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domenica 5 ottobre 2014

Come si fa l'antimafia.

Sono passate due settimane dalla visita in valle di Susa di Gaetano Alessi, giornalista e scrittore antimafia che ha presentato, sia alla libreria "La città del sole" di Bussoleno che al Caffè Basaglia di Torino, il suo libro "Le eredità di Vittoria Giunti". Volevo scrivere prima questo post ma spesso mi accade di essere travolta dalla vita e di non trovare il tempo per riordinare i pensieri. Tuttavia, visto che l'impegno di Gaetano è continuo e quotodiano, questa mia riflessione non è del tutto fuori tempo.

Gaetano è arrivato un venerdì pomeriggio in valle di Susa. La libreria non era gremita come avremmo voluto ma, volendo guardare il lato positivo della cosa, questo ci ha permesso di instaurare con lui una conversazione più diretta, molto interessante.

Siamo partiti dal libro, che non sto a raccontarvi di nuovo, e dal parlar di Resistenza. Il passato ha lasciato presto spazio al presente e alla impari lotta di un gruppo di ragazzi di Raffadali (nel cuore della Sicilia) contro una mafia talmente grande, radicata e presente che può far accadere cose che a noi sembrano impossibili. Per esempio, può far accadere che tutto un gruppo dirigenziale di sinistra, legato al Pci, improvvisamente migri tra le file del centrodestra e sostenga un mafioso dichiarato. Può far accadere che le persone che cercano di opporsi siano dapprima isolate, poi minacciate, poi ne venga minacciata la famiglia, poi ancora licenziate e in qualche caso diventino vittime di pesanti atti di vandalismo o di aggressioni.

Come si comincia a fare antimafia sul serio, Gaetano ce lo spiega con chiarezza. "Non è che basti dire o scrivere quello è un mafioso, perchè lo sanno tutti, o la mafia è una montagna di merda. Per dare fastidio alla mafia bisogna toccarla sugli interessi. Così ci siamo infiati negli uffici tecnici e siccome il male è davvero banale, nell'arco di tre anni gli abbiamo fatto saltare affari per diversi milioni di euro. E loro hanno cominciato a farci saltare le auto".

E quando ti succede che fai? "Hai due strade. Puoi denunciare ma sai già che in qualche modo ti bruci e che non potrai continuare a fare quello che fai. Oppure fai finta che non sia accaduto nulla". 

Ora, a dirla così, per noi che la mafia ce la immaginiamo come la macchietta folkloristica che hanno voluto inculcarci, sembra una roba facile. Ma non è facile per chi non può dormire due volte nello stesso luogo, per chi rischia di essere gambizzato ogni volta che esce per strada, per colui che teme di aver perso ogni appoggio, ogni solidarietà da tutte le persone con cui è cresciuto. Non è facile se il nemico è uno che si può permettere di dire allo Stato: se mi fai rientrare nell'amnistia ti saldo il debito pubblico italiano. Il debito pubblico italiano. Solo per dare una vaga idea dell'immensa mole di denaro a disposizione della mafia. Una mole di denaro in grado di comprare qualsiasi cosa ma, per fortuna, non chiunque.
"Vittoria ci diceva: vincerete perchè le idee buone non possono essere sconfitte".

L'antimafia vera, ci dice Gaetano, si fa scrivendo nomi e cognomi. L'antimafia si fa al nord come al sud, andando a toccare gli interessi. Facciamo degli esempi? "La prima cosa è chiedere ai Comuni di organizzare i propri regolamenti interni affinchè non si possano più fare gare al massimo ribasso. Perchè i soldi non sono un problema per chi deve solo riciclarli. È una cosa possibile e ci sono già dei precedenti. Per esempio Ravenna, Reggello e Campegile". 

Un'altra grande lotta Gaetano e gli altri ragazzi la stanno combattendo contro il gioco d'azzardo. Piccoli passi. Impedire che attraverso il wifi comunale si possa giocare d'azzardo sui dispositivi mobili oppure rendere non conveniente alle sale da gioco il restare su un territorio, negando loro spazi pubblicitari e via dicendo. "Lo Stato oggi spende di più per curare i ludopatici che i tossicodipendenti. Noi cerchiamo di convincere i Comuni a fare delibere specifiche. È difficile ma a volte si riesce".

