M5S 53,04% - Chiamp. 24,39% - Pichetto 19,51 - Crosetto 2,43%
Giaglione / M5S 40,70% - Chiamp. 39,76% - Pichetto 11,05% - Crosetto 3,29%
Gravere / M5S 36,32% - Chiamp. 36,05% - Pichetto 21,12 - Crosetto 3,66 % (El - Vt 675)
Mattie / M5S 42,75% - Chiamp. 31,94% - Pichetto 18,42 - Crosetto 3,19%
Meana di Susa / M5S 37,88% - Chiamp. 27,30% - Pichetto 25,96 - Crosetto 5,19%
Mompantero / M5S 46,09% - Chiamp. 31,26% - Pichetto 15,36 - Altro Piem. 3,77% (El 558 - Vt 385)
Moncenisio / M5S 42,42% - Pichetto 21,21% - Chiamp. 18,18% - Altro Piem. 9,09% (El 38- Vt 35)
Novalesa / Chiamp. 42,85% - M5S 32,60% - Pichetto 17,08 - Crosetto 4,34%
Oulx / Chiamp. 38,76% - Pichetto 30,00 - M5S 22,34% - Crosetto 5,68%
Rubiana / Chiamp. 37,29% - M5S 33,77% - Pichetto 17,08% - Crosetto 5,28%
Salbertrand / Chiamp. 37,58% - M5S 31,37% - Pichetto 18,30 - Crosetto 7,51%
San Didero / M5S 47,56% - Chiamp. 27,77% - Pichetto 18,42% - Crosetto 3,50% (El 460 - Vt 361)
San Giorio / M5S 42,52% - Chiamp. 30,07% - Pichetto 11,70 - Crosetto 2,81% (El 832 - Vt 675)
Sant'Ambrogio / M5S 42,75% - Chiamp. 33,15% - Pichetto 16,98 - Crosetto 3,49%
Sant'Antonino / Chiamp. 38,57% - M5S 35,53% - Pichetto 17,78 - Crosetto 3,84%
Sauze di Cesana / Pichetto 41,02% - Chiamp. 24,35% - M5S 16,02 - Costa 10,25%
Sauze d'Oulx / Pichetto 30,93% - Chiamp. 30,73% - M5S 18,09 - Crosetto 17,89%
Sestriere / Pichetto 36,94% - Chiamp. 36,11% - M5S 13,61% - Crosetto 9,44%
Susa / M5S 37,88% - Chiamp. 31,01% - Pichetto 21,40% - Crosetto 4,33%
Vaie / M5S 46,99% - Chiamp. 31,53% - Pichetto 13,00% - Crosetto 3,55%
Venaus / M5S 59,89% - Chiamp. 26,12% - Pichetto 11,69% - Crosetto 2,24%
Villardora / M5S 36,92% - Chiamp. 34,32% - Pichetto 19,91% - Crosetto 4,44%
Villarfocchiardo / M5S 41,17% - Chiamp. 29,57% - Pichetto 21,11% - Crosetto 4,67%

Dal sito Ministero Interni










ELEZIONI COMUNALI



Almese// Bertolo Ombretta 45,01% - Genovese Pier Giuseppe 37,19% - Blandino Giorgio 17,78%
Borgone Susa // Alpe Paolo 51,14% - Cattero Viviana 45,85%
Bruzolo // Borgis Chiara 65,87% - Calcagno Gabriele 34,12%
Bussoleno // Allasio Anna 52,28% - Casel Luigi 47,71%
Buttigliera Alta // Cimarella Alfredo 50,16% - Andreis Dario 25,26% - Bavaro Luca (M5S) 19,99% - Carasso Massimo 4,57%
Caprie // Chirio Paolo 65,64% - Borghetto Alberto Franco 34,35%
Caselette // Banchieri Pacifico 36,00% - Garnero Elisabetta (M5S) 33,49% - Iguera Davide 30,50%
Cesana // Colomb Lorenzo 61,20% - Serra Roberto 38,79%
Chianocco // Galliano Giuseppe 60,95% - Medolago Luciano 39,04%
Chiomonte // Ollivier Silvano 55,77% - Joannas Giuseppe 44,22%
Chiusa S.M. // Borgesa Fabrizio 62% - Cantore Riccardo 38,00%
Condove // Emanuela Sarti 44,84% - Veggio Alberto 27,94% - Bruno PIero 17,21%
Exilles // Michelangelo Luigi 100%
Giaglione // Paini Ezio 77,14% - Gagliardi Monica 22,85%
Mattie // Vernetto Francesca 72,16% - Pittau Marina 27,83%
Meana di Susa // Cotterchio Adele 64,42% - Capella Leonardo 35,57%
Moncenisio // Perotto Bruno (Montagna che vive) 74,19% - Penoncello Piero Antonio 25,80%
Novalesa // Faletti Tullio 100%
Oulx // De Marchis Paolo 67,12% - Cassi Mauro 32,87%
Rubiana // Blandino Gianluca 45,83% - Bronuzzi Fabrizio 32,93% - Forte Daniele 21,23%
Salbertrand // Joannas Riccardo 100%
San Didero // Bellone Loredana 100%
San Giorio // Bar Danilo 68,69% - Clerico Marina 27,62%
Sant'Ambrogio // Fracchia Dario 70,24% - Zerbonia Angelo 29,75%
Sant'Antonino // Preacco Susanna 47,47% - Cappuccio Maria 34,30% - Favro Bertrando Laura 18,21%
Sauze di Cesana // Beria D'Argentina Maurizio 50,88% - Colli Maurizio 49,11%
Sauze d'Oulx // Meneguzzi Mauro 100%
Susa // Plano Sandro 50,10% - Amprino Gemma 49,89%
Vaie // Enzo Merini 78,28% - Melis Maria Laura 21,71%
Venaus // Durbiano Nilo 53,91% - Castaldini Stefano 46,08%
Villar Dora // Carena Mauro 70,79% - Franchini Giovanni 29,20%
Villar Focchiardo // Chiaberto Emilio 58,81% - Baritello Pierattilio 41,18%



sabato 8 febbraio 2014

Sochi e la coscienza collettiva


Il gruppo di atleti tedeschi
Foto: whitelines.com
L'Italia sfila in blu navy, tendente al nero. Il colore scuro sfina. La Germania con i colori arcobaleno contro l'omofobia. Letta va in Russia - anche se non tanto e come lo faceva Berlusconi - mentre la Merkel se ne sta a casa. Olimpiadi di Sochi, 2014. La chiave sta lì, anche in quei colori. 
Due popoli diversi. Uno che pare aver imparato dalla Storia e uno che... con la storia non si mettono i tagliolini al tartufo in tavola e non si trova un impiego alle Poste ai figli e non si va a sciare a Cortina quindi non serve a niente. Un popolo che, con fatica, governa una crisi, e uno che non solo non sa cosa vuol dire governare (e non solo la crisi) ma che si ostina a comportarsi come negli anni '60 pensando che sia rimasto tutto uguale.
Il gruppo di atleti italiani
Foto: www.myluxury.it



Noi possiamo pensare che con il Tav questo non c'entri nulla e invece c'entra. Un Paese composto di persone arretrate, legate all'aspetto barbaro del cattolicesimo, al fascismo e al patriarcato, non potrà che eleggere persone che quel modello rappresentano. Eletti che faranno gli interessi dei loro elettori punendo i gay perché anormali, i migranti in quanto diversi (e criminali a prescindere), chi lotta per la conservazione della terra in quanto retrograda.

