domenica 18 novembre 2012

Violenza, è ora di finirla

Trame impreviste isolano i violenti
Violenza sulle donne e violenza sulla terra. Questo il titolo della due giorni che le DonneInMovimento hanno (abbiamo) organizzato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne tra Bussoleno, Chianocco e Chiomonte. Una due giorni che aveva l'ambizione di essere un'iniziativa di genere nell'ambito della lotta valsusina alla Torino-Lione. Il merito del successo (perché è stato un successo) va a tutte le donne che si sono impegnate in prima persona affinché la manifestazione fosse completa e accogliente: a chi l'ha immaginata, discussa e creata, a chi ha disegnato e dipinto, a chi ha portato in piazza i suoi saperi e le sue professionalità, a chi ha montato ciò che necessitava d'essere montato, a chi ha ospitato le tante donne venute da tutta Italia per partecipare.

Mercoledì sera, apericena veg di autofinanziamento con le prelibatezze di Pat alla Credenza. Prima, un pomeriggio con tante compagne e amiche in cucina a preparare, ridere, confrontarci. Una serata partecipatissima e piacevole, che ha aperto una settimana intensa.

Sabato, le bancarelle tematiche in via Fontan e le donne della valle di Susa protagoniste. Cito chi crea mosaici, chi immagina borse coi vecchi ellepi, chi profuma la casa con le saponette, chi coltiva e chi dà vita a bellissimi capi d'abbigliamento, chi dipinge ma dimentico sicuramente qualcuna. Medea, Re.Fe, Sguardi sui generis fanno informazione. Il tema è importante, d'attualità e ancora tanto tanto sconosciuto.

Tela di Gabriella Geremia
Nel pomeriggio, l'assemblea. Sala consigliare strapiena. Donne che arrivano da Bologna, Roma, Bergamo. Donne che abitano qui. Ognuna con la propria esperienza, con il proprio vissuto e la voglia di approfondire, di condividere. Elina Colongo, del Soccorso violenza sessuale del Sant'Anna, traccia i numeri di un dramma sommerso: 130 femminicidi nel 2011 e 112 ad oggi nel 2012; violenza prima causa di morte per le giovani tra i 15 e i 44 anni; quasi il 25% delle donne ha subito una violenza sessuale tra i 17 e i 77 anni; quasi il 70% degli stupri sono effettuati dal partner; 53 Paesi dell'Onu non riconoscono come reato la violenza consumata nell'ambito del matrimonio; quasi nel 30% dei casi i maltrattamenti sorgono in gravidanza.

Cristiana Albino del Collettivo Medea di Torino lega la violenza sulle donne a quella sulla terra, introduce il tema specifico: «Le donne subiscono violenza e muoiono in quanto donne che dicono no, donne che fanno una scelta autonoma. La chiave, qui come nella vicenda della valle di Susa, sono l'esercizio del potere, il dominio, il senso della proprietà». Chiude Nicoletta Poidimani della Re.Fe con un interessante approfondimento sul mal-sviluppo attraverso i pensieri di Vandana Shiva e le sue lotte.
Il dibattito è aperto da Marzia del gruppo di donne di Giaglione. Poi interventi e ancora interventi per affrontare percorso verso un'indispensabile autodeterminazione.

Le Rivoltelle
Sera. Festa. Birreria Il cotonificio e le grandissime Rivoltelle, rock band calabrese al femminile energica, potente e simpaticissima. Birreria strapiena e tante, tante donne. E' stata una serata assolutamente magica. Il merito va ad Erme che le Rivoltelle le ha volute, proposte e cercate. Un'ora e mezza di spettacolo inarrivabile che ha coinvolto tutte e tutti.

Poche ore di sonno e la manifestazione si chiude alla Maddalena di Chiomonte, attorno alle reti del cantiere Tav. La convocazione delle DonneInMovimento porta in Clarea circa 300 persone. La giornata è bellissima. Il cantiere no. Ognuna e ognuno col suo passo si arriva alle reti, dove si condivide il pranzo. Un giro "turistico" intorno alle reti evidenzia lo scempio del territorio e quella violenza che la due giorni vuole evidenziare. La battitura per l'ormai noto carcerolazo chiude il pomeriggio ma non le iniziative.

