sabato 26 ottobre 2013

Il rispetto delle regole

E' tanto che non scrivo. Ci sono periodi in cui riesco a vivere la vita e periodi in cui la vita vive me e non trovo il tempo che per l'indispensabile. E ce ne sarebbero stati di avvenimenti su cui avrei voluto dire la mia: la terribile tragedia dei migranti a Lampedusa e lo stupro di branco ai danni di una quindicenne durante una festa, tanto per dirne due. E poi mi sarebbe piaciuto commentare Servizio Pubblico di mercoledì sera, che è la prima vera uscita del Movimento No Tav in prima serata.

Invece voglio parlare di regole. Come genitore impieghi gran parte del tempo a cercare di spiegare ai bambini non tanto le regole quanto il perché esse vadano rispettate. Ai bambini (come agli adulti) piacerebbe vivere in un mondo dove le regole non ci sono e ognuno fa un po' quel che gli pare. Siamo noi, in prima persona, a rendere difficile loro apprendere il concetto con il nostro comportamento quotidiano. Mille piccole "infrazioni" alle regole che per un adulto rappresentano talvolta un modo per sopravvivere in un eccesso di regolamentazione mentre per un bambino sono di fatto un "via libera".

Non si tratta principalmente di infrazioni a norme e leggi (reati più o meno gravi) ma anche quelle legate al vivere civile. Non c'è nessuna legge che mi vieta di grugnire in faccia alle persone anziché salutarle, di non ringraziare chi ha fatto qualcosa per me o di schivare i baci di una vecchia parente, ma il vivere civile vuole - giustamente - che ci si comporti in maniera differente. Sembrano sciocchezze per un adulto ma sono il mondo dei bambini.
Per noi, infrangere le regole può significare "tagliare" una rotonda inutile installata apparentemente senza motivo in un incrocio, non richiedere una fattura per risparmiare qualche euro, scaricare un film o un disco da internet.
E' una proporzione. Ognuno di noi ha una linea che ritiene invalicabile ma al di sotto della quale ci sta un po' tutto. Il problema del rispetto delle regole è che ognuno ritiene giustificabile quello che sta sotto la propria linea ma ingiustificabile quello che sta sotto la linea degli altri. Per questo, è stata definita una linea comune (normalmente detta "legge") al di sotto della quale tutti possono fare un po' quello che vogliono. Solo che è una catena cortissima quella che resta.

Spiegare ai bambini perché bisogna rispettare le regole è difficile soprattutto perché noi siamo spesso cattivi maestri. Ai bambini le spiegazioni non importano molto. Non le capiscono, non le memorizzano. Per loro vale la forza dell'esempio. Ma essere integerrimi nel mondo di oggi significa pagare un prezzo altissimo, non solo in termini economici ma anche personale. Spesso mi domando se sia davvero possibile e mi chiedo come potranno essere i miei figli tra quindici o vent'anni quando la vecchia parente sarà morta e a loro, di schivare quel bacio, non importerà più nulla.

venerdì 13 settembre 2013

Il geco e il Tav

Tivù, giornali, radio, web. In questi giorni, tutti parlano nuovamente di Tav. Si dà in qualche modo per scontato (anche se l'esperienza insegna che dare per scontato non porta lontano) che gli attentati alle ditte che lavorano sui cantieri dell'alta velocità a Chiomonte siano opera di sedicenti attivisti appartenenti alla lotta valsusina contro il treno veloce.

Stamattina a "Il geco" su Radio Capital, la domanda che veniva posta agli ascoltatori era: "Treno alta velocità Torino-Lione continuano le tensioni. Da luglio sono 13 gli attentati contro le aziende e i cantieri. 2 milioni di euro di danni. I 130 operai delle 26 ditte che lavorano all'opera si sentono in pericolo. E' arrivata la solidarietà di Napolitano. Ci chiediamo e vi chiediamo: è giusto usare la violenza contro le ditte che lavorano al TAV? Quando finiscono nel vuoto le proteste pacifiche si può andare oltre? In che modo si possono fermare le tensioni?" (Per chi ha Facebook https://www.facebook.com/IlGecoRadioCapital?fref=ts).

Ciò che mi ha colpito particolarmente non sono state le posizioni degli ascoltatori - comunque in gran parte possibiliste sul sabotaggio anche se lontane centinaia di chilometri dalla valle - quanto l'assunto da cui partiva la trasmissione ovvero, in sostanza, il Tav non serve più (se mai serviva 25 anni fa), costa un sacco di soldi pubblici che non ci possiamo permettere però l'opera è decisa e la democrazia vuole che si segua la volontà della maggioranza (che per qualche motivo si dà per scontato sia Si Tav).