Gaetano è rimasto con noi due giorni. C'era sempre qualcosa che non sapevo e che avrei voluto raccontasse e dettagliasse e ci insegnasse. E lui mi diceva: perchè questa cosa ti stupisce? Per me è poco più che una nota di colore. E io che pensavo, non sono stupita... trovo tutto questo agghiacciante.

Trovo agghiacciante che ci sia ancora gente che pensa che la mafia al nord non esista. Trovo agghiacciante che ci siano ancora persone che si fanno comprare come bestie al mercato anche se fino al giorno prima si vantavano d'essere i depositari dell'etica. Trovo agghiacciante che ci siano ancora persone che nel nome del denaro - mascherato da libertà di scelta - sacrificano famiglie, generazioni. Trovo agghiacciante aver comperato e dormito, senza saperlo, su un materasso che ha certamente aiutato la mafia a riciclare qualche euro. Perché certe cose dovrebbero essere scritte tutti i giorni su tutti i quotidiani. Trovo agghiacciante che quando si parla di antimafia ci siano sei persone in platea e quando invece arriva il tronista di turno si riempano le piazze.

Non so Gaetano dove trovi tanta forza, resistenza e speranza. Vorrei averne almeno la metà.

Ora vi do tutti i link del caso. Leggete quello che scrivono i ragazzi di AdEst. Leggete quello che scrive Gaetano. Lasciate perdere tutti i miei deliri. Informatevi. Cliccate sul Blog di AdEst o sulla pagina Fb di Gaetano Alessi

Ah, giusto per informazione, Gaetano ha appena finito di scrivere un libro che si intitola Periferie e che parla anche della lotta della Valsusa alla Torino-Lione. Spero vorrà tornare in valle per presentarlo.





sabato 8 febbraio 2014

Sochi e la coscienza collettiva


Il gruppo di atleti tedeschi
Foto: whitelines.com
L'Italia sfila in blu navy, tendente al nero. Il colore scuro sfina. La Germania con i colori arcobaleno contro l'omofobia. Letta va in Russia - anche se non tanto e come lo faceva Berlusconi - mentre la Merkel se ne sta a casa. Olimpiadi di Sochi, 2014. La chiave sta lì, anche in quei colori. 
Due popoli diversi. Uno che pare aver imparato dalla Storia e uno che... con la storia non si mettono i tagliolini al tartufo in tavola e non si trova un impiego alle Poste ai figli e non si va a sciare a Cortina quindi non serve a niente. Un popolo che, con fatica, governa una crisi, e uno che non solo non sa cosa vuol dire governare (e non solo la crisi) ma che si ostina a comportarsi come negli anni '60 pensando che sia rimasto tutto uguale.
Il gruppo di atleti italiani
Foto: www.myluxury.it



Noi possiamo pensare che con il Tav questo non c'entri nulla e invece c'entra. Un Paese composto di persone arretrate, legate all'aspetto barbaro del cattolicesimo, al fascismo e al patriarcato, non potrà che eleggere persone che quel modello rappresentano. Eletti che faranno gli interessi dei loro elettori punendo i gay perché anormali, i migranti in quanto diversi (e criminali a prescindere), chi lotta per la conservazione della terra in quanto retrograda.

Sochi e il Tav c'entrano. Letta, il nostro premier sostenitore delle grandi opere che ci porteranno nuovo splendore, progresso e meraviglie inenarrabili, va in Russia dopo che tutti i capi di Stato europei avevano garbatamente rifiutato con scuse più o meno credibili. Ma è chiaro che il punto è quello: non sai cosa sono democrazia e diritti umani - e le Pussy Riot ne sanno qualcosa più di noi - e io da te a vedere la tua arena con i leoni non ci vengo. Mi sembra il minimo. E l'italiano cosa fa? Niente. Tanto le olimpiadi invernali sono per i perdenti. Il calcio sì che conta. Letta avesse detto "non partecipiamo ai mondiali" ci sarebbe stata la rivoluzione.

