martedì 24 gennaio 2017

L'importanza di un punto

Perché, fondamentalmente, arriva il momento in cui si può mettere un punto.
E ricominciare, andando a capo.
O addirittura cambiando foglio.
Archiviare quello che è stato scritto e metterlo via, nella scatola, assieme a tutto ciò che avevamo già scritto in passato.

E quando si può mettere quel punto, dopo che tanto abbiamo speso tra risate e lacrime e sudore per scrivere quella storia, ci sentiamo smarriti e sollevati insieme. E' necessario abbandonare il pensiero di dover per forza trovare una conclusione ad effetto o di trarre una morale. Perché spesso non ci sono. Né una conclusione ad effetto, tanto meno una morale. E non esiste neanche la parola "fine", perché quella, alle storie che scriviamo, non la mettiamo mai. Può capitare che un giorno ci tocca di ritirare fuori un foglio e aggiungere qualche riga, fare qualche correzione.

Un foglio vuoto.
Regole diverse, tempi diversi, nuova terminologia, nuova trama.
Nuovi personaggi anche. Sebbene, di quelli passati, qualcosa resterà. Alcuni rivivranno nelle nuove avventure, forse uguali a loro stessi o forse trasformati, come eroi, antieroi o semplici comparse. Ne si esagererà i tratti, che serviranno a dare alla nuova storia una luce più viva.
Le pagine che scriviamo non sono che la proiezione della nostra crescita personale; una fotografia di quello che ci è piaciuto e vorremmo replicare o degli sbagli commessi, che cercheremo di evitare di ripetere.

Mettere un punto significa fermarsi, guardare il foglio vuoto e l'inchiostro rimasto nella stilografica, riflettere e fare un viaggio dentro noi stessi alla ricerca di cosa vorremmo davvero scrivere in futuro.
Perché non potremo mai fare a meno di ricominciare a scrivere fin quando potremo tenere la penna in mano. E' questa, in fondo, è la cosa davvero meravigliosa dell'esistenza.

sabato 12 marzo 2016

Congresso provinciale ANPI Torino - La quasi diretta

Sabato 12 marzo 2016 - Sede della CGIL - via Pedrotti 5 - Torino
CONGRESSO PROVINCIALE ANPI TORINO

Ore 14,15 - Riprendono i lavori del congresso. Si apre il dibattito.

Renato Sibille (sez. Chiomonte) chiede inserimento nel doc nazionale del richiamo costituzionale che l'Italia ripudia la guerra. Sottolinea l'utilizzo spropositato di esercito e ffoo per questioni di ordine pubblico e il proliferare di atteggiamenti neofasciti all'interno delle stesse. Sottolinea anche che spesso sono le ffoo a difendere i cortei neofascisti.

Morello (sez. Mirafiori sud) dice che la vera svolta dell'Anpi è già stata avviata con l'ingresso dei giovani e che è necessario trovare un'unità di intenti. Neonazismo che ha radici nella disoccupazione, nella povertà, nella crisi. Il problema dei migranti va affrontato con la solidarietà e non con i respingimenti.
Le modifiche della Costituzione che sono arrivate senza le proteste del popolo italiano. Pone la questione morale. I compiti che l'Anpi deve affrontare sono tanti. Nella scuola in primis.

(Sez. Torre Pellice) Parla del revisionismo. Giorno del ricordo cerca di fare quello che avevano fatto prima Pisanò, Pansa ecc. Quando si è fuori dal nostro ambiente ci sentiamo dire che i fascisti hanno fatto cose orribili ma anche i partigiani. Dobbiamo cercare di smontare questa equazione che dice che c'erano violenti di qua e violenti di là e dunque tutti uguali. L'Anoi dovrebbe prendere in mani il 10 febbraio per ristabilire la memoria di ciò che è stato.

(Nole C.se) propone di creare coordinamento tra sezioni che lavorano con le scuole, considerando l'insegnamento dell'educazione civica come fondamentale per dvitare che crescano elementi neofascisti. 
Contesta il criterio della pura territorialità per la formazione delle commissioni e degli organi.

Rubino (Torino, Vallette Lucento) dice come i fascisti ogni anno il 10 febbraio facciano un corteo e quest'anno hanno accusato l'Anpi di negazionismo. Il lavoro che bisogna fare, oltre a denunciare la presenza del fascismo, è spiegare cosa è successo (contestualizzazione). Individua la necessità di creare una commissione interna per costruire un percorso. Ricorda che questo 10 febbraio dove a Basovizza dove c'era anche Renzi c'erano le bandiere della xmas e della Rsi.
Parla del orecariato e dei diritti negati, che devono sottostare ai vincoli dell'economia intesa anche come logica di profitto.

Mortara (sez Giaveno val Sangone) sottolinea come anche in val Sangone ci siano rigurgiti fascisti che sono stati contestati con vigore.

Seguono gli interventi delle sezioni di Bussoleno e Bruzolo che non riassumo poichè sostanzialmente nella pagina Facebook della sezione.