Sabato prossimo, 24 novembre, le DonneInMovimento ospiteranno Lidia Menapace, saggista e femminista, che presenterà il suo nuovo libro "...A furor di popolo". Si parlerà ancora di violenza sulla terra da parte del mal-sviluppo e Tav.

Battitura in Clarea

giovedì 15 novembre 2012

La lotta al buio

Lo Stato ci guarda
non proprio con affetto
apparentemente placido ci osserva
ma in fondo, io sospetto
che lo Stato, questo Stato ha paura
altrimenti non si spiega come faccia
a vedere in questa valle in miniatura
questa orribile minaccia.

Mi perdonerà Daniele Silvestri se ho storpiato un poco la sua bellissima Cohiba per introdurre una mia riflessione. Da due giorni, la valle di Susa è nuovamente teatro di scontri tra Stato e cittadini (cosa che va a sommarsi alle proteste di lavoratori e studenti in tutta Italia). E' inverno e vien buio presto ma la lotta al buio non è certo il buio di questa lotta No Tav.

Traduerivi
Le trivelle (si badi, atte a effettuare solo alcuni carotaggi geognostici e non certo "buchi" tra Italia e Francia) sono arrivate martedì notte. Alle due e mezza. Scortate da centinaia e centinaia di agenti delle forze dell'ordine. Lo ripeto sovente ma credo che, chi non è venuto in valle di Susa almeno una volta, stenti a determinare l'entità del dispiegamento di uomini e mezzi tra carabinieri, polizia, cacciatori di Sardegna e chi più ne ha più ne metta che quotidianamente circolano su questo territorio. Le trivelle, scortatissime, sono state piazzate a Susa e più precisamente in località San Giuliano e Traduerivi.

Il movimento No Tav si è autoconvocato in meno di un giorno. Martedì pomeriggio, prima manifestazione. Cinquecento persone al presidio, un po' meno in corteo. Dietro lo striscione portato dalle donne del movimento, i cittadini della valle di Susa. Il corteo arriva a Traduerivi. Centinaia gli agenti in assetto antisommossa. Il corteo si sparge per le vigne, attraversa Traduerivi e il grosso degli agenti si muove, lo accoglie al prossimo sbocco. Nelle vigne è buio ma l'aria è pregna della luce blu dei lampeggianti, dei fari sparati verso il buio, dell'inverno surreale della valle di Susa. Scoppia qualche petardo ma tutto è tranquillo. I manifestanti rientrano. Un brutto episodio coinvolge un gruppo di ragazzi e un paio di agenti della stradale. Quando la tensione è alta, può succedere anche questo.

Corteo
Il traffico è bloccato, in parte dai manifestanti e in parte dalle forze dell'ordine. La coda di Tir arriva fino a Bussoleno. In tarda serata la protesta si sposta al Vernetto di Chianocco. Ancora blocchi. E poi barricate sull'autostrada a cui viene dato fuoco e protesta fino a tarda notte.

Ieri sera, i manifestanti ritornano a Susa ma questa volta vanno verso i jersey e il tentativo di buttarli giù (si tratta comunque di un centinaio di persone contrapposte a tanto "esercito") si risolve con un fitto lancio di lacrimogeni. Il gas penalizza poco chi è al centro dello scontro. Più che altro l'aria lo tira verso San Giuliano e avvolge i suoi residenti (che non sono molto contenti). E poi, ancora protesta fino a notte.

Questa la cronaca di due giorni che non sono ancora finiti, perché il movimento No Tav ha annunciato mobilitazioni fino a domenica, quando in Clarea si svolgerà la marcia indetta dalle DonneInMovimento.

Al di là della cronaca, mi chiedo come si possa pensare di portare avanti un'opera pubblica in questo modo, che la si condivida oppure no, tra manganellate, lacrimogeni e centinaia di milioni di euro per l'ordine pubblico in un momento di crisi pesantissima e di tagli su qualsivoglia settore sociale.