Sochi e il Tav c'entrano. Letta, il nostro premier sostenitore delle grandi opere che ci porteranno nuovo splendore, progresso e meraviglie inenarrabili, va in Russia dopo che tutti i capi di Stato europei avevano garbatamente rifiutato con scuse più o meno credibili. Ma è chiaro che il punto è quello: non sai cosa sono democrazia e diritti umani - e le Pussy Riot ne sanno qualcosa più di noi - e io da te a vedere la tua arena con i leoni non ci vengo. Mi sembra il minimo. E l'italiano cosa fa? Niente. Tanto le olimpiadi invernali sono per i perdenti. Il calcio sì che conta. Letta avesse detto "non partecipiamo ai mondiali" ci sarebbe stata la rivoluzione.

Sochi e il Tav - e un sacco d'altre cose - c'entrano. Perché, oggi, condannano tre valsusini (Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair) a pagare 215mila euro di multa - mal contati - per aver impedito un sondaggio che, oltretutto, si è rivelato inutile e cercano di mettere in galera persone che hanno violato simbolicamente un sigillo (ricordiamo che la baita è stata annessa senza problemi all'interno dell'area cantiere) e lasciano in cella ragazzini presi con cinque canne in auto, mentre buttano fuori con lo svuota-carceri criminali ben peggiori, soprattutto se colpevoli di crimini contro il patrimonio dello Stato. Tanto, i soldi sono i nostri.

Sochi e il Tav c'entrano perché in tutto il mondo si sta sviluppando una nuova coscienza collettiva che non vede bene lo sperpero di denaro, che pensa che la terra sia la risorsa primaria per la sopravvivenza di noi tutti e che ritiene giusto che ciascun essere umano viva la sua vita senza essere discriminato.
Un giorno, una persona che conosco mi ha detto: dovremmo lasciarglielo fare il Tav perché tutti vedano lo scempio e capiscano che benefici non ce ne saranno. Se non avessimo un futuro, figli, nipoti e speranza, forse, sarebbe persino ragionevole. Ma noi abbiamo ancora tutto questo ed è un prezzo un po' alto da pagare per poi poter dire che avevamo ragione. Vale per il Tav e vale per i diritti umani.


La campagna di raccolta fondi per aiutare i tre attivisti condannati a pagare la multa a Ltf non si ferma:

PER DONAZIONI VIA BONIFICO BANCARIO:
c/c BANCOPOSTA n. 1004906838
intestato a DAVY PIETRO CEBRARI MARIA CHIARA
IBAN IT22L0760101000001004906838
BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

PER DONAZIONI VIA PAYPAL:
Pulsante in alto a destra sul sito http://www.laboratoriocivico.org/


domenica 26 gennaio 2014

La sinistra, i pentastellati e Sandro Plano

Sandro Plano e Antonita Fonzo, Susa
Mi appassiona questo dibattito su Facebook, tutto valsusino, tra cittadini pentastellati e sostenitori di Sandro Plano. Sembra non tenga presente in nessun modo il passato e questo è tipico dell'italiano: passata la festa è gabbato il santo. Ma mi spiegherò meglio.

Partiamo dai fatti. Sandro Plano, attuale presidente di Comunità montana valle Susa (in via di trasformazione in Unione di comuni), è stato per due mandati sindaco di Susa, dal 1999 al 2009. Io non posso, anche per motivi anagrafici, ricordare tutti i sindaci di Susa ma credo di poter affermare con una certa sicurezza che è stato il primo sindaco a capo di una coalizione di centrosinistra nella storia della città. Il primo che è riuscito a battere un radicatissimo legame tra cattolici (Susa è sede vescovile!) e destrorsi. Ci è riuscito, la prima volta, anche (o solo?) perché la destra cattolica si era divisa e i due G., Bellicardi e Baccarini, non trovarono un accordo per presentarsi insieme. Prese milleseicento e rotti voti contro i più di duemila delle altre due liste messe insieme. Rifondazione, che si presentava da sola, prese poco più di duecento voti.

Sandro Plano non è certo un marxista (anche questo mi pare palese) ma è persona abile nel trovare le mediazioni e agire. Nella sua giunta aveva con sé alcune anime cattoliche, altre di sinistra e altre ancora "ambientaliste". Dopo dieci anni di governo, un piccolo bilancio si può fare. La si può pensare come si vuole ma non si può dire che Plano abbia male amministrato, con il supporto della sua eterogenea giunta, tanto che è stato riconfermato dai cittadini segusini nonostante il centrodestra, imparata la lezione, si sia presentato compatto. Sulla questione che alla valle di Susa interessa sopra ogni altra, Plano ha avuto identica capacità di mediazione all'interno della sua compagine (che non era tutta No Tav) e al di fuori, restando fermo sulla linea della contrarietà che univa tante amministrazioni valsusine.

Nel 2009 Gemma Amprino, a capo nuovamente di una coalizione di centrodestra, ha sconfitto senza grandi difficoltà Giorgio Montabone, candidato sindaco per una coalizione simile a quella di Plano, nonostante il cognome che lo contraddistingue e la storia che esso porta con sé. La Amprino, molto conosciuta sia come insegnante sia come moglie del dottor Giorio (nonché come consigliere provinciale), ha saputo raccogliere tutte le anime cattoliche e il sostegno della destra della città le ha garantito la vittoria.

Così, si arriva a oggi. 2014. Tempo di nuove elezioni amministrative. A Susa si gioca, in grande (non per i numeri ma per la visibilità dell'amministrazione valsusina nella questione Tav), quello che si gioca in tutta la valle: il proseguimento di una saldatura importante tra cittadini contrari alla Torino-Lione e amministrazioni, che quei cittadini, bene o male, hanno rappresentato per quasi dieci anni. La lotta, infatti, dura da oltre due decenni ma è dal 2005 che, guadagnata la visibilità a livello nazionale, è diventata essenziale anche la questione "politica".

