mercoledì 2 gennaio 2019

#364 Il prezzo del tempo

Oggi giornata in totale relax.
"Cosa scrivi oggi che non abbiamo fatto nulla?" mi chiede la mia mezza mela.
Non è che per scrivere un diario uno debba sempre far ricorso a qualcosa successo nella giornata, o no? Ci sono i ricordi, gli spunti, le riflessioni.
Però, oggi, qualcosa è successo, che ci ha fatto discutere, alla fine. Hanno aumentato il pedaggio della Torino-Bardonecchia. A fronte di una diminuzione dei passaggi del 17% (fonte Tg3), la Sitaf ha approfittato della possibilità di farlo e ha buttato lì un aumento del 6 e rotti percento.

Io non voglio stare a fare la lista degli aumenti degli ultimi mesi. Non sarei in grado, così come non sarei in grado di fare una lista (seppur sommaria) delle spese che, ogni mese, la gran parte di noi deve affrontare.
Essere benestanti, oggi, significa non dover stare neanche attenti a questi balzelli. Significa andare a fare la spesa in un supermercato qualsiasi e non dover fare attenzione a quale confezione di pangrattato si compra o poter mangiare pesce quando si ha voglia di farlo e non quando l'hanno messo in offerta perché sennò viene buttato. Significa non avere tre liste della spesa in tre supermercati diversi (qui tra l'altro abbondano e si fanno la guerra a colpi di 10 cent) per risparmiare in tutto una manciata di euro.
A questo punto mi è uscito un testo lungo, noioso e inutile (polpettone, ndr) sull'impoverimento generale e sulla cultura dello spreco a livello personale e collettivo. L'ho cancellato e ho ripreso da qui. Alla fine non devo tirare sempre fuori la morale delle cose. E non devo educare nessuno, se non i miei figli.

Ora, io la Torino-Bardonecchia non la prendo mai. Neanche per andare in alta valle, le poche volte che mi ci devo recare. La sconsiglio a tutti coloro che mi chiedono come raggiungere le nostre località a meno che non abbia un'urgenza che io non posso immaginare. La mia mezza mela, invece, la percorre ogni giorno lavorativo a mezzo abbonamento e telepass perché risparmia ogni giorno più di un'ora di tempo di vita.
Un tempo di vita che hanno deciso, da oggi, gli costi circa quattro euro in più al mese. Circa 48 euro l'anno.

Risultati immagini per a32
Foto presa da Wikipedia perché le mille mila che avrò fatto io all'A32 sono su un'altro Pc

martedì 1 gennaio 2019

#365 Carboncino di sughero di Morellino di Scansano su cartoncino preso a caso

Tra i buoni propositi per il 2019 mi sono detta che avrei dovuto scrivere di più su questo blog. 
Siccome sono fondamentalmente pigra (e non ho i follower della Ferragni, per cui se non scrivo non se ne accorge quasi nessuno), l'unico modo che ho trovato per costringermi a scrivere è stato fare una scommessa con me stessa: vediamo se riesco a produrre una pagina al giorno per tutto l'anno, per un totale di 365 pagine? L'ora non è importante ma l'importante è che io non salti un giorno. Tipo anticoncezionale, mi sono spiegata?
Valchirie diventerà, così, per un anno, un diario vero e proprio. Dove mi porterà questo diario non lo so. Oggi (sono una che programma poco i pensieri), mi chiedevo quale delle cose che mi sono accadute oggi sarebbe stata quella più rilevante di cui parlare. Ma un diario non funziona in questo modo. A un diario affidi i pensieri che riassumono la giornata e che, magari, con la stessa c'entrano pure poco.
E io di politica non ho voglia di parlare, pure se ce ne sarebbero assai di cose che vorrei dire. Non ho voglia di parlare di massimi sistemi o di come sia stata contenta di rientrare in valle oggi pomeriggio e di trovare il Carrefour H24 7/7 chiuso per le sacrosante festività del caso.
Ho voglia di dedicare un pensiero agli amici aquilani che, di nuovo, stasera hanno sentito tremare la terra e se c'è un modo orribile di cominciare un anno nuovo è con la paura del terremoto.
Mentre guardavo il tiggì, stasera, e mi rendevo conto che l'anno nuovo è nuovo solo di nome e che, da quando io e Chiara torneremo al lavoro, ci toccherà pure la fatturazione elettronica non bastasse lavorare in proprio come sfiga massima, ho dato fuoco al tappo di sughero della nostra ottima bottiglia di vino di capodanno e ho disegnato il nulla.
E ho pensato che non è un'idea sciocca allenare la costanza (virtù che spesso mi manca) con un impegno seppur futile come questo. Serve, la costanza. A me sopratutto ma non è detto che sia l'unica. Che dite?
Buon principio.


Carboncino di sughero di Morellino di Scansano su cartoncino preso a caso.

venerdì 16 novembre 2018

Memoria corta e fine mese

Il problema degli italiani è la memoria corta.
Seriamente.
Mica la memoria storica - quella è fantascienza - che dovrebbe discendere dallo studio della storia. No, proprio la memoria normale, poco sopra il livello "a breve termine".
Oppure la coerenza.
Ma credo più la memoria.
Perché l'incoerenza mica sempre è qualcosa di tragico. Io capisco di avere sbagliato, ne prendo coscienza e cambio. Sono, sì, incoerente con il me stesso del passato ma ho affrontato un percorso di crescita.
Ecco.
L'incoerenza definita come "dico una cosa e ne faccio un'altra" è tragica. Ma nella maggior parte dei casi succede per convenienza (più che altro economica) e, dunque, esula da questo discorso.
Dunque, il problema degli italiani è un problema di memoria.
Non si ricordano, a causa della patologia, le cose successe due, cinque, dieci anni prima e così, taaaac, ricadono negli stessi errori di prostrarsi di fronte a chi promette loro un tozzo di pane in più. Tozzo di pane che poi, peraltro, nemmeno gli dà. Ma all'italiano basta la promessa.
Te lo prometto, parola di lupetto, un lavoro stabile (o due milioni di posti di lavoro), il reddito di cittadinanza (o la soglia minima, o gli 80 euro), la sanità più accessibile che l'ecografia la fai prima di tre anni, la scuola più bella (non dovrai neanche pagare la carta igienica se tuo figlio vuole andare in bagno)...
Ogni volta l'italiano dà fiducia alle promesse impossibili. 