Io mi chiedo se qui, ora, la posta in gioco non sia più un treno che (palesemente) non ha ragione di essere (per portare velocemente cosa e chi, dove? tutto stagna da anni) ma la credibilità e la capacità dello Stato di imporre un'opera invisa. La posta in gioco potrebbe essere un esempio.

sabato 10 novembre 2012

Il sacchetto del pane

Non abbiamo più la coscienza del riuso e del riciclo. In due o tre generazioni è stata stroncata dal consumismo esagerato: serve tutto anche se non serve. Se non ce lo si può permettere lo si compra a rate. Avere serve per essere, non di ausilio alla quotidianità.

Ci pensavo oggi mentre usavo la carta del sacchetto del pane per togliere l'unto alle patate fritte. A casa mia non si butta nulla che possa avere un qualsiasi futuro di riciclo ma solo perché io insisto, stresso, strepito. La mia è una lotta quotidiana con la maleducazione civica insita e derivata. Insita degli adulti che mi vivono intorno, a cui sembra inutile e sciocco fare la raccolta differenziata e non capiscono perché se buttano un vasetto di vetro nell'immondizia a me vien quasi un infarto. Derivata nei bambini, i miei bambini, che hanno intorno esempi contrastanti e che a scuola imparano che non hai le superfighissimematite oppure il pupazzettorobotdiultimagenerazione non sei nessuno. Poi, però, i miei figli leggono, sono bravi a scuola, hanno fantasia e, forse non capendo il perché, si adattano a vivere senza (o quasi) tutte le cazzate che escono in edicola ogni due ore.

Io sono cresciuta in una casa in cui non si buttava via niente e tante cose sono tornate utili. Altre no, ma c'è sempre tempo a buttar via. Sono cresciuta in una casa in cui mia madre, alla fine della cena, raccoglieva le briciole con il cucchiaino. Non perché si morisse di fame. Ma perché sprecare è brutto. Questa cosa mi è rimasta dentro in ogni mio passo. Tant'è che ho ancora le magliette di quando facevo il liceo. Anche i pantaloni, ma in quelli non ci entro più.

Stamattina ho incontrato un'amica che mi ha detto «Hai visto? Ostetricia a Susa chiude». Meno male che a giugno quando ne scrissi su Luna Nuova mi dissero che le "ferie" estive non erano il preludio della chiusura, ho pensato. Poi il discorso è finito sulle scuole e sulla provocazione di Saitta di fare un giorno in più di vacanza per risparmiare sul riscaldamento. «Mio padre - mi ha detto questa mia amica - andava a scuola e si portava il suo pezzo di legno da mettere nella stufa». Sembra che siano passati millenni ma non è così. A scuola c'era la stufa e ognuno si portava il suo ciocco per scaldarsi. Solo 60 anni fa.

Non auspico che si torni ai tempi in cui ci si portava il ciocco di legno a scuola ma voglio leggerci il bello in questa immagine. Gli alberi che, invece di essere rasi al suolo indiscriminatamente, o abbandonati nei boschi con i rischi di smottamenti che sappiamo, diventano legno utile e poi cultura, educazione. Un'educazione civica che abbiamo completamente perso in nome dell'avere per essere e le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti noi ogni giorno. Auspico che la modernità ci faccia crescere invece che seppellirci sotto montagne di cose inutili e ci insegni anche a riutilizzare il sacchetto del pane.

domenica 4 novembre 2012

La pace il 4 novembre

E' un po' che non scrivo. La vita, a volte, mi mastica e non è semplice essere comunicativa quanto vorrei. Ma ritorno oggi non a caso perché è il 4 novembre. La festa della vittoria (abbiamo vittoriosamente sterminato centinaia di migliaia di giovani e vittoriosamente vinto la guerra dopo essere, come sempre, saltati sul carro dei vincitori all'ultimo) e la festa delle forze armate, che esportano la democrazia ogni giorno e se poi ci sono dei civili morti non è che possiamo sempre stare a sindacare. La democrazia ha il suo prezzo. Bambino morto più o bambino morto meno.

Così, per questo 4 novembre faccio mia una frase che ho visto pubblicata sulla bacheca di un'amica di Faccialibro. Perché è bella. Perchè è vera e perché la condivido al mille per mille. Spero non si offenda se la rubo per il mio blog.

«Questo è il mio 4 novembre: Emergency. FORZE positive e umane ARMATE di competenza, rispetto e amore». http://www.emergency.it

Quando abbiamo due soldi in più, mettiamoli anche lì.