domenica 19 dicembre 2021

Un anno (e più)

E' un anno. In realtà, è più tempo che non scrivo su Valchirie.

Il progetto parallelo è solo una scusa perché neanche "di là" scrivo.

Una qualsiasi persona dotata di buon senso si chiederebbe a cosa serve un blog se poi non si scrive con una certa continuità. E ne avrebbe tutte le ragioni. 

Il fatto è che anche le pause sono continuità. In un certo senso.

Arriva il momento che si ha necessità di tacere. E, se lo dice una persona che parla praticamente in continuazione, potete crederci.

Fatto sta che una sera ero a cena con due carissimi amici. Si chiacchierava del più e del meno.

"Sarebbe poi ora di ricominciare a scrivere" dice B. "Eh, caspita hai ragione!" dico io che non avevo capito, sul momento, che il soggetto (sottinteso) della frase fossi proprio io. "Magari non tutti i giorni ma almeno una volta alla settimana" dice B. "Eh, si" dico io, realizzando, nel frattempo, di essere proprio io il soggetto sottinteso. "Potresti farlo dall'anno nuovo" dice B. "Andata!" dico io, sebbene titubante sulla mia perseveranza. Ma se ho scritto un anno intero, ogni giorno, per 365 giorni, posso farlo anche per 52 volte, ogni settimana, in quello venturo.

O no?

Poi, mezza mela oggi mi ha chiesto se avessi già buttato giù la lista dei propositi per il nuovo anno.

Ci sto lavorando. Ho risposto. O qualcosa di simile.

In realtà la lista dei propositi è già completa. Così completa che continuano ad arrivare prenotazioni ma siamo già full up. Le stanze sono poche. Siamo in alta stagione. Dovete capire.

In teoria non dovrei neanche fare selezione. Chi per primo prenota, per primo si aggiudica la stanza.

Il problema è che non so quante siano le stanze. Se esagero, poi non sto dietro alle richieste. Sono sola a lavorare qui dentro me stessa, poche ciance. Se faccio il contrario, poi mi dedico troppo agli ospiti e questo non è mai bello. Anche i propositi hanno bisogno del loro spazio. Sennò diventano ossessioni.

Quindi ho deciso di stilare una "Top five". Cinque propositi dovrei riuscire a gestirli. Anche senza portiere. Non quello del calcio, ovviamente. Quello dell'albergo.

Considerando che, tutto sommato, scrivere mi manca da impazzire, questa pseudo scommessa che ho fatto con B. entra in classifica.

Gli altri sono in gara. Sono sicura che la prima settimana di gennaio conosceremo i vincitori. Devo solo decidere quale giorno della settimana potrà essere quello del parto. Figurativo, s'intende.




lunedì 5 ottobre 2020

L'importanza della sintesi

Io amo il calcio.

Lo so, sono una donna. Ciò nonostante, so come funzioni il fuorigioco e mi piace guardare le partite. Ho il grande "difetto" di essere torinista e, quindi, ho un'affezione per il gioco del pallone che non dipende dalle vittorie e tanto meno dal calcio-mercato.

Il calcio è uno sport meraviglioso che insegna il gioco di squadra, si può giocare praticamente ovunque e, quando lo pratichi, riesce a cancellare dalla mente ogni pensiero e a trasformarti in un bambino felice qualsiasi età tu abbia. E' bellissima anche la rivalità, quando è sana e quando si conclude con quel terzo tempo che il football ha raramente imparato dai cugini con la palla ovale.

A guardalo oggi, questo calcio fa male. E mi fa pena.

"The show must go on". Sempre. In qualsiasi condizione. A discapito di qualsiasi cosa ma, soprattutto, persona o, peggio, esempio. Sottomesso, senza scampo, al dio denaro. Nella peggior sottomissione di sempre.

Quando il campionato ha ripreso le partite, mentre tutto il mondo affrontava arrancando la pandemia, ho pensato che fosse un errore. La politica si fa con l'esempio, prima di tutto. Il messaggio che passava, mesi fa, è che il calcio contasse più della scuola, degli autonomi, dei dipendenti delle aziende e, in pratica, di qualsiasi altra attività. Soprattutto di quelle che non muovono neanche mezzo punto di PIL.

