venerdì 8 marzo 2019

#299 Lotto marzo

Se escludiamo i ceffoni di mia madre, che facevano più male all'orgoglio adolescenziale che al corpo, io non ho mai subito violenza fisica.
Ho preso un pugno, una volta, tirato a freddo da un tizio che neanche conoscevo, fuori da una birreria, per concludere un diverbio verbale che non era in grado di sostenere. Non ho neanche risposto. Non mi sono mossa. Gli ho chiesto solo "Adesso stai meglio?" e lui se n'è andato.

Violenza verbale ne ho subita assai, invece, una volta cresciuta, fuori dalla bolla della famiglia.
La maggior parte delle volte non mi ha lasciato segni. Ho una grande qualità (che mia madre riteneva un difetto): spesso quello che mi dicono mi attraversa come se fossi fatta d'aria. Ti passa da una parte all'altra, diceva lei. Tuttavia, quando la violenza mi ha lasciato segni ho sempre cercato prima il riscatto e poi la vendetta. Non credo sia un segno di maturità ma non posso farci nulla. Il male che ricevo, se si crea l'occasione adatta anche a distanza di anni, lo restituisco con tutti gli interessi. A mia parziale discolpa, faccio lo stesso con il bene ricevuto.

La rabbia per una condizione sociale iniqua rispetto al mondo maschile che mi girava intorno, l'ho sempre convogliata imparando a fare bene tutto quello che fanno i maschi e per cui loro, chissà perché, si sentono superiori: sostituire una ruota, riparare un oggetto rotto, orientarsi con una cartina, guidare una moto o un altro qualsiasi mezzo, sapere come funziona un motore, un impianto elettrico o un'antenna e via dicendo. Senza trascurare, naturalmente, tutto il resto.
Perché i maschi, con tutte le eccezioni del caso, rispettano solo quello che sono in grado di capire. Così, per molti versi, io sono un maschio fatto e finito.
Nonostante questo, o forse per questo, per anni mi sono trovata ad occuparmi, da sola, di tutte quelle mansioni che la società attribuisce al mondo femminile (la cura della casa, della persona e dei figli) e anche del resto. Perché se un maschio, sempre con tutte le eccezioni del caso, non ha necessità di occuparsi di qualcosa semplicemente non se ne occupa. E io, caratterialmente, non sono in grado di obbligare le persone a fare qualcosa. Scioccamente, mi aspetto una cooperazione che di fatto non esiste, non solo tra uomo e donna ma in generale tra esseri umani.

Ho costruito me stessa con dieci corazze. Solo alle persone che amo mostro davvero come sono, ma le capacità e le competenze che ho appreso nel corso dei decenni mi sono servite in mille occasioni. 
Il germe di tutto questo lo devo a mio papà, che mi ha tirata su esattamente come faceva con mio fratello. Lo devo alla sua capacità di insegnare quello che sapeva - sia a livello culturale che a livello pratico -, alla sua pazienza e alla sua naturale abilità a non fare differenze di genere.

Così, questo mio 8 marzo, voglio dedicarlo a mio papà (che non c'è più da quasi trent'anni). Perché vorrei che ci fossero sempre padri capaci di capire che nascere femmina o maschio non fa nessuna differenza.
E vorrei dire a tutte quelle donne che si sentono in trappola e che credono che una via d'uscita non ci sia, che è difficile (a volte molto difficile e apparentemente impossibile) ma una via d'uscita c'è. E sempre, sempre, sempre, quella via d'uscita è trovare la forza di capire noi donne siamo esseri umani con gli stessi identici diritti dei maschi. Se qualche meccanismo nel nostro cervello ci farà sentire in qualche modo inferiori, il nostro peggior nemico sarà sempre il nostro cervello.

giovedì 7 marzo 2019

#300 Allora, lo compra o no questo trenino?