Sochi e il Tav - e un sacco d'altre cose - c'entrano. Perché, oggi, condannano tre valsusini (Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair) a pagare 215mila euro di multa - mal contati - per aver impedito un sondaggio che, oltretutto, si è rivelato inutile e cercano di mettere in galera persone che hanno violato simbolicamente un sigillo (ricordiamo che la baita è stata annessa senza problemi all'interno dell'area cantiere) e lasciano in cella ragazzini presi con cinque canne in auto, mentre buttano fuori con lo svuota-carceri criminali ben peggiori, soprattutto se colpevoli di crimini contro il patrimonio dello Stato. Tanto, i soldi sono i nostri.

Sochi e il Tav c'entrano perché in tutto il mondo si sta sviluppando una nuova coscienza collettiva che non vede bene lo sperpero di denaro, che pensa che la terra sia la risorsa primaria per la sopravvivenza di noi tutti e che ritiene giusto che ciascun essere umano viva la sua vita senza essere discriminato.
Un giorno, una persona che conosco mi ha detto: dovremmo lasciarglielo fare il Tav perché tutti vedano lo scempio e capiscano che benefici non ce ne saranno. Se non avessimo un futuro, figli, nipoti e speranza, forse, sarebbe persino ragionevole. Ma noi abbiamo ancora tutto questo ed è un prezzo un po' alto da pagare per poi poter dire che avevamo ragione. Vale per il Tav e vale per i diritti umani.


La campagna di raccolta fondi per aiutare i tre attivisti condannati a pagare la multa a Ltf non si ferma:

PER DONAZIONI VIA BONIFICO BANCARIO:
c/c BANCOPOSTA n. 1004906838
intestato a DAVY PIETRO CEBRARI MARIA CHIARA
IBAN IT22L0760101000001004906838
BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

PER DONAZIONI VIA PAYPAL:
Pulsante in alto a destra sul sito http://www.laboratoriocivico.org/


lunedì 11 novembre 2013

Ddl sul femminicidio e Donne No Tav

Sabato pomeriggio le Donne No Tav sono tornate a riunirsi in assemblea a Bussoleno e, in vista del 25 novembre (giornata mondiale contro la violenza sulle donne) e delle iniziative che si terranno in quell'occasione anche in valle di Susa, hanno approfondito il tema del Ddl sul femminicidio emanato recentemente dal governo. Un ddl assolutamente inadeguato e strumentale, che inserisce tra le norme anche nuove determinazioni estremamente punitive e repressive in merito alla protezione civile e ai siti di interesse strategico - come il cantiere della Maddalena di Chiomonte.

La riunione è nata dal desiderio espresso da un gruppo di donne che frequentano la valle di Susa (molte delle quali fanno parte di Refe e Medea), per continuare il discorso iniziato l'anno scorso sempre in occasione del 25 novembre sul tema "Violenza contro le donne e violenza contro la terra".
Elina Colongo, del Soccorso violenza sessuale del Sant'Anna ha fatto una breve introduzione sul decreto commentando che «è solo uno specchietto per le allodole per inasprire o introdurre misure punitive in tema di protezione civile». «E' una legge che usa strumentalmente il corpo delle donne e che non da' le risposte che dovrebbe» ha aggiunto.

Tra i punti considerati inadeguati, per molte ragione ma soprattutto perché si tratta di una risposta esclusivamente repressiva in situazioni molto delicate (senza il dovuto sostegno alle donne vittime di violenza) ci sono: l'aumento delle pene se il maltrattamento si svolge all'interno della coppia e in presenza di minori: l'aumento delle aggravanti in caso di stalking se commesso dal coniuge/convivente con strumenti informatici nonché l'aumento delle pene in caso di violenza su donna gravida da parte del coniuge/convivente/ex coniuge (il 25% delle violenze in famiglia cominciano in gravidanza). Uno dei problemi del ddl è che c'è un riconoscimento della violenza solo quando la donna è madre o moglie/convivente o comunque all'interno della famiglia classica uomo-donna-figli.

Introdotta anche l'irrevocabilità della querela in caso di minacce gravi. «L'irrevocabilità è un'arma a doppio taglio - ha spiegato la Colongo - sembra impedire che la donna sia sottoposta a ricatti o pressioni per ritirarla ma le donne che subiscono violenza e maltrattamenti protratti nel tempo sono spesso indecise - non solo per motivi materiali di indipendenza economica - quindi sono più spaventate a sporgere querela. Questa irrevocabilità porterà a un aumento del silenzio?