Sandro Plano non ha ancora detto che si candiderà di nuovo alla guida di Susa ma è lapalissiano che molte anime No Tav e di centrosinistra guardino a lui, unico nome spendibile in grado (forse) di battere la Amprino. Chi sostiene che ci sono altre alternative, che un'altra persona politicamente schierata nel centrosinistra potrebbe avere lo stesso risultato di Plano alle urne, non tiene in alcun conto della storia della città. Una città conservatrice, profondamente cattolica e molto eterogenea nella composizione della popolazione. Plano potrebbe anche non vincere ugualmente, certo, ma al momento attuale, realisticamente, se non ce la fa lui non può farcela nessun altro.

Plano è iscritto al Pd e ha già fatto due mandati. Queste caratteristiche impediscono al popolo di Grillo di accettarlo come candidato. Il fatto che abbia la tessera del Pd sembrerebbe essere un problema più per il Pd che per i pentastellati valsusini ma tant'é. La tessera del Pd è un altro fatto. E anche non l'avesse, comunque, ha già governato dieci anni.

Il dibattito su Facebook tra M5S e pro-Plano (tra cui tanti che il Pd non lo voterebbero neanche sotto minaccia armata) mi appassiona ma è senza sbocchi. Non si può discutere o trovare mediazioni con chi rifiuta le mediazioni, su chi trae il proprio consenso dalla rabbia di quegli italiani per cui questi politici sono tutti uguali. L'unico sbocco è la forzatura: o Plano si candida e scontenta i grillini (forse perdendo le elezioni perché un percentuale di "duri e puri" c'è sempre e non si sa quanto rilevante) o si presenta un altro (o un'altra) e, con grande probabilità, il centrosinistra perde le elezioni.

Io in questo dibattito non voglio entrare se non raccontandolo. Posso solo aggiungere due opinioni personali. La prima è che da lontano i politici potranno sembrare tutti uguali (e tanti lo sono) ma da vicino no. Sono sicuramente un po' migliori quando li vedi tutti i giorni e puoi confrontartici; quando li puoi svegliare nel cuore della notte perché l'alluvione ti ha allagato la casa; quando non si nascondono in sale protette dalla polizia a decidere chissà cosa a nostra insaputa; quando sostengono le loro opinioni (anche diverse dalle nostre) in ogni sede pubblica e non scappano dal confronto; quando sbagliano e sanno riconoscerlo; quando sanno dare a chi non ha prendendo risorse da chi ha e non vuole dare; quando danno l'esempio.
La seconda è che io ho sempre amato la coerenza politica (chi mi conosce lo sa) ma ci sono state volte in cui essere politicamente coerente mi costringeva a una croce sulla scheda elettorale che io non avrei mai tracciato. In quei casi, ne ho tracciata un'altra. A volte, grande come la scheda.

domenica 19 gennaio 2014

Da grande farò l'autoporto

San Didero, un grande triangolo di terra compreso tra l'autostrada, l'Eslo Silos, il canale scolmatore e la statale 25. Doveva ospitare l'autoporto della valle di Susa. Poi, a metà degli anni '80, la politica decise che costruirlo a San Giuliano di Susa era meglio, era più funzionale. Naturalmente non prima di aver speso fior di quattrini per costruire gran parte della struttura che avrebbe ospitato uffici e parcheggi. Struttura che è ora uno scheletro di archeologia urbana in cui writer e skater hanno trovato l'El Dorado. 

Oggi, Ltf e Sitaf vogliono riportare l'autoporto a San Didero. Il Tav spinge, ha bisogno di spazi (verdi o meno, poco importa alle colate d'asfalto). Dove ora ci sono autoporto e struttura di guida sicura nascerebbe parte del cantiere per lo scavo del tunnel di base e poi la grande stazione internazionale. Inutile dire che la scelta di spostare l'autoporto a San Giuliano si è dimostrata poco lungimirante, oltre che dispendioso per le casse pubbliche, ma in Italia funziona così. L'avidità del presente ha sempre il sopravvento su qualsivoglia programmazione a lungo termine.

Due settimane fa sono andata a vedere cos'è l'autoporto abbandonato che ambisce a diventare finalmente autoporto, naturalmente non prima di esser smantellato e ricostruito interamente. Un progetto da 86 milioni di euro, collegato a un'opera, il Tav, che (ormai è più che palese) non ha alcuna utilità in ambito trasportistico poiché merci da spostare non ce ne sono più e quelle che ci sono possono essere tranquillamente trasportate sulla Torino-Lione a velocità normale che già c'è. Se poi vogliamo puntualizzare, l'alta velocità nel tunnel e in valle (tra le case) ad alta velocità non ci potrebbe neppure andare. Insomma, per il momento non siamo completamente scollegati dall'Europa e se i valsusini o i torinesi vogliono andare a Lione o a Parigi possono già farlo. Anche sul TGV.

Ma torniamo all'autoporto. Lo scheletro della struttura aveva infissi e quant'altro che, altro miracolo tutto italiano, sono stati staccati e rubati nel corso del tempo. I prati adiacenti e i sotterranei sono discariche a cielo aperto di qualsiasi tipo di rifiuto. Gli skater nell'androne principale si sono portati sacchi di cemento e boccioni d'acqua e si sono costruiti gli ostacoli necessari per poter fare le evoluzioni. I writer hanno reso colorato un posto grigio e abbandonato con volti e scritte e disegni, alcuni dei quali decisamente belli. Sono gli unici segni di arte e civiltà. Bisogna fare attenzione però quando si cammina perché è pieno di buchi; i tombini sono scoperti e dal soffitto scendono stalattiti tutt'altro che rassicuranti.

In anni più recenti, i primi anni 2000, quella zona era stata scelta da una ganga di delinquenti per seppellire fusti inquinanti che altrimenti sarebbe stato troppo costoso smaltire. Tutti assolti nel 2009 per prescrizione dei termini. L'inquinamento non si può prescrivere, però, quindi è partita la bonifica.

Ieri sera (sabato 18 gennaio), in un'assemblea partecipata a San Didero, i tecnici hanno spiegato le tante ragioni tecniche per le quali le amministrazioni si stanno opponendo a questo "trasloco". Ma, alla base, c'è sempre il macigno dell'enorme sperpero di denaro pubblico. Cosa si potrebbero fare con 86 milioni di euro? Quante scuole si potrebbero sistemare? Quanti territori mettere in sicurezza? Quanti edili, geologi, ingegneri, operai lavorerebbero a portare avanti questa miriade di "piccole" opere? Ieri sera, durante l'assemblea, tra le molte motivazioni tecniche si è sottolineato come quell'area sia un indispensabile corridoio ecologico per alcune specie animali. Ho sorriso, lo ammetto. Mi sono chiesta quale progettista sia disposto a passare sulla salute degli esseri umani e sulla vivibilità di un territorio per poi intenerirsi di fronte a un pipistrello.