Diverse le sezioni ch si sono espresse a favore dell posizioni di antifascismo militante espresse dalla nostra sezione di Bussoleno.

Ore 11,35 - Maria Grazia Sestero legge la relazione del presidente Ezio Montalenti, impossibilitato a partecipare per motivi di salute.

Ripercorre il quadro politico mondiale, sottolinea le difficoltà dell'Onu ad agire, esprime preoccupazione per il crescente movimento neonazista. Parla dei migranti e del loro dramma. L'Europa deve saper accogliere i migranti in una politica comune. Difesa della Costituzione e lotta contro la proposta di riforma perché "le conseguenze potrebbero essere devastanti per il futuro del nostro Paese".
Riduzione degli spazi di democrazia che si attua anche svuotando il parlamento dei suoi poteri. Favorire la partecipazione popolare. Evidenzia come venga a mancare anche la partecipazione elettorale e come sia necessario far partecipare alla consultazione referendaria d'autunno.  
Sottolinea sia necessario porre con forza la questione morale.
La Resistenza non è stata solo la resistenza armata ma anche quella non armata della popolazione civile. Dalla Resistenza è nata la nostra Costituzione, che dovrà essere la base di valori su cui cresceranno i nuovi dirigenti.

Ore 11,25 - Si eleggono le commissioni verifica poteri, elettorale, politica.

La sottoscritta fa parte della commissione politica.

Ore 10,00 - Si apre il congresso.

Intervento di Nino Boeti, vice oresidente del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale: "Abbiamo lavorato per cercare il senso di una memoria condivisa, insieme ai giovani, nella giornata della Memoria e (anche se questione più controversa) nella giornata del Ricordo. Abbiamo sostenuto le Anpi e le loro iniziative. Ci sono tre anni e mezzo alla fine della legislatura e ci sarà ancora occasione di lavorare insieme.
Quest'anno ricorrre il 70* della Costituente, dove per la prima volta fecero parte anche le donne. Come Comitato intendiamo costruire un dibattito sul percorso straordinario che le donne del nostro Paese hanno fatto".

Intervento di Piero Fassino, sindaco di Torino: "Avremo un anno scandito da tante iniziative. Non siamo mossi solo da un dovere di memoria. Settant'anni sono un lungo periodo e c'e il rischio dell'oblio. Penso che sia importante mantenere vivo il ricordo per trasmettere alle giovani generazioni il valore di ciò che è accaduto. Le celebrazioni del 70* della Repubblica, così come quelle della Liberazione, non devono essere un solo fatto rituale. Sono stati tanti i tentativi di revisionismo nel corso del tempo pertanto è necessaria ogni azione di contrasto al negazionismo, al revisionismo. C'è un dovere che attiene all'attualità oltre che alla memoria.
Vivere un'esperienza drammatica non significa essere poi vaccinati; ne sono esempio i conflitti che attraversano il mondo, le dittature che sono ancora in essere, il terrorismo internaziknale. Sono tutte negazioni dei valori che conosciamo. Difendere la Costituzione è anche una battaglia per la pace.
Anche nella civile Europa (ce lo insegna ciò che è accaduto nei Balcani) può accadere ciò che non pensavamo più poress accadere.
L'Anpi attesta e vive ogni giorno per affermare i valori ed educare le nuove generazioni a questi valori e ai diritti che indistintamente deve avere ogni uomo e ogni donna.
I diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione sono molti e in questo ultimo periodo molti di questi diritti sono stati indeboliti. Bisogna lottare perchè si rafforzino".

Intervento di Diego Novelli, presidente onorario Anpi Torino: "Viviamo un momento storico molto difficile con aspetti tragici. L'aspetto più preoccupante che riguarda il nostro Paese, per ora, è che non c'è più la capacità di rapporto tra le persone. Siamo arrivati a un atteggiamento grave e pesante e irriguardoso non degno di un Paese civile e lo sgretolamento ha investito tutti i settori della nostra città a partire dal parlamento. Sono venuti a mancare punti di riferimento importatnti. La politica non è una cosa sporca ma uno dei più alti impegni. È come è stata praticata! 
Senza retorica, un'associazione come la nostra non deve essere soltanto dei sentimentali. Il sentimento può essere dei nostalgici e la nostalgia è un disvalore. La memoria è l'unico modo per mettere insieme la Storia e noi dobbiamo portare avanti quella memoria della Resistenza e i valori per cui ha lottato.
Come Anpi abbiamo un grande compito. Perchè l'Anpi non è un partito e al suo interno possono convivere persone con pensieri diversi ma con gli stessi valori comuni".




domenica 6 settembre 2015

Non dovrebbe servire una foto per ricordare

C'è un bambino che muore ogni attimo della nostra giornata. Di fame, di sete, di malattia, ucciso dalla guerra, stroncato dalla violenza diretta e indiretta degli uomini.
Non dovrebbe servire una foto per ricordarcelo.
Non dovrebbe servire una foto di un bimbo che muore per ricordarci di restare umani.
C'è qualcosa di profondamente sbagliato in noi, se ci serve quella foto.
E c'è qualcosa di criminale in noi se, nonostante quella foto, continuiamo a pensare che, in qualche modo, non avrebbe dovuto cercare un futuro migliore per sé, scappando dalla guerra, dalla fame, dalla malattia, dalla violenza.