Tra le norme del ddl considerate positive ci sono invece: la concessione del permesso di soggiorno per motivi di protezione: la possibilità di gratuito patrocinio e l'assicurazione di dare costante informazione alle parti offese dell'iter processuale con notifica e non solo con comunicazione. (Es. la revoca di domiciliari o carcere non veniva comunicato alla parte offesa)

La seconda parte dell'incontro è stato dedicato alla valle di Susa e alla violenza sulle donne in particolare sul nostro territorio. «Ricontriamo una difficoltà delle donne in generale a prendere in mano alcune questioni e portarle avanti - ha detto Ermelinda - A volte sentiamo che ci sono anche resistenze da parte delle donne ad avvicinarsi ai temi di genere. La violenza sulle donne, in particolare, dovrebbe essere più un tema maschile che femminile visto che sono gli uomini che agiscono la violenza. Questo non è un argomento accessorio. Immaginiamo e cerchiamo di reagire ma in maniera non patriarcale o maschile come molte donne fanno». «E' sbagliato dover assomigliare a un uomo per potersi affermare - ha aggiunto Luana - Spesso nei luoghi di lavoro non c'è alcuna solidarietà tra donne. Bisogna trovare una modalità diversa. La parità significa che io possa accedere alle situazioni con le mie specificità di donna». E ancora, Chiara: «Occorre continuare su questo fronte, con incontri e stringendo rapporti perché, alle donne, gli spazi spesso mancano. E' necessario lottare insieme per rivendicarsi spazi di autonomia».

Il prossimo appuntamento con le Donne No Tav è previsto per lunedì 25 novembre, con l'apericena di autofinanziamento presso la Credenza di Bussoleno seguito da una performance teatrale. Nel fine settimana che seguirà ci saranno ancora iniziative e approfondimenti, sempre a Bussoleno.

sabato 13 aprile 2013

Emergenza democratica in val Susa?

Domani sarò qui ad ascoltare con l'Anpi Bussoleno. 

Vi terrò informati, se riesco, in tempo reale.


H 10
Cominciamo con l'introduzione dell'ANPI Grugliasco. Il tema è il Tav visto dalle sezioni ANPI. Un tema che l'associazione nelle sue dirigenze provinciali, regionali e nazionali ritiene di "non competenza" ma che, invece, parte della base non solo ritiene di competenza ma anche prioritario. Fulvio Grandinetti (ANPI Grugliasco) ha aperto la giornata di lavori ricordando la Costituzione nata dalla Resistenza e con la proiezione di un video muto che illustra lo stato dei lavori al cantiere Tav della Maddalena a fine 2012.

H 10,30
Salgono sul palco i relatori: Ugo Berga, partigiano e commissario politico della 106esima Garibaldi, Mario Solara ANPI Bussoleno, Claudio Giorno (storico del movimento anti-Tav) e Sandro Plano, presidente della Comunità montana valle Susa.
Berga ricorda il grugliaschese don Caustico, fucilato con altri 67 antifascisti il 30 aprile 1945.
"La Resistenza era fatta di due componenti: quella spontanea della popolazione e quella politica, entrambe volte a rovesciare il regime fascista - ha detto Berga - Noi siamo molto fieri della Resistenza italiana ma la nostra resistenza è nata molto tardi rispetto ad altri Paesi in cui si lottava già da due o tre anni. Alcuni dei no Tav dicono siamo i nuovi partigiani e il parallelismo in effetti c'è. La nascita del movimento è popolare anche se non c'è un movimento politico che lo anima. Tutti i partiti, con pochissime eccezioni, si sono schierati a favore del Tav. Sono tutti per la democrazia e per il popolo sovrano ma quando poi il popolo sovrano contesta qualcosa allora il popolo sovrano è già meno sovrano".

Grandinetti chiede a Ugo se è preoccupato per il futuro. "Ci sono ragazzi di 25 o 30 anni precari e senza futuro, con lavori saltuari. Vivono con l'aiuto dei genitori o dei nonni. Ma quando avranno 45 o 50 anni e non avranno niente cosa succederà?" risponde il partigiano.

Prima di proseguire si proietta un filmato della Rai (servizio de L'ultima parola) in cui si dice che l'ordine pubblico per il cantiere Tav costa 90mila euro al giorno.

