domenica 10 febbraio 2019

#325 Se ancora esistesse

Febbraio è un mese strano.
Almeno per me.
Ogni giorno guardo le giornate allungarsi di qualche minuto, la temperatura che pian piano si alza di uno o due gradi la mattina e che mi permette di stare senza giacca al sole il pomeriggio e comincio a cercare il profumo di primavera nell'aria.
Lo so che è presto per annusare la primavera ma è più forte di me.
Quando smetto di usare la giacca anche per uscire a buttare la spazzatura davanti a casa per me è già primavera. I 16 gradi di pomeriggio al sole sono primavera. L'acqua nella ciotola del cane che non ghiaccia più è primavera.
Sono un'inguaribile ottimista.
E la primavera, se ancora esistesse, è la mia stagione preferita.
Invece, da qualche anno a questa parte passiamo nell'arco di due settimane dal maglione alla canottiera.
Mi ricordo che quando ero bambina c'era un lungo periodo dell'anno in cui si indossavano i golfini di cotone, le maglie della mezza stagione, i giubbottini di jeans. Adesso passo dagli scarponi alle infradito e viceversa senza soluzione di continuità. Spesso, nell'arco della stessa giornata.
C'erano i fiori che spuntavano al momento giusto e solo qualche tardiva nevicata, magari, li imbiancava. Ma era neve da niente, bagnata e subito sciolta. Oggi, dopo quattro giorni di sole spuntano le primule e poi la settimana dopo gela tutto. Della neve, poi, quest'anno non abbiamo visto che l'ombra.
Rivoglio la primavera. Rivoglio i golfini di cotone, le primule e le violette che sbucano dalla neve, il sole tiepido e piacevole. Rivoglio la primavera senza che si passi dal gelo all'ustione o si attraversi la stagione delle piogge.
Rivoglio la primavera di quando ero bambina.
Sono disposta a sacrificare anche un mese d'estate.

sabato 9 febbraio 2019

#326 Brutti retrogusti

Stasera faccio difficoltà a scrivere.

Sì che ce ne sarebbero di cose da dire.
A Torino si toglie con la forza, principalmente ai giovani, uno spazio occupato e autogestito che funzionava bene da 24 anni. Giovani e meno giovani che si sono sempre impegnati nelle questioni sociali, non ultime le lotte contro i Cie (considerati veri e propri lager) a fianco dei migranti.
Lo si fa con la violenza e la repressione e con pretesti che hanno sempre il retrogusto di cercare capri espiatori e di sviare l'attenzione dai temi che stanno a cuore a una generazione. La repressione dà sempre l'impressione che, in mancanza di vere risposte, l'unica risposta sia riportare tutti alla "normalità" del non-pensiero dilagante.

Poi c'è un ministro leghista che va al Sud a dire che il problema delle scuole in meridione non è la mancanza di soldi ma di impegno. Insomma, con quel retrogusto di "dagli al terrone" che la Lega si porta dietro da sempre. Insomma, il lupo perde il pelo... ma questo mi sa che al Sud mica tutti l'hanno capito. 
Oltretutto il problema principale di tutte le scuole è che non ci sono i soldi: per la formazione, per l'evoluzione dell'insegnamento, per i materiali, per i laboratori. Perché il nuovo politico (da qualche decennio) vede la scuola solo come un costo e non come un investimento nelle giovani generazioni e negli adulti che verranno. Il nuovo politico guarda all'oggi. Del domani non gli importa perché tanto lui non ci sarà a governare il disagio che genera.

Insomma, cose da dire ce ne sarebbero.
Ma io ho difficoltà a concretizzare i pensieri.
A volte capita.
E ho solo brutti retrogusti, oggi.

venerdì 8 febbraio 2019

#327 La mia analisi costi-benefici

Trent'anni fa volevo comprare un'Audi Quattro.
Costava 150 milioni di lire. Era fichissima.
Non avevo i soldi ma c'era movimento nell'aria, io facevo tanti chilometri su ruota e l'economia girava e si poteva presumere che io, di lì a pochi anni mi sarei potuta permettere l'Audi.
Quindi ho messo in programma di comperare l'auto.
Ho cominciato a dire a tutti che l'avrei comprata e ho messo le prime 100mila lire nel salvadanaio.
Nel corso degli anni sono riuscita a mettere via un milione di lire ma mia mamma diceva che non era il caso che mi comprassi una vettura così costosa perché, non mi sarebbe servita. Oltretutto inquinava un sacco.

Non capisci niente. Le prospettive sono buone. Vedrai. Dicevo.