Invece sembra che ci serva una foto per ricordarci che ci sono migliaia di persone che cercano uno scampolo di pace nei nostri Paesi. Che poi diventa "emergenza profughi" e dopo qualche giorno il problema sembra non esistere più, fino alla prossima tragedia, al prossimo bimbo che muore annegato al largo o sulla battigia. 
Sembra che ci serva una foto di un bimbo che muore per ricordarci della Palestina, che poi è "emergenza" per due giorni e poi non se ne parla più fino alla prossima casa bombardata e dentro dei terroristi neanche l'ombra.
Sembra che ci serva una foto di un bimbo che muore per ricordarci che in Africa ce ne sono milioni che non hanno di che metter due grammi di riso sotto i denti o che nascono già malati di Aids, che poi è "emergenza umanitaria" per qualche giorno e dopo non se ne parla più finché non c'è una nuova guerra per i diamanti e di cornice, guarda un po', ci sono bimbi che muoiono mutilati, affamati o col fucile in mano.
Sembra che ci serva una foto di un bimbo che muore per ricordarci delle favelas, dei bimbi di strada, che poi è "emergenza" per due giorni e dopo non se ne parla più fino al prossimo caso di traffico d'organi o di turismo sessuale.

Non dovrebbe servire una foto di un bimbo che muore per ricordare e per fare, nel nostro piccolo, ogni cosa, ogni giorno perché questo non accada più. Forse potrebbe sembrare un po' scontato ma, visto che ci serve sempre quella foto, magari non lo è.


venerdì 21 agosto 2015

Una me all'Expo

Sono mesi che non scrivo.
Oggi è un bel giorno per ricominciare.
Ho accompagnato mia madre e i miei figli (come diretta conseguenza) all'Expo di Milano.
Scrivo da qui. Mentre loro, tutti, sono in uno degli enne spazi di animazione bambini.
Come se servisse ancora dell'animazione. Ma tant'è.

Ma cominciamo da capo.
Mia mamma voleva andare all'Expo e portarci i miei figli (prima di morire, dice, come se dovesse accadere domani anche se, per fortuna, così non è) e siccome le voglio molto bene ho deciso, di mia sponte, di accompagnarla.

L'Expo è un carrozzone gigantesco, che parla del cibo come se mezzo mondo non morisse di fame per permettere a noi di ingrassare liberamente. 
Ci sono tanti padiglioni che non bastano giorni per vederli tutti. Se poi ti metti pure a leggere tutto quel che c'è da leggere converrebbe fare uno stagionale.
Bei messaggi: cibo per tutto il pianeta, agricoltura sostenibile, orti urbani, alimentazione corretta, attenzione alle provenienze ecc. Tutto grida vendetta in questo formicaio di persone che si ingozzano, buttano la roba a terra, si lamentano delle code, degli odori, del rumore, della gente. Perchè l'Expo è prima di tutto un bel manifesto pubblicitario per chi ha i soldi e il prossimo anno può decidere se andare in ferie in Argentina, in Kazakistan o in Vietnam.

C'è gente ovunque. Qui la crisi non esiste. È tutto digitale, luccicante, accattivante, colorato.

In un giorno si può vedere, sì e no, un decimo di quello che c'è da vedere. Una limonata costa due euro e cinquanta, un toast con le patatine e una bibita undici euro, un piatto striminzito di qualsiasi cosa tra i tredici e i venticinque euro, una birra piccola quattro euro, una Corona in bottiglia sei euro.
Se ci stai una giornata, in due o tre, cento euro si volatilizzano alla velocità della luce.

Alcuni padiglioni son belli, niente da dire. Luccicanti e ad alta tecnologia come piace tanto alla metà del mondo che ha potuto evolversi. Ma a me sembra di stare a Cinecittà. Ho quest'impressione da quando siamo entrati stamattina. La gente sorride, è felice, come quando va al circo. E io, come al circo, sento che c'è qualcosa di sbagliato in tutto questo. Senza neanche stare a pensare alla devastazione del luogo, alle ragioni etiche e a tutto quello di cui si potrebbe parlare ma di cui non parlo perchè non voglio scrivere un poema.

Qui non c'è pace. Tutto è sempre in movimento. In un padiglione ti mostrano un bimbo che muore di fame e in quello accanto dieci cuochi sudano per ore per assemblare migliaia di pasti in cucine a vista, con il cibo precotto (per forza!) stipato in contenitori di plastica come in una grande catena di montaggio. Ti fanno vedere l'agricoltura sostenibile e poi ti servono ogni sorta di vegetale a chilometro centomila. Ti fanno vedere le bestie ammazzate nelle macellerie a catena e poi giù hamburger, salsicce, bistecche che difficilmente provengono da animali allevati a terra sui verdi pascoli irlandesi.

Signori venghino all'Expo, venghino.
Più gente entra più bestie si vedono.