Claudio Giorno: "Per il 25 aprile sarò a Marzabotto dove là esiste medesima polemica nata qua: si può paragonare la Resistenza al movimento No Tav in Val di Susa? Quando abbiamo cominciato la lotta contro il Tav pensavamo che saremmo rimasti quattro gatti perché si prospettava una lotta titanica contro interessi giganteschi e contro la mafia che dei grandi cantieri si nutre. Per noi era importante testimoniare in valle di Susa per queste ragioni e anche perché in un posto come il Piemonte e la valle di Susa è necessario parlare di mafia e di criminalità organizzata e della matrice di tante opere inutili e imposte. Se qualcuno ancora oggi pensa che la nostra sia la lotta contro un treno o contro il progresso o non ha capito niente o è in malafede".

Ancora un video. L'irruzione violenta delle forze dell'ordine in un bar del Vernetto di Chianocco contro i manifestanti durante le manifestazioni no Tav del febbraio 2012 -YouReporter-
Introduce il tema della repressione violenta del dissenso.

Grandinetti: "Dopo il 2005 non si può dire che non esista un'emergenza democratica in Val Susa. È chiaro che l'ANPI non si occupa di treni ma qui il tema non è il treno ma i diritti dei cittadini e l'ANPI non può prendere posizione. L'ANPI non è No Tav o Si Tav ma è si Costituzione".

Mario Solara: "L'Anpi Bussoleno, ma non solo, sostiene questa posizione anche perché nel 2005 sono stati gli stessi partigiani a partecipare con noi alle manifestazioni popolari, perché abbiamo scelto da che parte stare, perché ricondurre tutto alla volontà di fare un treno è ingiusto e fuorviante. In questo momento di crisi, ripensare alla tipologia di investimenti ci sembra opportuno e poi, soprattutto, ci siamo schierati per la gestione dell'ordine pubblico e per la repressione pesante in ogni occasione in cui c'è una qualsivoglia forma di protesta. Non si può pensare di portare avanti un'opera pubblica in questo modo".

Sandro Plano per le istituzioni: "Stiamo vivendo un momento di totale idiozia politica e sociale. La valle di Susa tante volte è stata udita ma mai ascoltati. Siamo in torto dal punto di vista della democrazia, dunque, essendo minoranza ma io credo che, visto lo sfacelo della attuale politica, dove ci sono inquisiti e condannati e dove si vota che Ruby è la nipote di Mubarak, siamo nel giusto. Quando mancano gli argomenti di ricorre alla polizia e alla magistratura e nel nostro caso è lapalissiano. Io sono iscritto a un partito che ha tentato più volte di espellermi e che fa diversi pesi e diverse misure a seconda degli iscritti. Avere la maggioranza non vuol dire avere la verità in tasca. Qualche senatore continua a fare pericolosissimi accostamenti tra no Tav e terrorismo. C'è una differenza enorme. Terrorismo vuol dire aspettare qualcuno dietro un angolo, sparargli e scappare. I nostri ragazzi protestano a volto più o meno scoperto ma non fanno cose del genere".

H 12
Cambio relatori. Sul palco: Giacomo Gorgellini ANPI Nizza-Lingotto, Gianna De Masi, Mariangela Rosolen, Mauro Marinari (sindaco di Rivalta di Troino).

Gorgellini: "La nostra sezione aderisce con appelli e militanza alla lotta No Tav proprio basandosi sulla Costituzione perché crediamo che questa emergenza democratica sia reale e l'abbiamo vissuta anche sulla nostra pelle".

Marinari: "Noi siamo un'esperienza civica e non dobbiamo seguire la linea di nessun partito. Questo ci permette la libertà di essere vicini ai nostri cittadini, di tutelare il paesaggio e di contrastare eventuali scelte non condivise e calate dall'alto. Portiamo avanti i nostri principi, valori e obiettivi tra cui la lotta al Tav poiché richiama un modello di sviluppo perdente e crescista a tutti i costi che a noi non interessa. La Resistenza ci ha lasciato un'eredità importante che occorre recuperare per lasciarla alle giovani generazioni".

H 12,45
Si parla di acqua pubblica, anche partendo dal rischio delle falde in valle di Susa, poiché anche la battaglia per l'acqua pubblica c'entra con la democrazia.

