sabato 6 aprile 2019

#270 Te lo ricordi Z?

Il problema di scrivere un blog ogni sera è riassunto nel fatto che quando mi siedo per scrivere gran parte delle riflessioni che ho fatto nella giornata, esse sono svanite.
Dovrei avere un registratore per scriverle quando mi vengono. E anche un software che, data la registrazione, la trasforma in un testo.
Perché mettiamo che io faccia, in tutto, venti minuti di riflessioni. Esse si trasformano in un milione di righe. Nessuno ha voglia, se non per masochismo,  di leggere un testo che nella testa si trasforma in venti minuti di parlato.
La mia lotta contro coloro che non hanno il dono della sintesi ha attraversato tutta la mia vita. Ci sono persone che per sviluppare un concetto semplice (è successo A dunque B) ci mettono mille mila minuti, aprendo una serie infinita di parentesi la maggior parte delle quali non solo completamente inutili ad argomentare il concetto ma, spesso, inutili in assoluto.
Mia mamma è così. Comincia a dirmi una cosa e per ogni soggetto, verbo o complemento oggetto apre settecento parentesi.

Provo a fare un esempio. Concetto da dire: oggi ho visto X, ti saluta.
Sviluppo: Sai chi ho visto oggi? X! Erano mesi che non lo vedevo perché ha avuto un problema di salute, non grave per carità, capita a una certa età. Tra l'altro la stessa cosa era già accaduta a Z e se l'era cavata con una terapia. Te lo ricordi Z? No? Ma sì, dai, eri piccola ma era il marito/moglie di W, che ti portava sempre la caramella alla menta quando veniva a trovarci. Adesso che ci penso a te non è mai piaciuta la menta. Ma se vieni a pranzo domani ti faccio la peperonata che ne sei sempre stata ghiotta. O non ti piace più? Ah, meno male. Comunque, alla fine Z è morto. Te l'avevo detto? Non importa se non te lo ricordi ma non è morto di quella patologia. Era anziano/a. Tra l'altro quando vado dal medico è sempre pieno di anziani. Ah, devi andare? Comunque X ti saluta.

Mamma a parte, cui voglio bene a prescindere dalla difficoltà di comprendere dove vuole arrivare nelle conversazioni, io amo chi ha il meraviglioso dono della sintesi. Ma, soprattutto, amo chi lo sa usare.

venerdì 5 aprile 2019

#271 Aprile dolce dormire

Sarà che è la prima settimana di ora legale ma io ho vissuto sei giorni di sonno perenne.
Poi, non so a voi, ma a me questa cosa che il mattino ci sono 8 gradi, il pomeriggio 24 e la sera 15 mi sballa completamente. Ho grandi difficoltà a non crollare addormentata su qualsiasi cosa sia a malapena morbido.
Aprile dolce dormire.
Riuscendoci.
Invece niente. Non c'è mai pace neanche il fine settimana.
Passerà.

Ieri sera ho cominciato a vedere Mindhunter su Netflix. Il primo episodio non è stato particolarmente accattivante ma ho deciso di dare alla serie almeno quattro episodi per conquistarmi. Il secondo dovrò rivederlo perché prima della metà mi sono addormentata.
E' andata bene che mi sono svegliata per caso a una certa ora. 
Mi sono trascinata dal divano al letto e ho pensato: "Adesso ci metterò un'ora a riaddormentarmi". Non credo di aver finito il pensiero che già dormivo. 
Potrei esportare melatonina. Forse ne ho troppa.
Mi fa dormire persino Sgarbi a Otto e mezzo. Di solito mi fa irritare come le ortiche. Invece stasera mi mette sonno. Se mi mettessero sonno anche Salvini e la Santanché sarei al livello coma vegetativo.