E io, che amo il calcio, ho smesso di seguirlo. Mi sembrava il minimo che potessi fare. Non leggevo neanche più i risultati. Una disaffezione dolorosa, poiché auto-inflitta per motivi etici.

Ora, nella recrudescenza della stessa pandemia, il campionato va avanti anche con due decine di contagiati in ogni squadra. Serve ricordare che basta un alunno positivo per fermare una classe, quando non un intero istituto?

Al Napoli viene impedito di volare a Torino? No problem. 3-0 a tavolino per la zebra. Il Genoa ha 22 contagiati? Che vuoi che sia, facciamo giocare l'under 13, tanto il risultato è più o meno lo stesso (mi perdonino i genoani ma lo direi anche del Toro).

Ventidue giocatori in campo, tre arbitri, venti riserve, massaggiatori, commissari tecnici e loro vice, squadre di soccorritori, cameraman, giornalisti. Anche quando il circo gioca a porte chiuse, chiunque può immaginare quanta gente, direttamente e indirettamente, possa essere esposta al virus. Il calcio è un sport di squadra e di contatto. Non è mica il tennis o il salto in lungo.

"Eh, vabbé, ma fa girare i miliardi" mi si contesta.

Non trovo un'espressione che mi rappresenti, in grado di rispondere a questa obiezione, e che si possa riassumere in poche parole evitando una digressione lunghissima sul ruolo dello Stato (che saremmo noi, nell'utopia che amo). Dunque, la importo dai romani. Che loro sanno l'importanza della sintesi.

E sticazzi!


martedì 18 agosto 2020

Cronache di una settimana di vacanza post-lockdown - Giorno 7

Domattina si torna.

È passata una settimana: ha fatto bello, abbiamo nuotato, evitato gli assembramenti, rivisto gli amici, apprezzato il distanziamento sociale in spiaggia, ci siamo concessi aperitivi e ci siamo abbronzati. 
Credo sia il massimo che si possa chiedere a una settimana di vacanza al mare.

Notizie della valle di Susa ne ho lette. 
Ma ho voglia di tornare su.
Tra quelle montagne. Dal mio orto. Dalle mie creature pelose. Dal mio bagno. 
Vogliamo parlare dell'importanza del proprio bagno? Casa dolce casa dovremmo scriverlo tutti in bagno. 
Là dove tutto ha il suo ordine e tutto viene naturale

Ci concediamo ancora una vasca o due sul lungomare. 
Giusto per fissare nella nostra memoria olfattiva il profumo della salsedine.

Giusto perché mezza mela ha obiettato che non potessi chiudere il post evocando odori meno nobili.

lunedì 17 agosto 2020

Cronache di una settimana di vacanza post-lockdown - Giorno 6

One day to go.
Oggi davano brutto ma, come sempre ad Arma c'è un tempo tutto suo, un po' come in valle di Susa.
La meteorologia, desumo, sia una questione di statistica.

Dunque, il sole splendeva. 
L'acqua era cristallina. 
E il mare, prima che arrivasse l'orda  dimezzata dal post-Ferragosto, era magnifico. 

Non è la Sardegna, lo so, ma si difende.

La spiaggia di Arma è principalmente popolata da torinesi e milanesi. In che percentuale non saprei dirlo, ma se dovessi esprimere per forza una opinione direi un 50%. Dunque, stamattina si parlava principalmente della partita di stasera dell'Inter.
Chi a tifare e chi a gufare.

Io ho finito un libro che mi aveva prestato la mia amica Rita tempo addietro ma che avevo abbandonato sul comodino.
Quando l'ho finito mi è spiaciuto non averlo letto prima che Ugo Berga venisse a mancare. Avrei avuto un mucchio di domande e oggi non so neanche se avrebbe saputo o potuto rispondermi.

"Un'altra parte del mondo" di Massimo Cirri. Se vi piace la storia contemporanea ma soprattutto se vi piace chi cerca di raccontarvela attraverso il lato umano di chi l'ha vissuta, non potete perdere questo testo.

Io, più che ringraziare Rita per il consiglio e rattristarmi di non avere più nessuno con cui discutere di alcune cose, non posso fare.