Giunti: "Quella che viene attuata adesso, contro la cultura, l'istruzione e l'ambiente non è una politica miope. È una politica che ci vuole schiavi e non esseri pensanti e liberi. È dunque una politica lungimirante ma sbagliata". Giunti chiude citando un articolo che la Costituzione non ha ma su cui la Costituente ha lungamente dibattuto: "La resistenza individuale e collettiva, agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino. Giuseppe Dossetti. Proposta di articolo 3".

giovedì 4 aprile 2013

Vivere sotto occupazione

Lisa, Fabrizio e Sami in biblioteca a Bruzolo
Ieri sera, in biblioteca a Bruzolo, la protagonista è stata la Palestina, vista e raccontata da due meanesi, Lisa Ariemma e Fabrizio Arietti, che hanno passato sette giorni in questa terra affascinante e complicata. E' stata una serata molto interessante, non solo per chi aveva già un'idea generale di quale fosse la situazione.

Occupazione. E' difficile, da qui, rendersi conto di cosa possa significare vivere in perenne occupazione. Foto e filmati aiutano a capire ma Sami Hallac del Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Torino, anche lui ospite ieri sera della Pro loco, consiglia un viaggio - anche turistico, beninteso - nei territori occupati. Solo così, spiega, si arriva a capire.

Lisa e Fabrizio hanno fatto esattamente questo. Sono partiti e sono stati sei giorni in Palestina, tornando indietro con splendide foto e un'esperienza umana, a loro detta, meravigliosa.

Occupazione. Violazione ai principali diritti umani. Non potersi muovere, andare dove si vuole, non avere diritto neppure di una propria casa poiché se gli israeliani vogliono raderla al suolo e prendersi quel terreno semplicemente lo fanno. «Siamo tornati a casa con una missione - raccontano Lisa e Fabrizio - Dare una mano e far capire cosa succede laggiù. Occupazione vuole dire che nella tua città non ti puoi muovere come vuoi ma devi chiedere il permesso anche semplicemente per andare dal dottore, per comprare il pane. Occupazione vuol dire morire di parto per la strada perchè non ti è permesso raggiungere l'ospedale. Occupazione vuol dire che la tua vita non vale nulla. Occupazione vuol dire vivere a dieci minuti dal mare senza averlo mai visto o che da domani, forse, casa tua diventerà di qualcun altro. Occupazione sono le code interminabili ai check-point sperando che il soldato sia di buonumore».

Sono tantissimi i volontari di ogni nazione del mondo che vanno in Palestina per cercare di aiutare. C'è chi fa da scudo umani tra i palestinesi e i coloni, chi accompagna bimbi palestinesi a scuola perché diversamente non potrebbero andarci, chi manifesta con i palestinesi perché questa situazione diventi di dominio pubblico.

A Hebron sono 400 i coloni contro 180mila cittadini palestinesi. Ci sono 2000 militari solo per difendere queste 400 persone. I check point sono ovunque: 500 sono fissi oltre a 100 mobili, anche nelle zone interamente palestinesi. La moschea di Abramo è divisa a metà da un muro. Ci sono due ingressi separati, da una parte entrano gli israeliani e dall'altra i palestinesi. All'ingresso ci sono i metal detector.

«Gli insediamenti israeliani sono fatti a macchia di leopardo cercando di frammentare la presenza palestinese - spiega Sami - Israeliani e palestinesi hanno una rete di strade separate. E' tutto separato. Se uno vuole può andare in Israele senza incontrare neanche un palestinese». Tra le azioni che palestinesi e attivisti internazionali fanno per cercare di sensibilizzare il mondo sulla tragica situazione che si vive nei territori occupati ci sono proprio le "incursioni" sulle strade israeliane. «Ma il pericolo maggiore è rappresentato dai coloni civili - dice Sami - che si sentono autorizzati anche a prenderti sotto». La settimana che sono stati in Palestina Lisa e Fabrizio è stato investito un ragazzo americano, per fortuna senza gravi conseguenze. «Se fosse morto non sarebbe successo nulla» precisa Lisa.

Tante esperienze per un frammento di ingiustizia grande come il mondo. 

Da vedere assolutamente, un film "5 broken cameras"
In questo link una recensione: