lunedì 17 novembre 2014

... quando è ora di mettere ai piedi gli sci.

Parlano tutti di montagna, i politici. 
Bisogna valorizzare la montagna, dicono. Fa fico.
Poi, però, della montagna si ricordano solo quando è ora di mettere ai piedi gli sci.
O di sfruttare una sorgente.
O di fare un inutile buco nella montagna per ingrassare gli amici che lavorano nel cemento.

Vivere in montagna è bello, nonostante la scomodità.
Ma chi vive in città e governa dalla città lo sta rendendo impossibile.

Ai boschi non si guarda più. C'è incuria dovuta alla mancanza di stanziamento di fondi e l'incuria porta agli smottamenti, alla ribellione dei rii.
Ai fiumi non si guarda più. Ci sono solo argini di cemento in cui è impossibile costringerli, lamentandosi poi che il fiume rompe i ponti durante le alluvioni.
Agli animali non si guarda più. L'allevamento, invece di essere risorsa, viene considerato un mestiere paleolitico. Non solo non viene sostenuto ma persino guardato con sospetto.
Ai campi non si guarda più. L'agricoltore è paleolitico poco meno dell'allevatore. Giusto lo sopporti perché puoi fare bella figura quando parti da Roma per comperare i suoi prodotti delle valli alpine a chilometro zero.
Ai bambini non si guarda più. Si chiudono scuole, facendo pagare però alle famiglie i costi di trasferimento. 
Alla sanità non si guarda più. Si chiudono ospedali, facendo però pagare alle famiglie costi sanitari altissimi e compensandoli con servizi zero.
Tutto è metropolicentrico. Come se vivere nel formicaio dovesse essere l'unica scelta. Salvo, il sabato e la domenica, quando tutto il formicaio si sposta in montagna a portare la sua spazzatura nei boschi, così come troppo spesso la sua maleducazione e la sua prepotenza. Il sabato e la domenica, la montagna si trasforma in parco giochi per chi vive in città.
Poi si svuota. E alla montagna cosa resta? Qualche euro che non sarà reinvestito sul territorio ma trasformato, se va bene, in brutti alberghi-formicaio di cemento.

Facciamo vivere davvero la montagna. Difendiamola. Ed esigiamo che sia difesa.





sabato 1 novembre 2014

Halloween e Colombo

Halloween. 
Stamattina, leggendo i commenti di alcuni amici e conoscenti su questa festa, mi è venuta da fare una piccola riflessione. Prima di tutto sulla festa in sè. Halloween non è una nostra festa ma, a dirla tutta, neppure una festa statunitense perchè la tradizione vera è anglosassone. Si festeggiava Ognissanti intagliando rape e mettendoci dentro un lanternino ma siccome gli americani le rape non ce le avevano e, invece, avevano un sacco di zucche si sono presi una licenza poetica. Solo recentemente ha preso la dimensione di festa dedicata soprattutto ai bambini e solo in alcuni Paesi. Era un modo per celebrare l'arrivo dell'inverno, per allontanarne la paura. In qualche modo la festa inversa rispetto all'Ors di Mompantero.

Halloween non è una nostra festa, va bene, ma la rilevanza di questo fatto è nulla. I pomodori li mangiamo eppure non sono una nostra verdura. Senza Colombo, i navigatori e la loro ostinazione non avremmo neppure il mais. É l'effetto della globalizzazione. Lamentarsi che non sia una nostra festa, a mio parere, è inutile e antistorico.

Poi ci sono alcuni cattolici che sostengono che Halloween non sia da festeggiare perchè è la festa del diavolo, perchè si sbeffeggia la morte. Curioso, da parte di una religione che sostiene che risorgeremo tutti in un tempo da definirsi e che celebra con la santità la morte di persone crocifisse, spellate vive, lapidate, morte di lebbra, torturate con le frecce e le mette in mostra, così oltraggiate, in tutte le chiese attraverso quadri e affreschi. Ogni festa, dalla notte dei tempi, sbeffeggia la morte, o l'inverno o il buio o le cose brutte della vita, perchè è proprio attraverso un momento lieto e collettivo che quelle cose riescono a far meno paura. Altrimenti a che serve una festa?

Halloween indurrebbe alla violenza, educherebbe alla violenza. Stamattina ho letto anche questo. Io non riesco a capire come si possa dire che vestire da fantasma, da scheletro o da strega il proprio figlio o la propria figlia induca alla violenza. Invece, comprare loro pistole giocattolo, insegnargli che il vicino di casa extracomunitario è un bastardo che viene in Italia a rubare il lavoro o a violentare le donne, permettergli di giocare a giochi di guerra sulla Playstation o mille altre cose sarebbe educazione alla nonviolenza?
Halloween è una festa per bambini, qui da noi. É chiaro che poi ci siano gli adolescenti che, non avendo grandi alternative e neppure fantasia, cercano una paura più grande, fanno scherzi idioti. Ma succede anche a carnevale. Succede anche senza che ve ne sia il pretesto. L'adolescenza è sicuramente più spaventosa di Halloween.