86 milioni di euro. Altri 18 milioni di euro per spostare la struttura di guida sicura ad Avigliana. Sono tanti, tanti soldi e non sarebbe male che una volta si provasse a guardare un po' più in là del proprio naso e si provasse a fare un po' di programmazione per il futuro. Perché quello scheletro abbandonato dagli anni '80 lancia un monito: non abbiamo bisogno di nuove costose cattedrali nel deserto








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lunedì 11 novembre 2013

Ddl sul femminicidio e Donne No Tav

Sabato pomeriggio le Donne No Tav sono tornate a riunirsi in assemblea a Bussoleno e, in vista del 25 novembre (giornata mondiale contro la violenza sulle donne) e delle iniziative che si terranno in quell'occasione anche in valle di Susa, hanno approfondito il tema del Ddl sul femminicidio emanato recentemente dal governo. Un ddl assolutamente inadeguato e strumentale, che inserisce tra le norme anche nuove determinazioni estremamente punitive e repressive in merito alla protezione civile e ai siti di interesse strategico - come il cantiere della Maddalena di Chiomonte.

La riunione è nata dal desiderio espresso da un gruppo di donne che frequentano la valle di Susa (molte delle quali fanno parte di Refe e Medea), per continuare il discorso iniziato l'anno scorso sempre in occasione del 25 novembre sul tema "Violenza contro le donne e violenza contro la terra".
Elina Colongo, del Soccorso violenza sessuale del Sant'Anna ha fatto una breve introduzione sul decreto commentando che «è solo uno specchietto per le allodole per inasprire o introdurre misure punitive in tema di protezione civile». «E' una legge che usa strumentalmente il corpo delle donne e che non da' le risposte che dovrebbe» ha aggiunto.

Tra i punti considerati inadeguati, per molte ragione ma soprattutto perché si tratta di una risposta esclusivamente repressiva in situazioni molto delicate (senza il dovuto sostegno alle donne vittime di violenza) ci sono: l'aumento delle pene se il maltrattamento si svolge all'interno della coppia e in presenza di minori: l'aumento delle aggravanti in caso di stalking se commesso dal coniuge/convivente con strumenti informatici nonché l'aumento delle pene in caso di violenza su donna gravida da parte del coniuge/convivente/ex coniuge (il 25% delle violenze in famiglia cominciano in gravidanza). Uno dei problemi del ddl è che c'è un riconoscimento della violenza solo quando la donna è madre o moglie/convivente o comunque all'interno della famiglia classica uomo-donna-figli.

Introdotta anche l'irrevocabilità della querela in caso di minacce gravi. «L'irrevocabilità è un'arma a doppio taglio - ha spiegato la Colongo - sembra impedire che la donna sia sottoposta a ricatti o pressioni per ritirarla ma le donne che subiscono violenza e maltrattamenti protratti nel tempo sono spesso indecise - non solo per motivi materiali di indipendenza economica - quindi sono più spaventate a sporgere querela. Questa irrevocabilità porterà a un aumento del silenzio?

Tra le norme del ddl considerate positive ci sono invece: la concessione del permesso di soggiorno per motivi di protezione: la possibilità di gratuito patrocinio e l'assicurazione di dare costante informazione alle parti offese dell'iter processuale con notifica e non solo con comunicazione. (Es. la revoca di domiciliari o carcere non veniva comunicato alla parte offesa)

La seconda parte dell'incontro è stato dedicato alla valle di Susa e alla violenza sulle donne in particolare sul nostro territorio. «Ricontriamo una difficoltà delle donne in generale a prendere in mano alcune questioni e portarle avanti - ha detto Ermelinda - A volte sentiamo che ci sono anche resistenze da parte delle donne ad avvicinarsi ai temi di genere. La violenza sulle donne, in particolare, dovrebbe essere più un tema maschile che femminile visto che sono gli uomini che agiscono la violenza. Questo non è un argomento accessorio. Immaginiamo e cerchiamo di reagire ma in maniera non patriarcale o maschile come molte donne fanno». «E' sbagliato dover assomigliare a un uomo per potersi affermare - ha aggiunto Luana - Spesso nei luoghi di lavoro non c'è alcuna solidarietà tra donne. Bisogna trovare una modalità diversa. La parità significa che io possa accedere alle situazioni con le mie specificità di donna». E ancora, Chiara: «Occorre continuare su questo fronte, con incontri e stringendo rapporti perché, alle donne, gli spazi spesso mancano. E' necessario lottare insieme per rivendicarsi spazi di autonomia».

Il prossimo appuntamento con le Donne No Tav è previsto per lunedì 25 novembre, con l'apericena di autofinanziamento presso la Credenza di Bussoleno seguito da una performance teatrale. Nel fine settimana che seguirà ci saranno ancora iniziative e approfondimenti, sempre a Bussoleno.

venerdì 13 settembre 2013

Il geco e il Tav

Tivù, giornali, radio, web. In questi giorni, tutti parlano nuovamente di Tav. Si dà in qualche modo per scontato (anche se l'esperienza insegna che dare per scontato non porta lontano) che gli attentati alle ditte che lavorano sui cantieri dell'alta velocità a Chiomonte siano opera di sedicenti attivisti appartenenti alla lotta valsusina contro il treno veloce.

Stamattina a "Il geco" su Radio Capital, la domanda che veniva posta agli ascoltatori era: "Treno alta velocità Torino-Lione continuano le tensioni. Da luglio sono 13 gli attentati contro le aziende e i cantieri. 2 milioni di euro di danni. I 130 operai delle 26 ditte che lavorano all'opera si sentono in pericolo. E' arrivata la solidarietà di Napolitano. Ci chiediamo e vi chiediamo: è giusto usare la violenza contro le ditte che lavorano al TAV? Quando finiscono nel vuoto le proteste pacifiche si può andare oltre? In che modo si possono fermare le tensioni?" (Per chi ha Facebook https://www.facebook.com/IlGecoRadioCapital?fref=ts).

Ciò che mi ha colpito particolarmente non sono state le posizioni degli ascoltatori - comunque in gran parte possibiliste sul sabotaggio anche se lontane centinaia di chilometri dalla valle - quanto l'assunto da cui partiva la trasmissione ovvero, in sostanza, il Tav non serve più (se mai serviva 25 anni fa), costa un sacco di soldi pubblici che non ci possiamo permettere però l'opera è decisa e la democrazia vuole che si segua la volontà della maggioranza (che per qualche motivo si dà per scontato sia Si Tav).