Tutti sono contrari alla violenza (mi sembra palese) contro le cose e soprattutto contro le persone. Puoi chiedere a mille persone. Tutti ti diranno che la violenza è male, che va scongiurata, che va allontanata con il dialogo e con il supporto. Mi aspettavo un plebiscito di prese di distanza e, invece, ho ascoltato numerosi "tuttavia". La violenza (contro le cose, beninteso) è male tuttavia il primo violento è lo Stato. La violenza è male tuttavia se non c'è altro modo di farsi sentire... Insomma ho sentito testimonianze cariche di rabbia contro uno Stato che non sa dare risposte alle necessità effettive ma che s'impunta laddove inutile se non dannoso.

Stamattina sarebbe stato bello intervenire - io non potevo e me ne dispiaccio - per ricordare all'Italia tutta alcune piccole cose che io credo fondamentali:

a) A Chiomonte non si sta scavando il tunnel sotto il quale passerà il treno veloce. A Chiomonte si sta facendo in sostanza poco più che un sondaggio geognostico, che se va bene fungerà da discenderia. Ovvero, se stessimo costruendo una casa, staremmo facendo un buchetto per vedere se le fondamenta staran su o invece crollerà l'edificio.

b) Per cominciare a fare questo "buchetto" ci han messo 20 anni. Dicevano che il traffico merci su rotaia sarebbe cresciuto, triplicato, raddoppiato - spostando di cinque anni in cinque anni il punto di risalita - e invece non ha fatto altro che scendere. Ora dicono che dal 2035 si decuplicherà, il traffico. Ma chi può crederci ancora?

c) Per fare questo "buchetto" stanno togliendo risorse in ogni dove: scuola, sanità, trasporti locali, servizi. 

d) Questo "buchetto" costerà alla valle di Susa e alle tasche degli italiani tutti non solo i 25 miliardi di euro (cifra definitiva?) ma un danno ambientale incalcolabile, che in un'epoca in cui si torna pian piano alla terra e al territorio non è certo assennato fare.

e) Giusto per curiosità, mi piacerebbe sapere in quanti decenni pensano di ammortizzare la spesa affinché ci sia una ricaduta positiva sul territorio. Se io, a casa, compro un pannello solare è perchè penso che in tot anni il risparmio ripagherà l'investimento e poi io ne trarrò benefici in termini di euro nel portafogli oltreché ambientali. Quanto tempo servirà in questo caso?

Lo Stato in valle di Susa si gioca la faccia. Si è troppo esposto per dire "Adesso basta, non se ne fa più niente". Anche fosse per motivazioni economiche o tecniche innegabili. Le ragioni si possono solo immaginare e non voglio darle per scontate. In questo contesto, ormai compromesso dall'impossibilità di tornare indietro anche se la ragione stesse lì, la valle di Susa vive e l'Italia tutta dovrebbe ragionare.

martedì 20 agosto 2013

Ogni cosa è illuminata


Un bel libro è quello che leggi anche quando non lo stai leggendo. Un bel libro è quello che divori e poi rileggi subito per non lasciare indietro le briciole. Un bel libro ti parla anche quando sta nella borsa. Libro, che hai portato anche se sai che andrai in un posto in cui non potrai leggerne neanche una pagina. Ho letto molto qui al mare. Libri belli e libri che non mi sono piaciuti. Quello che ho appena chiuso, per fortuna, l'avevo lasciato per ultimo perchè finire una bella vacanza con un libro stupendo è come svegliarsi da un sogno sorridendo.


Ho letto Partigia di Sergio Luzzato e l'ho trovato pesante, ridondante, inutilmente pomposo (niente di ideologico, solo uno dei libri più noiosi di quest'anno). Ho letto L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon e non mi è piaciuto, nostante parlasse di libri e di amore per i libri. Ho cercato di leggere Point Lenana di Wu Ming 1 e l'ho lasciato dopo 50 pagine (magari non era il momento, ritenterò a casa).

Poi, c'era ancora lui. Con la sua copertina gialla, semplice. Normalmente leggo prima i libri e poi vedo i film (eventualmente) ma in questo caso è stato il contrario. Il film l'ho amato molto e rivisto più volte. Il libro è ancor più bello anche se, a suo modo, strano ai limiti dell'onirico. Dietro c'è una realtà dura e dolorosa, c'è la difficoltà della scelta.