All'inizio del nuovo millennio il movimento nell'aria era molto meno euforico. Il lavoro che mi doveva far fare carriera era stantio.
Ma io non mollavo. L'Audi Quattro nel frattempo non era più un nuovo modello. Lo Stato, per farmi spendere soldi, mi ha promesso anche un contributo di 20 milioni di lire se avessi comperato quell'auto.
Mi mancavano, però, in tutto circa 129 milioni di lire.
Questo rendeva un po' impossibile l'acquisto.
Ma io insistevo. Vedrete se non la compro.
E mamma: non ti serve a un tubo. Oggi meno che mai.

Non è vero. E' un'auto fantastica e con quell'auto vedrai farò i soldi perché diventerò un'icona del benessere.

Poi passano altri dieci anni. La crisi. Al lavoro sempre peggio. A volte sono pure in cassa integrazione.
I soldi che avevo messo da parte li ho usati per comperare da mangiare e per fare le rate per un'utilitaria che è più dal meccanico che a casa.
Ma non posso mica passare per deficiente.
L'Audi la compro, mamma, vedrai.
Lei saggia ma inascoltata continua a dire che è meglio che ridimensionassi le mie aspettative.
Ma niente. Io vado avanti nel mio progetto.
Lo Stato mi fa notare che se io non compro quella maledetta auto non potrò mai avere i miei 20 milioni. Allora per dimostrare di avere intenzione d'acquisto compro un treno di pneumatici da neve. E mi indebito per farlo.
E non riesco più a comprare da mangiare e allora vendo il mio catorcio per quattro soldi e campare un altro po'.

2019. 
L'Audi Quattro non è più neanche un'auto interessante se non per i collezionisti. Superata e desueta. Campo a malapena tra precariato e mille rate per comprare il minimo indispensabile.
Mi rendo conto che dovrei vincere al superenalotto per poter comprare quell'auto che nemmeno mi piace più ma è talmente tanti anni che rompo le balle a tutti con quest'Audi che, se non la compro, mi faccio una figura di merda colossale.
Un giorno mi sposo e mio marito mi impedisce di comprare l'auto. E dico allo Stato che mi spiace ma mio marito non vuole. E i 20 milioni? 
Eh beh mica è colpa mia e poi chissenefrega dei 20 milioni. Usali per fare altro.
E mamma: te l'avevo detto, si capiva da subito che non serviva!

Ma mica è colpa mia. Mio marito mi ha detto di non comprarla più io che ci posso fare? Io sono ancora intenzionata ad acquistarla!

Morale A: Adesso ho un treno di pneumatici da neve di cui non me ne faccio nulla.
Morale B: Prima di comprare i pneumatici avrei dovuto fare una seria analisi dei costi e dei benefici. Prima.

PS: tutto questo non è mai successo, ma la metafora mi piaceva.

L'Audi Quattro


giovedì 7 febbraio 2019

#328 Però... i libri no

A metà marzo il nostro canetto compirà un anno.
Avendo avuto due figli, so precisamente di cosa siano capaci i cuccioli di qualsiasi specie.
Ma Aaron, il canetto, sta un pelino esagerando.
Un po' come quando Alessio (il mio secondogenito) ha deciso che poteva disegnare, con un sasso, un teschio sul cofano della mia auto.
Ecco, esagerazione.
Aaron ha morsicato qualsiasi cosa in questi mesi. Le prede predilette erano ciabatte o scarpe. Poi abbiamo deciso che era più opportuno non abbandonarle nel corridoio.
Allora siamo passati a cose a caso. L'elenco è talmente lungo che neanche mi ricordo. Posto alcune foto di oggi a dimostrazione. 


Ma oggi c'è stato il reale sacrilegio.
Oggi mi ha mangiato un libro. Di cui allego prova fotografica:


Ora, va bene tutto. Ma i libri no.
Chi mi conosce sa che io non sono una che si affeziona alle cose. Tengo tutto perché sono cresciuta con la scuola che "può sempre servire". Ma raramente mi affeziono alle cose.
Ai libri, però sì. Ad alcuni, poi, in maniera così eccezionale da fare concorrenza a Gollum con l'anello.
Ad Aaron è andata bene. Di questo libro mi importava poco. Mi spiace perché non era neppure mio ma tutto sommato non era IL libro. Non era una copia autografata e non era uno dei miei preferiti.

Se fosse stato un cucciolo di specie umana l'avrei punito costringendolo a leggere tutte le sere due capitoli de "I promessi sposi" o de "Il pendolo di Foucault". 
Ma è un cucciolo di cane.
Non sa se rosicchia un osso, un telecomando, una pila o un libro.
Rosicchia per istinto.

Dunque, cerco persona in grado di creare un'essenza di peperoncino tale da non macchiare le pagine ma essere comunque così persuasiva da fargli distinguere un libro da un qualsiasi altro oggetto.
Poi, gli lascerò una copia de "I promessi sposi" a portata di muso.