Tutti sono contrari alla violenza (mi sembra palese) contro le cose e soprattutto contro le persone. Puoi chiedere a mille persone. Tutti ti diranno che la violenza è male, che va scongiurata, che va allontanata con il dialogo e con il supporto. Mi aspettavo un plebiscito di prese di distanza e, invece, ho ascoltato numerosi "tuttavia". La violenza (contro le cose, beninteso) è male tuttavia il primo violento è lo Stato. La violenza è male tuttavia se non c'è altro modo di farsi sentire... Insomma ho sentito testimonianze cariche di rabbia contro uno Stato che non sa dare risposte alle necessità effettive ma che s'impunta laddove inutile se non dannoso.

Stamattina sarebbe stato bello intervenire - io non potevo e me ne dispiaccio - per ricordare all'Italia tutta alcune piccole cose che io credo fondamentali:

a) A Chiomonte non si sta scavando il tunnel sotto il quale passerà il treno veloce. A Chiomonte si sta facendo in sostanza poco più che un sondaggio geognostico, che se va bene fungerà da discenderia. Ovvero, se stessimo costruendo una casa, staremmo facendo un buchetto per vedere se le fondamenta staran su o invece crollerà l'edificio.

b) Per cominciare a fare questo "buchetto" ci han messo 20 anni. Dicevano che il traffico merci su rotaia sarebbe cresciuto, triplicato, raddoppiato - spostando di cinque anni in cinque anni il punto di risalita - e invece non ha fatto altro che scendere. Ora dicono che dal 2035 si decuplicherà, il traffico. Ma chi può crederci ancora?

c) Per fare questo "buchetto" stanno togliendo risorse in ogni dove: scuola, sanità, trasporti locali, servizi. 

d) Questo "buchetto" costerà alla valle di Susa e alle tasche degli italiani tutti non solo i 25 miliardi di euro (cifra definitiva?) ma un danno ambientale incalcolabile, che in un'epoca in cui si torna pian piano alla terra e al territorio non è certo assennato fare.

e) Giusto per curiosità, mi piacerebbe sapere in quanti decenni pensano di ammortizzare la spesa affinché ci sia una ricaduta positiva sul territorio. Se io, a casa, compro un pannello solare è perchè penso che in tot anni il risparmio ripagherà l'investimento e poi io ne trarrò benefici in termini di euro nel portafogli oltreché ambientali. Quanto tempo servirà in questo caso?

Lo Stato in valle di Susa si gioca la faccia. Si è troppo esposto per dire "Adesso basta, non se ne fa più niente". Anche fosse per motivazioni economiche o tecniche innegabili. Le ragioni si possono solo immaginare e non voglio darle per scontate. In questo contesto, ormai compromesso dall'impossibilità di tornare indietro anche se la ragione stesse lì, la valle di Susa vive e l'Italia tutta dovrebbe ragionare.

domenica 24 marzo 2013

La valle No Tav

La pioggia non ferma la protesta e nemmeno l'attutisce. Decine di migliaia di persone, valsusini e tanti altri amici del movimento No Tav provenienti da tutta Italia, hanno sfilato ieri in corteo da Susa e Bussoleno. Il messaggio è sempre lo stesso, da più di vent'anni - no alla Torino-Lione e alle grandi opere inutili - e si spera che prima o poi chi ci governa capisca che se il movimento continua a crescere probabilmente è perché la strada da seguire sta in quel solco.

La valle di Susa è tornata a sfilare nella sua unità (cittadine e cittadini, amministratrici e amministratori), lontana da quel cantiere dove anche le marce pacifiche rischiano di trasformarsi in guerriglia, anche se talune volte non si capisce neppure il perché. In quel cantiere, là a Chiomonte, sono entrati alcuni neo parlamentari M5S e Sel (e anche Pd ma non con le medesime opinioni) a verificare con i propri occhi com'è tondo quel buchetto di 25 metri che ci è già costato quanto la ristrutturazione di un bel po' di scuole/ospedali. Ora, anche parte del Pd sta cominciando a fare alcune riflessioni. La pressione popolare è stata indispensabile e, qui sì, il risultato del M5S alle elezioni ha dato una gran bella sferzata ai democratici. Non a tutti, ma i lunghi cammini partono sempre con un primo passo.

Mentre i parlamentari verificavano il verificabile, a Bussoleno, in sala consigliare, decine di amministratori - che in passato hanno avuto anche idee diverse riguardo il Tav - si sono ritrovati a dire le stesse cose. Riassumendole, in un periodo di profonda crisi, in cui non ci sono merci da spostare e in cui non c'è nemmeno richiesta di viaggiare, non ha alcun senso buttare via miliardi di euro per una linea AV dove ce n'è già una più lenta ma funzionale - soprattutto se risistemata a dovere.

E poi è pomeriggio. Susa si riempie. Dai treni scendono centinaia di persone, che ci si chiede come facciano a starci. Auto, pullman, gente che arriva da Bussoleno a piedi. Ombrelli, maschere e pupazzi. Bandiere con il treno crociato. Striscioni dei comitati no Tav e delle altre realtà in lotta, perché tutto è collegato e se i soldi li metti in un posto non li puoi investire in un altro e non vengano a raccontarla con i diversi capitoli di bilancio (la contabilità non la san tenere solo i nostri governanti). Migliaia. Decine di migliaia. Sono seduta sulle casse dell'impianto-trattore a fare le foto e non vedo la fine del corteo neanche quando cominciamo a uscire da Susa. Tutti insieme, tutti uniti, forti di quella forza che solo la condivisione di un obiettivo sa dare.

L'ho twittato ieri sull'onda dell'emozione ma credo sia vero. Ci sono momenti in cui si scrive la storia, anche se a prima vista non sembrerebbe.


sabato 19 gennaio 2013

Politiche e valle di Susa

I valsusini quest'anno avranno due candidati autoctoni tra i candidati alle politiche, entrambi per il Senato della Repubblica: Marco Scibona per il M5S e Nilo Durbiano per la lista "Rivoluzione civile" di Ingroia.

Se per il primo, la candidatura è andata avanti senza scossoni, l'inserimento del sindaco di Venaus Durbiano in lista e la conseguente esclusione di Nicoletta Dosio, Prc, ha creato un piccolo terremoto locale. Prima di tutto perché le due persone in questione sono politicamente molto distanti tra loro, sia per formazione che per "carriera" politico-amministrativa. Durbiano arriva dal Psi, transitato nel Partito democratico da cui si è poi allontanato come altri per le ben note "difficoltà" del partito ad accettare persone contrarie al Tav tra le proprie fila. La professoressa Dosio ha un passato comunista e militante, entrata in Prc dopo lo scioglimento formale del Pci.