Vabbè, vado a buttarmi sul divano. Chissà tra quanti minuti starò russando.

giovedì 4 aprile 2019

#272 Il tono delle parole

Stasera avrei bisogno di uno sfogo.
Avrei bisogno di poter dire le cose senza filtri.
Avete presente lo sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo quando dicono ad Aldo che ha la ghiaia nel cervello e tutto quello che pensa arriva alla bocca direttamente? Ecco. Stasera vorrei avere la ghiaia a fare da setaccio ai pensieri.
Già normalmente sono una che non la racconta troppo. Insomma, quello che devo dire lo dico. Sostanzialmente a chiunque. Magari ci costruisco su un giro di parole perché non sembri tanto diretto. Magari metto mano a tutti i sinonimi che mi vengono in mente e, perché no, alle metafore. Però, insomma, sono piuttosto comprensibile. Io credo.
Oggi vorrei avere la maledizione di dire alle persone quello che penso senza i filtri del linguaggio. Perché è una maledizione. Le persone, in linea di massima, non vogliono sentirsi dire ciò che pensi davvero. Hanno bisogno di essere sostenute, rassicurate. La maggior parte delle persone non dialoga per avere una nostra opinione. Parla perché ha bisogno di sfogarsi.
Lo faccio anche io, a volte. Quando ho bisogno di sfogarmi. Poi, però, se il mio interlocutore esprime un'opinione che non mi piace non ne faccio un dramma. Mal che vada ci penso tra me e me e, se decido che si tratta di una cazzata, dimentico immediatamente. Se invece penso che l'obiezione sia sensata ci rifletto. Ma non mi offendo. Non mi faccio prendere male. A meno che io non sia seriamente dalla parte del torto e, in questo caso, che io ci stia male mi sembra il minimo.
Con diverse persone ho avuto a che dire sul tono utilizzo per dire le cose. Il tono avrà anche la sua importanza, non discuto. Ma è il contenuto ad essere importante. 
Per lo meno quando parlo io. Per gli altri non posso dire. Perché io ho un modo chiassoso di comunicare.
Con gli anni ho imparato a mettere la sabbia sempre più fine al posto della ghiaia. Ma, onestamente, non so ancora se possa essere considerato un pregio.

mercoledì 3 aprile 2019

#273 Gli anni invincibili

Ci sono stati anni, in passato, in cui mi sono sentita invincibile.
E' un privilegio della gioventù, il sentirsi invincibili. Pensare di poter fare tutto senza aver nulla da perdere.
Per ognuno sono anni differenti. Per me, che a casa con i miei avevo i movimenti limitati come se portassi il braccialetto elettronico, sono arrivati tra i 24 e i 29, per lo più.
Sono gli anni che bruciano in fretta, quelli delle piccole e grandi stupidaggini. Quelli che, se ti va bene, dopo, sei ancora tutto intero. 
Io sono cresciuta in una famiglia che non mi permetteva molto ma che mi ha trasmesso sempre grande rispetto per la vita e rispetto per me stessa e per il prossimo. Questo, devo dire, in talune occasioni è stato essenziale.
Comunque, gli anni in cui mi sono sentita invincibile hanno diviso il mondo in persone che non dimenticherò mai e persone che, neanche con impegno, riesco a ricordare. Quale sia stato il discrimine, giuro, lo ignoro. Ma ci sono uomini e donne di cui, in sostanza, sapevo poco o niente che sono rimaste indelebili. Altre, con cui magari ho passato serate e sbruffonate, sono svanite.
A volte la mia mezza mela, con cui ho condiviso parte di quegli anni invincibili, mi racconta di qualcosa che è successo e in cui io ero presente e mi sembra che parli di un'altra. A volte cerca di farmi ricordare volti che il mio cervello ha completamente dismesso.
Mi piace dare la colpa al fatto che ho sempre fatto lavori a contatto con tantissima gente, ma credo che sia qualcosa di diverso.
Fatto sta, che oggi ho saputo della morte di un uomo che ha attraversato quegli anni in cui mi sentivo invincibile e che mi ricordo molto bene. L'ho saputo dai social perché, oltre al nome e alle vicissitudini di vita che ci hanno fatto incontrare per un periodo, di lui non sapevo nulla. Nulla esclude che se lo avessi conosciuto in maniera differente potrei avere ricordi spiacevoli. Nulla esclude l'esatto contrario.
Ma quegli occhi azzurri, il sorriso che usciva anche quando era stanco, le cazzate il mattino alle tre e quella musica che ci trascinava a ballare anche quando non potevamo perché eravamo al lavoro saranno sempre una parte di me.
Nel mio caso, gli anni in cui mi sentivo invincibile sono anche stati i più superficiali di tutta la mia vita.