"Cerca di vivere in modo che tu possa sempre dire la verità, ho detto. Va bene, ha detto lui e io l'ho creduto e questo era abbastanza". 2002, Guanda Editore, "Ogni cosa è iluminata" di Jonathan Safran Foer, 12 euro. In copertina, due righe di Pietro Citati di Repubblica che condivido appieno: "Qualche volta, basta un solo libro per cancellare i nostri dubbi sulla letteratura di oggi".

Il film ha dato nella mia testa le voci ai protagonisti ma sono tanti i personaggi "minori" che sul grande schermo non hanno potuto trovare voce e che, invece, hanno grande ruolo. Il grande ruolo che ha la memoria di ciò che è stato in quello che siamo. La memoria. Perché la nostra vita non sia solo un trattino staccato da altri trattini ma una linea unita che porta sempre verso una consapevolezza maggiore, verso un futuro più solido e più giusto, per quanto sia doloroso e difficile e a volte persono contrario a noi stessi.

"Questo mi ha fatto soffrire. Vi dirò il perché. Io sapevo perché lui era a un pochino meno che piangere. Lo sapevo molto bene, e avrei voluto andare da lui e dirgli che anch'io avevo un pochio meno che pianto proprio come lui e fa niente se poteva sembrare che lui non sarebbe mai diventato una persona pregiata come me con tante ragazze e così tanti posti famosi dove andare, perché sì, invece lo sarebbe diventato. Sarebbe stato esattamente come me. E guardami, Piccolo Igor, i lividi se ne vanno via, e così anche l'odio, e così anche l'idea che tutto quello che ricevi nella vita te lo sei guadagnato".

Leggetelo, Ogni cosa è illuminata. Vi resterà qualcosa e sicuramente qualcosa di bello.




sabato 17 agosto 2013

Lo Stato siamo Noi?

Un porto che non viene sistemato per mancanza di fondi a Imperia. Un ponte che non viene sistemato per mancanza di fondi (con difficoltà notevoli per i cittadini) in un altra cittadina ligure. Guardare il Tg regionale in Liguria un po' mi riconcilia con il tiggì regionale (almeno riconcilia la piemontese che è in me) e un po' mi fa arrabbiare. Se ciascuno di noi avesse l'opportunità di guardare ogni giorno un tiggì regionale diverso si renderebbe ancor più conto di quanto sia importante fare sistema tra cittadini, per capire dove lo Stato toglie e dove lo Stato vuole mettere.

Questo Stato continua a togliere dappertutto nelle "piccole" (e poi discutiamo delle dimensioni) opere utili a tutti, nella scuola (tanto le famiglie cercheranno sempre di spendere per far studiare i figli), nella sanità (non la spendi una milionata o meglio ti indebiti se c'è in gioco la tua vita o quella di tua figlia?) e nei servizi per metterli laddove è sempre più evidente non servano a nulla. Questo Stato dà l'impressione di stare deliberatamente cercando di rimetterci nella condizione di povertà sociale, economica e culturale del primo dopoguerra - ma senza le medesime speranze nel futuro - perchè si arrrivi a vivere di niente e con niente, ad accontentarci di niente e a morire per niente. Perchè ci sia gente che continui ad avere tutto, a usare tutto (soprattutto il pubblico) come fosse privato e ricatti la povera gente dicendo loro che andrà a spendere altrove i suoi soldi.

Questo Stato non rappresenta nessuno. Non aiuta le aziende e tanto meno i lavoratori. Non aiuta le donne e tanto meno le categorie sociali più deboli. Non aiuta le famiglie e tanto meno le unioni di fatto. Non aiuta nessuno se non chi i soldi li ha e può continuare a spenderli come meglio crede.

Questo Stato - ultimamente lo dico ogni legislatura - è peggio di quello precedente o nella migliore delle ipotesi uguale. E io non capisco perchè le persone non si arrabbino. Siamo italiani, d'altronde, ci lamentiamo ma la poltrona è sempre comoda, la famiglia sempre accogliente e siam semre pronti a perdonare i furbi se son simpatici.

Mi ricorda la lotta dei coltivatori in valle di Susa perchè il torinese che raccoglie le castagne pensa che sian sue perchè non c'è chi gli spara se le prende ma c'è chi ha lavorato tutto l'anno per far cscere i marroni e con fatica. O quelli che qui, al mare, alle sette piazzano dieci brande sulla riva e si presentano alle undici pensando che la spiaggia sia loro perchè è pubblica.

Lo Stato siamo noi. Ci riflettiamo su?