Il secondo motivo che allontana Durbiano e Dosio è la "metodologia" di partecipazione alla lotta al Tav. Il primo è sempre stato sulle posizioni più istituzionali, seguendo pedissequamente il percorso che hanno fatto quelle amministrazioni rimaste contrarie ma comunque, a loro detta, "nel solco della democrazia". Nicoletta Dosio è una "combattente", sempre in prima fila nelle lotte popolari, determinata a sostenere la lotta non solo con le parole ma quotidianamente con i fatti e la partecipazione.

Così, la scelta di Ingroia di mettere in lista Durbiano e di escludere la Dosio ha portato con sé uno strascico di proteste, soprattutto da parte di coloro che in Nicoletta Dosio potevano vedere un riferimento anche politico mentre non potranno mai fare lo stesso con Durbiano. D'altra parte, non è escluso che per i più moderati possa essere l'esatto contrario.

Nilo Durbiano dichiara: «Io non ho l'ambizione di rappresentare il movimento No Tav - precisa Durbiano - Io sono No Tav e posso rappresentare quella parte istituzionale che coerentemente si è sempre opposta all'opera». Dall'altra parte, il circolo di Prc di Bussoleno esce con un comunicato molto duro, a seguito della lettera di Ingroia al Movimento No Tav.

Vi allego entrambi. Così ognuno potrà farsi la propria idea. Cliccate su "Continua a leggere..." per leggerli.


domenica 9 dicembre 2012

8 Dicembre

8 dicembre 2012. La giornata è serena e ventosa ma arriva dopo una bella nevicata e il panorama intorno è da favola. Per la valle di Susa, l'8 dicembre è un appuntamento importante per due ragioni: si celebrano il simbolico avvio della Resistenza valsusina al nazifascismo (1943) e l'altrettanto importante e simbolica giornata di lotta al Tav nota come "La liberazione di Venaus" (2005).

Il giuramento della Garda
8 dicembre. C'era la neve nel 1943. Alla Garda di San Giorio un prete, don Francesco Foglia (don Dinamite), celebrava una funzione e un gruppo di ragazzi e di giovani uomini giurava che avrebbe lottato fino alla morte contro la dittatura nazifascista.
La Resistenza era già cominciata l'8 settembre ma il giuramento della Garda fu un momento fondamentale anche per l'auto-legittimazione della lotta così come per l'organizzazione della stessa.
Garda 2012 - Foto di gruppo
Dalla Liberazione, ogni anno si ricorda quel momento. Se possibile, alla Garda, sul posto, dove ora sorge un parco della Memoria. Quando non è possibile, per via delle condizioni meteo, in piazza del paese.

Ieri mattina, in piazza, c'era ancora uno di quei ragazzi di allora: Ugo Berga, comandante partigiano della 106° Garibaldi, amico e maestro di tutti noi. Il sindaco di San Giorio, Danilo Bar, ha sottolineato come quello non dovesse restare solo un mero momento di celebrazione ma dovesse essere un nuovo impegno per la tutela del territorio, dei beni comuni, dell'uguaglianza e della democrazia. Piero Del Vecchio, oratore ufficiale, ha guardato alle bandiere No Tav e ha detto: «Anche quello è un modo per difendere i beni comuni».

In marcia verso le reti
Alla Garda, ieri, i più avevan già su gli scarponi e lo zaino. Nel pomeriggio era prevista la manifestazione in Clarea. 8 dicembre 2005. C'era la neve anche allora. C'erano 60mila persone (io contavo due perché ero incinta di 7 mesi e mezzo). C'era la polizia a difendere un cantiere indifendibile. C'erano reti che non potevano reggere alla forza di un'intera valle.

Due contro mille
8 dicembre 2012. Un migliaio di persone, colorate e rumorose partono da Giaglione. Fa freddo. Tira vento. Gli scarponi fanno scricchiolare la neve. Sulla mulattiera (che prima del cantiere della Maddalena si percorreva solo per andare in vigna o fare la ferrata) si chiacchiera, si suona, si canta. Ancora una volta sono stati messi i jersey di ferro e cemento a sbarrare la strada, per non far raggiungere il cantiere ai manifestanti. Non stanno su molto. Sono due contro mille.

Il blocco
Al ponte, ci sono le forze dell'ordine schierate. Alberto Perino, Mario Fontana e gli avvocati del Legal team parlamentano con la Digos e il comandante dei carabinieri per riuscire a passare, per arrivare alle reti. Loro sono inamovibili. Dicono che la manifestazione non era autorizzata, che non si può passare. Lo stallo non si supera. Alcuni costruiscono un ponte-diga di legno e arrivano sull'altra sponda del rio lo stesso. Poi tornano indietro. Le reti sono lì a meno di cento metri. Volendo, si passerebbe. Ma forzare la mano avrebbe portato inevitabilmente allo scontro e si preferisce soprassedere.

Il ponte-diga
E' inverno e vien buio presto. Pian piano, le persone ritornano indietro. Essere là era un modo per ribadire ancora una volta il proprio no alla Torino-Lione. Il dispiegamento delle forze dell'ordine è sempre imponente e la domanda che ci si fa è sempre la stessa: ma in questo periodo di crisi val proprio la pena di buttare i soldi così, tra ordine pubblico e opere invise, invece di pensare alla scuola, alla sanità, alla ricerca e al futuro?

La neve illumina il sentiero buio. Non tutti tornano. Alcuni provano un gesto dimostrativo più forte: cercare di tagliare le reti. Gli scarponi dei più non hanno ancora raggiunto Giaglione quando si sentono i botti delle bombe-carta e dei lacrimogeni. Tutti si affrettano verso casa, dove potranno avere notizie più fresche. Le foto e i filmati caricati su internet sono decine. I racconti, altrettanti.

Ma che bella la valle di Susa quando è sereno dopo una nevicata. Mi piange il cuore se penso che la si vuole trasformare in una colata di cemento.


domenica 18 novembre 2012

Violenza, è ora di finirla

Trame impreviste isolano i violenti
Violenza sulle donne e violenza sulla terra. Questo il titolo della due giorni che le DonneInMovimento hanno (abbiamo) organizzato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne tra Bussoleno, Chianocco e Chiomonte. Una due giorni che aveva l'ambizione di essere un'iniziativa di genere nell'ambito della lotta valsusina alla Torino-Lione. Il merito del successo (perché è stato un successo) va a tutte le donne che si sono impegnate in prima persona affinché la manifestazione fosse completa e accogliente: a chi l'ha immaginata, discussa e creata, a chi ha disegnato e dipinto, a chi ha portato in piazza i suoi saperi e le sue professionalità, a chi ha montato ciò che necessitava d'essere montato, a chi ha ospitato le tante donne venute da tutta Italia per partecipare.