Dolcetto o scherzetto? Stamattina ho letto di persone infastidite dal suono dei campanelli. Un piccolo fastidio, una sera l'anno, per (forse) qualche ora. Invece non diciamo niente quando in vista di capodanno si comincia a scoppiare petardi quindici giorni prima e si prosegue per quindici giorni, a qualsiasi ora, cosa che oltretutto terrorizza gli animali di casa.

Oggi o domani, mentre andrete a mettere il vostro crisantemo, pagato trecento volte il suo prezzo, sulla tomba dei vostri cari - questa sì, tradizione italiana e cattolica - pensate che andrebbe fatto per una forma di rispetto nei confronti di chi non c'è più. Quel medesimo rispetto usatelo nei confronti delle tradizioni di tutti. Secondo me, male non può fare.


martedì 28 ottobre 2014

Nemmeno il tempo.

Ci avevo pensato. Non volevo che accadesse.
E invece, forse, no. Forse era proprio quello che volevo. Volevo che sapessero. Volevo che leggessero. Per questo ho scritto.
A qualcuno avevo raccontato. Ad alcuni di più, ad altri di meno.
La vita ti porta a condividere istanti, momenti. 
Ma poi alla fine cosa ne resta? Cosa rimane di tutta l'empatia di un attimo?
Quell'attimo in cui pensi che il tuo presente resterà per sempre. Non resta che un ricordo. Sbiadito, il più delle volte. Perché puoi scrivere quanto vuoi ma nessuna parola sarà mai in grado di rendere il vissuto vero. Anche se con le parole ci sai fare.
Ma sto divagando. Divago spesso. Mi aiuta a ricordare. Lo so che scrivo tutto ma le parole non sono mai abbastanza.
Ho compilato degli elenchi per ricordare. C'è un elenco di tutte le frasi che mi hanno colpita. Un elenco dei viaggi che ho fatto. Un elenco degli uomini con cui sono stata. Un elenco delle persone di cui mi sono innamorata. Un elenco dei perché. Un elenco delle date. Un elenco delle cose che mi hanno fatto soffrire. 
Non li rileggo mai. Li ho sparsi per tutta la casa. 
Sono scritti a mano su appositi quaderni. E poi, ho le copie registrate su file. Quelle sono più aggiornate. Nomi, date, parole, ricordi.
Non ho mai creduto che se la memoria ti sbiadisce un ricordo è perché, in qualche modo, quel ricordo sia meno importante. Tutto è importante.
Allora, forse, volevo che leggessero. Volevo che li trovassero. Volevo che mi conoscessero perché alla fine, nessuno mai, era riuscito a leggermi davvero dentro. 
O, forse, sto solo cercando una giustificazione per il dolore o lo sconcerto che, lo immagino, tutti quei ricordi daranno a chi li leggerà. 
Già. Chi li leggerà? Non lo saprò mai. 
Non ho neppure il tempo di stilare un elenco che ancora mi manca: quello dei rimpianti.




domenica 5 ottobre 2014

Come si fa l'antimafia.

Sono passate due settimane dalla visita in valle di Susa di Gaetano Alessi, giornalista e scrittore antimafia che ha presentato, sia alla libreria "La città del sole" di Bussoleno che al Caffè Basaglia di Torino, il suo libro "Le eredità di Vittoria Giunti". Volevo scrivere prima questo post ma spesso mi accade di essere travolta dalla vita e di non trovare il tempo per riordinare i pensieri. Tuttavia, visto che l'impegno di Gaetano è continuo e quotodiano, questa mia riflessione non è del tutto fuori tempo.

Gaetano è arrivato un venerdì pomeriggio in valle di Susa. La libreria non era gremita come avremmo voluto ma, volendo guardare il lato positivo della cosa, questo ci ha permesso di instaurare con lui una conversazione più diretta, molto interessante.

Siamo partiti dal libro, che non sto a raccontarvi di nuovo, e dal parlar di Resistenza. Il passato ha lasciato presto spazio al presente e alla impari lotta di un gruppo di ragazzi di Raffadali (nel cuore della Sicilia) contro una mafia talmente grande, radicata e presente che può far accadere cose che a noi sembrano impossibili. Per esempio, può far accadere che tutto un gruppo dirigenziale di sinistra, legato al Pci, improvvisamente migri tra le file del centrodestra e sostenga un mafioso dichiarato. Può far accadere che le persone che cercano di opporsi siano dapprima isolate, poi minacciate, poi ne venga minacciata la famiglia, poi ancora licenziate e in qualche caso diventino vittime di pesanti atti di vandalismo o di aggressioni.

Come si comincia a fare antimafia sul serio, Gaetano ce lo spiega con chiarezza. "Non è che basti dire o scrivere quello è un mafioso, perchè lo sanno tutti, o la mafia è una montagna di merda. Per dare fastidio alla mafia bisogna toccarla sugli interessi. Così ci siamo infiati negli uffici tecnici e siccome il male è davvero banale, nell'arco di tre anni gli abbiamo fatto saltare affari per diversi milioni di euro. E loro hanno cominciato a farci saltare le auto".

E quando ti succede che fai? "Hai due strade. Puoi denunciare ma sai già che in qualche modo ti bruci e che non potrai continuare a fare quello che fai. Oppure fai finta che non sia accaduto nulla". 

Ora, a dirla così, per noi che la mafia ce la immaginiamo come la macchietta folkloristica che hanno voluto inculcarci, sembra una roba facile. Ma non è facile per chi non può dormire due volte nello stesso luogo, per chi rischia di essere gambizzato ogni volta che esce per strada, per colui che teme di aver perso ogni appoggio, ogni solidarietà da tutte le persone con cui è cresciuto. Non è facile se il nemico è uno che si può permettere di dire allo Stato: se mi fai rientrare nell'amnistia ti saldo il debito pubblico italiano. Il debito pubblico italiano. Solo per dare una vaga idea dell'immensa mole di denaro a disposizione della mafia. Una mole di denaro in grado di comprare qualsiasi cosa ma, per fortuna, non chiunque.
"Vittoria ci diceva: vincerete perchè le idee buone non possono essere sconfitte".

L'antimafia vera, ci dice Gaetano, si fa scrivendo nomi e cognomi. L'antimafia si fa al nord come al sud, andando a toccare gli interessi. Facciamo degli esempi? "La prima cosa è chiedere ai Comuni di organizzare i propri regolamenti interni affinchè non si possano più fare gare al massimo ribasso. Perchè i soldi non sono un problema per chi deve solo riciclarli. È una cosa possibile e ci sono già dei precedenti. Per esempio Ravenna, Reggello e Campegile". 

Un'altra grande lotta Gaetano e gli altri ragazzi la stanno combattendo contro il gioco d'azzardo. Piccoli passi. Impedire che attraverso il wifi comunale si possa giocare d'azzardo sui dispositivi mobili oppure rendere non conveniente alle sale da gioco il restare su un territorio, negando loro spazi pubblicitari e via dicendo. "Lo Stato oggi spende di più per curare i ludopatici che i tossicodipendenti. Noi cerchiamo di convincere i Comuni a fare delibere specifiche. È difficile ma a volte si riesce".

Gaetano è rimasto con noi due giorni. C'era sempre qualcosa che non sapevo e che avrei voluto raccontasse e dettagliasse e ci insegnasse. E lui mi diceva: perchè questa cosa ti stupisce? Per me è poco più che una nota di colore. E io che pensavo, non sono stupita... trovo tutto questo agghiacciante.

Trovo agghiacciante che ci sia ancora gente che pensa che la mafia al nord non esista. Trovo agghiacciante che ci siano ancora persone che si fanno comprare come bestie al mercato anche se fino al giorno prima si vantavano d'essere i depositari dell'etica. Trovo agghiacciante che ci siano ancora persone che nel nome del denaro - mascherato da libertà di scelta - sacrificano famiglie, generazioni. Trovo agghiacciante aver comperato e dormito, senza saperlo, su un materasso che ha certamente aiutato la mafia a riciclare qualche euro. Perché certe cose dovrebbero essere scritte tutti i giorni su tutti i quotidiani. Trovo agghiacciante che quando si parla di antimafia ci siano sei persone in platea e quando invece arriva il tronista di turno si riempano le piazze.

Non so Gaetano dove trovi tanta forza, resistenza e speranza. Vorrei averne almeno la metà.

Ora vi do tutti i link del caso. Leggete quello che scrivono i ragazzi di AdEst. Leggete quello che scrive Gaetano. Lasciate perdere tutti i miei deliri. Informatevi. Cliccate sul Blog di AdEst o sulla pagina Fb di Gaetano Alessi

Ah, giusto per informazione, Gaetano ha appena finito di scrivere un libro che si intitola Periferie e che parla anche della lotta della Valsusa alla Torino-Lione. Spero vorrà tornare in valle per presentarlo.