Perché lo sa che sono impossibili.

Perché se a casa entrano 1000 euro di stipendio e 400 li spendi di affitto, 400 di spesa per mangiare e 200 di bollette varie ed eventuali (più gestione dell'auto?), sei già sotto di 100 euro e se prometti a tuo figlio le Nike lo fai già sapendo che o menti spudoratamente o dovrai vendere la fede per comprargliele. Oppure puoi contrarre dei debiti, ma sai che a una certa nessuno ti concederà più prestiti.
Lo Stato non è diverso.
E' solo più grande e complicato. E quando mamma e papà avevano un sacco di entrate perché c'erano i figli che guadagnavano bene, c'era comunque il figlio pigro che rubava i soldi pensando che nessuno se ne sarebbe mai accorto, c'era il papà che comprava la Ferrari perchè ci faceva più bella figura coi vicini e la mamma che voleva nel giardino la pietra di Luserna invece di quella di Mattie perchè solo il nome fa tutta un'altra figura.
Poi la famiglia si è ingrandita e non ci sono più i soldi perchè chi doveva fare la "formica" s'è magnato pure il formicaio.
E ora il papà e la mamma possono pure promettere le vacanze a Formentera ma alla fine si resta a casa ad agosto, perché neanche la benzina si possono permettere. I quattro soldi che mamma e papà hanno a disposizione non vanno a prenderli dal figlio ladro e pigro ma da quello che ha un lavoro sottopagato o magari due lavori sottopagati e neanche può permettersi di andare a vivere con la fidanzata. E' meno faticoso. Meno problemi. Alla fine chissà mai, magari quell'altro alza le mani.
Poi papà insulta un figlio: sei diverso.
Mamma ne insulta un altro: sei stupido.
Normalmente sempre il figlio che lavora. 
Il ladro pigro è alle Bahamas.
E cosa succede? Quando bisogna rieleggere mamma e papà, l'italiano dimentica tutto. Un bacino sulla bua e un piccolo lifting di mamma e papà e prometto, parola di lupetto, sarà tutto diverso.
La memoria corta è una patologia grave.
Chissà se c'è una cura. 

mercoledì 4 luglio 2018

Balmafol

Balmafol. 8 luglio 1944.
Fascisti e nazisti risalgono l'indiritto di Chianocco. Son giunte informazioni che lì si nascondano i partigiani. E' vero. Sono quelli della 42esima Garibaldi.
I fascisti sono armati fino ai denti. Salgono decisi, anche se la montagna non è un ambiente a loro congeniale, ma bombardare da valle non basta.
In alto, all'alpe Balmafol un gruppo di resistenti. Armi, poche. Munizioni, anche meno. Ma la voce del rastrellamento era già giunta grazie a una staffetta salita da Pavaglione. I nemici sono numerosi e ben equipaggiati. I partigiani hanno trascorso mesi in montagna a combattere la dittatura ma anche la fame, le privazioni e il freddo. Si cerca una strategia.
L'alpe Balmafol è un ambiente buono per le capre. Scosceso. Assai brullo. Per quello ci salgono i margari (i pastori, nda) con le greggi. E quel giorno all'alpe ci sono anche loro, i margari. E' di uno di loro l'idea di respingere i nemici facendo rotolare dall'alto grossi massi. Basta dar loro il via e poi il resto lo fanno da soli tanto la riva è ripida.
Così, a poche centinaia di metri dalla meta, i nazifascisti sentono pesanti tonfi. E ci mettono un po' a capire. Troppo, per quanto veloce sia stata l'azione. Morti, feriti. Gli oppressori battono in ritirata. Se si è sparato qualche colpo d'arma da fuoco è per paura ma non per difesa o attacco.


Sono 17 anni che abito in valle di Susa. 
Questo racconto, di una delle più incredibili vittorie della Resistenza locale, l'ho sentito decine di volte e ho avuto la fortuna di sentirlo raccontare anche da chi c'era quel giorno di 74 anni fa. Su quei luoghi ho camminato con le mie gambe molte volte e ogni anno per me sono una scoperta.

Quest'anno, domenica, torneremo là. Lo stesso giorno, 74 anni dopo.
Campeggeremo la notte. Ben vestiti, in tende moderne, con il cibo abbondante portato da casa. Prepareremo polenta e spezzatino per la domenica per chi deciderà di salire per partecipare alla commemorazione. Accenderemo un fuoco.
Tutte cose che quei ragazzi nel luglio '44 non avrebbero potuto fare.

Ma io sarò là perché per me è importante esserci, ricordare.
Poi, quest'anno, l'ANPI Bussoleno ha dedicato la manifestazione alla montagna e alla resistenza attiva di chi ogni giorno lotta contro incendi, alluvioni e una manutenzione sempre meno finanziata dallo Stato.
Una montagna abbandonata a se stessa.
Una montagna che è di una bellezza e di una forza profonde.
Una montagna che si fa sentire in mille modi diversi e che a me piace al di sopra di ogni altro luogo.
Un luogo che consiglio a tutti, per ritrovare la memoria, la natura e la dimensione esatta della vita umana in rapporto con la terra che la ospita.