Mercoledì sera, apericena veg di autofinanziamento con le prelibatezze di Pat alla Credenza. Prima, un pomeriggio con tante compagne e amiche in cucina a preparare, ridere, confrontarci. Una serata partecipatissima e piacevole, che ha aperto una settimana intensa.

Sabato, le bancarelle tematiche in via Fontan e le donne della valle di Susa protagoniste. Cito chi crea mosaici, chi immagina borse coi vecchi ellepi, chi profuma la casa con le saponette, chi coltiva e chi dà vita a bellissimi capi d'abbigliamento, chi dipinge ma dimentico sicuramente qualcuna. Medea, Re.Fe, Sguardi sui generis fanno informazione. Il tema è importante, d'attualità e ancora tanto tanto sconosciuto.

Tela di Gabriella Geremia
Nel pomeriggio, l'assemblea. Sala consigliare strapiena. Donne che arrivano da Bologna, Roma, Bergamo. Donne che abitano qui. Ognuna con la propria esperienza, con il proprio vissuto e la voglia di approfondire, di condividere. Elina Colongo, del Soccorso violenza sessuale del Sant'Anna, traccia i numeri di un dramma sommerso: 130 femminicidi nel 2011 e 112 ad oggi nel 2012; violenza prima causa di morte per le giovani tra i 15 e i 44 anni; quasi il 25% delle donne ha subito una violenza sessuale tra i 17 e i 77 anni; quasi il 70% degli stupri sono effettuati dal partner; 53 Paesi dell'Onu non riconoscono come reato la violenza consumata nell'ambito del matrimonio; quasi nel 30% dei casi i maltrattamenti sorgono in gravidanza.

Cristiana Albino del Collettivo Medea di Torino lega la violenza sulle donne a quella sulla terra, introduce il tema specifico: «Le donne subiscono violenza e muoiono in quanto donne che dicono no, donne che fanno una scelta autonoma. La chiave, qui come nella vicenda della valle di Susa, sono l'esercizio del potere, il dominio, il senso della proprietà». Chiude Nicoletta Poidimani della Re.Fe con un interessante approfondimento sul mal-sviluppo attraverso i pensieri di Vandana Shiva e le sue lotte.
Il dibattito è aperto da Marzia del gruppo di donne di Giaglione. Poi interventi e ancora interventi per affrontare percorso verso un'indispensabile autodeterminazione.

Le Rivoltelle
Sera. Festa. Birreria Il cotonificio e le grandissime Rivoltelle, rock band calabrese al femminile energica, potente e simpaticissima. Birreria strapiena e tante, tante donne. E' stata una serata assolutamente magica. Il merito va ad Erme che le Rivoltelle le ha volute, proposte e cercate. Un'ora e mezza di spettacolo inarrivabile che ha coinvolto tutte e tutti.

Poche ore di sonno e la manifestazione si chiude alla Maddalena di Chiomonte, attorno alle reti del cantiere Tav. La convocazione delle DonneInMovimento porta in Clarea circa 300 persone. La giornata è bellissima. Il cantiere no. Ognuna e ognuno col suo passo si arriva alle reti, dove si condivide il pranzo. Un giro "turistico" intorno alle reti evidenzia lo scempio del territorio e quella violenza che la due giorni vuole evidenziare. La battitura per l'ormai noto carcerolazo chiude il pomeriggio ma non le iniziative.

Sabato prossimo, 24 novembre, le DonneInMovimento ospiteranno Lidia Menapace, saggista e femminista, che presenterà il suo nuovo libro "...A furor di popolo". Si parlerà ancora di violenza sulla terra da parte del mal-sviluppo e Tav.

Battitura in Clarea

giovedì 15 novembre 2012

La lotta al buio

Lo Stato ci guarda
non proprio con affetto
apparentemente placido ci osserva
ma in fondo, io sospetto
che lo Stato, questo Stato ha paura
altrimenti non si spiega come faccia
a vedere in questa valle in miniatura
questa orribile minaccia.

Mi perdonerà Daniele Silvestri se ho storpiato un poco la sua bellissima Cohiba per introdurre una mia riflessione. Da due giorni, la valle di Susa è nuovamente teatro di scontri tra Stato e cittadini (cosa che va a sommarsi alle proteste di lavoratori e studenti in tutta Italia). E' inverno e vien buio presto ma la lotta al buio non è certo il buio di questa lotta No Tav.

Traduerivi
Le trivelle (si badi, atte a effettuare solo alcuni carotaggi geognostici e non certo "buchi" tra Italia e Francia) sono arrivate martedì notte. Alle due e mezza. Scortate da centinaia e centinaia di agenti delle forze dell'ordine. Lo ripeto sovente ma credo che, chi non è venuto in valle di Susa almeno una volta, stenti a determinare l'entità del dispiegamento di uomini e mezzi tra carabinieri, polizia, cacciatori di Sardegna e chi più ne ha più ne metta che quotidianamente circolano su questo territorio. Le trivelle, scortatissime, sono state piazzate a Susa e più precisamente in località San Giuliano e Traduerivi.

Il movimento No Tav si è autoconvocato in meno di un giorno. Martedì pomeriggio, prima manifestazione. Cinquecento persone al presidio, un po' meno in corteo. Dietro lo striscione portato dalle donne del movimento, i cittadini della valle di Susa. Il corteo arriva a Traduerivi. Centinaia gli agenti in assetto antisommossa. Il corteo si sparge per le vigne, attraversa Traduerivi e il grosso degli agenti si muove, lo accoglie al prossimo sbocco. Nelle vigne è buio ma l'aria è pregna della luce blu dei lampeggianti, dei fari sparati verso il buio, dell'inverno surreale della valle di Susa. Scoppia qualche petardo ma tutto è tranquillo. I manifestanti rientrano. Un brutto episodio coinvolge un gruppo di ragazzi e un paio di agenti della stradale. Quando la tensione è alta, può succedere anche questo.

Corteo
Il traffico è bloccato, in parte dai manifestanti e in parte dalle forze dell'ordine. La coda di Tir arriva fino a Bussoleno. In tarda serata la protesta si sposta al Vernetto di Chianocco. Ancora blocchi. E poi barricate sull'autostrada a cui viene dato fuoco e protesta fino a tarda notte.

Ieri sera, i manifestanti ritornano a Susa ma questa volta vanno verso i jersey e il tentativo di buttarli giù (si tratta comunque di un centinaio di persone contrapposte a tanto "esercito") si risolve con un fitto lancio di lacrimogeni. Il gas penalizza poco chi è al centro dello scontro. Più che altro l'aria lo tira verso San Giuliano e avvolge i suoi residenti (che non sono molto contenti). E poi, ancora protesta fino a notte.