- Allora, lo compra o no questo trenino?
- Mah, non so, mi piace ma mamma non vuole. Anche a papà piace, lui sarebbe contento, che si fa bello con gli amici. Ma la mamma ha detto che mi mette in punizione sei mesi se lo compro.
- E' a buon prezzo.
- Ma poi non mi serve.
- Ma mica deve servire. Pensi in prospettiva. Ha un futuro connesso con l'Europa. Fa viaggiare le merci velocissime. Fa girare l'economia. Mi alza il Pil.
- Ma le merci non ci sono.
- Vabbè allora le persone. I koala. I baobab. Quello che vuole lei.
- Ma costa troppo.
- Guardi, sua nonna mi ha detto che è disposta ad arrivare a pagarne la metà.
- Non so. Preferisco prima a fare un consiglio di famiglia.
- Guardi, in famiglia è in minoranza. Sono tutti favorevoli a parte la sua mamma e lei, che non sa neanche bene come farsi ascoltare e cosa dire.
- Ma io mi posso opporre.
- Certo, ma secondo me nell'analisi costi-benefici le conviene la punizione della mamma. Cosa sono in fondo sei mesi?
- Ne ho già ricevute assai per altre concessioni a papà. Gli ho pure parato il culo difendendolo quando era indifendibile.
- Ma infatti. Come vede, alla fine le conviene così.
- Magari cerco di tergiversare finché non son passate le ferie. Così riesco a non essere in punizione proprio ad agosto che devo andare al mare con la fidanzata.
- Non c'è tutta questa fretta. I suoi fratelli sono riusciti a tergiversare due decenni. Una volta comprando un cantierino, un'altra facendo partire bandi, un'altra portando una talpa gigante. Ci pensi bene. Faccia partire anche lei un bando. Dica che non si poteva evitare, che ci sarebbero state multe da pagare. Qualcosa sarà capace di inventare per far credere alla mamma di stare facendo di tutto per non comprare. Ho un sacco di amici capaci di trovarle tutte le scuse che vuole.
- Vabbé, dai, ripasso domani.
- Bravo. Vede che piano piano entra nel mood.

mercoledì 6 marzo 2019

#301 Però è Caffarel

Quando ho sentito per radio la notizia pensavo che scherzassero.
Trenitalia, l'8 marzo in occasione della festa della donna, alle clienti del Frecciarossa e Frecciarossa 1000 (che oltretutto usufruiscano di una serie di servizi) regala una caramella gelée al limone.
Il "generosissimo" regalo è stato giustamente perculato su tutti i social per tutto il giorno.
Ma io voglio concentrarmi sulla mente che può aver partorito un'idea come questa. Trenitalia è sempre nella bufera per una serie di disservizi notevoli e costanti: ritardi, soppressioni delle corse, carrozze sporche o rotte e via dicendo. E tu, mente superiore, decidi di riabilitare l'immagine di quest'azienda regalando una caramella alle viaggiatrici su Frecciarossa (nel giorno in cui si ricorda una strage di lavoratrici e si rivendicano diritti, uguaglianza e rispetto)?
Immagino si precipiteranno in massa ad esigere questo superpremio degno di "Chi vuol essere miliardario". Compreranno tutte un biglietto da decine/centinaia di euro in prima classe e usufruiranno del bar o del ristorante per poter avere la loro caramella.
Ma, dico, anche le offerte più pezzenti fanno uscire almeno una colazione o uno sconto. Invece Trenitalia regala una caramella. Al limone. Mica puoi scegliere il gusto. Se ti fa schifo il limone, pazienza. Non la mangi.
Non solo. Ma è anche un'offerta limitata "fino ad esaurimento scorte".
Però è Caffarel. 
Mica micio micio bau bau.

martedì 5 marzo 2019

#302 Mo' me lo segno

Oggi sono andata dal macellaio a prendere qualche etto di carne trita per fare le polpette.
Dentro, la persona al bancone e una cliente.
Parlavano di argomenti allegri: la morte. Partendo da un defunto in paese, son giunti a parlare dell'ineluttabilità della nostra fine terrena.
"Si muore tutti, anziani, adulti o bambini"
Ho, palesemente, eseguito alcuni scongiuri sul momento. Pur non essendo particolarmente scaramantica, ma non si sa mai.
Mi si è apostrofato dicendo che la vita migliore deve venire.
"Può anche essere, signora, ma io sto bene qui dove sto".
"Perché non ha letto le Mistiche".
Ammetto la mia crassa ignoranza. Non le ho lette. Non solo, ma non so neppure di cosa si tratti.
Mi informerò.
"La vita migliore è di là ma c'è una porta un po' difficile da superare: la morte" - mi dice la signora - "Ma c'è una preghiera da recitare al trapasso per rendere la porta più facile da aprire".
Prova a cominciare a recitarla.
Silenzio.
La persona al bancone cerca di sdrammatizzare. E mi fa il conto rapida della mia carne trita. La ringrazio tantissimo per la solerzia tra me e me.
Dico qualche parola di cortesia, ringrazio, saluto ed esco.
Mi sembrava di essere in "Non ci resta che piangere" quando gridano a Troisi da un balcone "Ricordati che devi morire!".
Ok. Mo' me lo segno.
Alla fine ho fatto le polpette. Con la carne trita.