Questa la cronaca di due giorni che non sono ancora finiti, perché il movimento No Tav ha annunciato mobilitazioni fino a domenica, quando in Clarea si svolgerà la marcia indetta dalle DonneInMovimento.

Al di là della cronaca, mi chiedo come si possa pensare di portare avanti un'opera pubblica in questo modo, che la si condivida oppure no, tra manganellate, lacrimogeni e centinaia di milioni di euro per l'ordine pubblico in un momento di crisi pesantissima e di tagli su qualsivoglia settore sociale.

Io mi chiedo se qui, ora, la posta in gioco non sia più un treno che (palesemente) non ha ragione di essere (per portare velocemente cosa e chi, dove? tutto stagna da anni) ma la credibilità e la capacità dello Stato di imporre un'opera invisa. La posta in gioco potrebbe essere un esempio.

domenica 28 ottobre 2012

Un posto in prima fila


La fila per comprare un posto in prima fila
Nevica in valle di Susa. Una nevicata eccezionale che arriva "fuori stagione". Sono decine i valsusini (ma non solo) in fila ad aspettare il proprio turno per poter comprare il proprio posto in prima fila. Quarta tranche: 2000mq circa di terreno a San Giuliano di Susa (dove dovrebbe sorgere la stazione internazionale) e 1500mq circa di terreno a Chiomonte, in Clarea, nell'occhio del ciclone. Nevica e fa freddo ma le persone chiacchierano, ordinatamente in fila indiana, e ingannano il tempo che scorre lento.
Sono 1175 i No Tav che hanno voluto esserci per essere in prima fila quando sarà il momento. 1064 firmeranno oggi. Gli altri lo hanno già fatto. Il più lontano viene da Empoli. Un atto semplice, 20 euro e una firma. L'iniziativa era nata con lo scopo di complicare le procedure di esproprio da parte dei promotori della Torino-Lione e per poter essere, legittimamente, sul posto durante le procedure preliminari all'esproprio, come la verifica della consistenza dei terreni. Era successo a Chiomonte, quando i proprietari del terreno espropriato (ma già recintato e, di fatto, parte del cantiere) erano entrati nel "fortino" ad accompagnare i tecnici per le verifiche suddette.

La polentata

Al "Presidio internazionale", i comitati anti-Tav e gli attivisti lavorano perché ci siano generi di sussistenza per tutti, per affrontare il freddo e l'attesa. Sotto un tendone i tavoli, per mangiare, e fuori due paioli di polenta, panini, dolci, the caldo, caffé. Etinomia ha portato i banchetti a chilometri zero dei suoi aderenti così, mentre aspetti, puoi anche comprare due cose per la cena o per fare un bel dolce alle mele una volta arrivati a casa.
Un pupazzo di gommapiuma rappresentante la sindaca di Susa, Gemma Amprino, attende i firmatari sulla porta. Opera di Piero Gilardi, come le tante altre creazioni che fanno capolino alle manifestazioni o nei presidi anti Tav sparsi per la valle.

Oggi, il Movimento No Tav compra il suo quarto posto in prima fila. La lotta alla Torino-Lione prosegue. E non sarà certo un'inaspettata nevicata "fuori stagione" a fermarla.


Pupazzo di Gilardi
La coda sotto la neve
Mario Fontana esibisce l'ultimo modello di felpa made in Comitato No Tav Susa-Mompantero

sabato 29 settembre 2012

Lotta e fango

Pioggia. Fango. Scarponi, che marciano a centinaia, incuranti del brutto tempo. Fieri. Sono fieri quegli scarponi perché trasportano un'idea che nessuno può dire sbagliata: l'amore per la propria terra. Pioveva oggi, che dio la mandava. La valle di Susa è tornata a marciare da Giaglione a Chiomonte, fino a quelle reti  alte e ostili che non appartengono a nessun altro cantiere. Reti nel cemento, attorniate di filo spinato.

Il cantiere Tav della Maddalena
Sembra una valle come le altre la Clarea (o quasi, perché abbruttita già dall'autostrada) finché non arrivi lì. Poi, sembra di essere catapultati chissà dove, su chissà quale fronte. E' difficile crederlo finché non lo vedi.

Gli scarponi attraversano le borgate, si immergono nel fango, camminano sulla mulattiera. Le reti sono lì, guardate a vista da centinaia di agenti. I cori. «La Valsusa non vi vuole». Gli interventi. Luca che torna accanto al traliccio da cui è caduto a febbraio e lui è una roccia, che solo si può immaginare l'emozione di affrontare il proprio demone. Lui parla e sembra che non l'abbia mai fatto quel volo, che non sia mai stato folgorato, che non sia mai uscito vivo da una situazione che grida al miracolo ed è più facile per chi crede in dio.

Il taglio simbolico delle reti
Luca parla e poi con le tronchesi si avvicina alle reti, ne fa saltare qualche piccolo punto. E' simbolico. Intorno non ci sono altre tronchesi. Lui sorride. Sorrido anche io. Non so come riesca ad essere sempre così incredibilmente se stesso. C'è solo gente, la valle di Susa, le persone che il mattino trovi dal panettiere a comprare le rosette.
Non viene concesso neanche il gesto. Arriva il camion dell'idrante dentro e punta verso i cancelli, verso quelle reti battute dai manifestanti con pietre e bastoni. Il carcerolazo. Si dica che è reato. Fastidio lo dà ma non è reato. Parte l'idrante ma la gente è già bagnata fradicia dalla pioggia. Non fosse che è una giornata autunnale e fa buio subito, un po' ci sarebbe da arrabbiarsi. Perché era solo un gesto. Non portava con sé nessun altra intenzione.

La valle di Susa è come quegli scarponi. E' fiera. Io sono foresta ma ho amato questo posto dal giorno che vi ho messo piede. A un amico una volta dicevo che non conosco la ragione per la quale chi abita qui o chi ci viene a stare si attacca così alla terra. Lui mi rispose: «E' bella. Se abitassi nei palazzoni di borgo Dora non ti verrebbe da amare la tua terra». Forse è solo questo. Forse no. Forse le semplificazioni non colgono le sfaccettature.

Si torna. L'idrante rientra. La pioggia riprende a buttare che dio la manda. Intorno comincia l'autunno con la policromia che solo una vigna sa descrivere appieno. Qualcuno chiude l'ombrello e si lascia piovere addosso. Qualcuno torna portandosi a casa dieci centimetri di filo spinato israeliano. Per ricordo.

Lotta e fango in valle di Susa