martedì 7 aprile 2015

Torturiamo la Diaz

La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo condanna l'Italia per tortura in merito ai fatti della Diaz di Genova 2001.  La prima cosa che ho pensato è che la Corte europea avesse scoperto l'acqua calda. Ma noi, osservatori di ciò che accade, non dovremmo permetterci di essere così superficiali, anche se (diciamocelo) il senso sta tutto lì.

Era il 21 luglio 2001 e quando tutto sembrava finito e Carlo era stato ucciso, tutto doveva cominciare. Manipoli di agenti in assetto anti-sommossa sono entrati alla scuola Diaz e hanno massacrato - ricordiamo la definizione di "macelleria messicana" di Michelangelo Fournier (all'epoca vice dirigente del reparto mobile di Roma) - decine di persone inermi, attivisti, che della Diaz avevano fatto base. Con la scusa - palesemente inventata - di aver ivi rinvenuto delle bottiglie molotov.

Se non eravate là, io vorrei davvero che guardaste il film, che pure "edulcorato" a me ha spazzato, ancora, lo stomaco via.

Il 21 luglio 2001 anche noi eravamo a Genova e solo la fortuna e la vicinanza con il capoluogo ligure, forse, ci ha tenuti lontano da quel luogo. Non per questa ragione, continuo a ritenere quell'azione di polizia come uno stupro. Uno stupro dei diritti, ancor prima che del genere umano tutto. Un primo tentativo per dimostrare dove si poteva arrivare senza che, tutto sommato, l'opinione pubblica si indignasse più di tanto.

La gestione della piazza è un punto importante per silenziare il dissenso. Se io posso, senza grandi tragedie nazionali, sedare tale dissenso con la forza bruta, al massimo della forza bruta stessa ci si arriva per gradi. Non c'è bisogno di sparare direttamente sulla folla. Prima la si manganella con sobrietà. L'opinione pubblica si indigna ma in poco tempo tutto è dimenticato, tutto va nel "già fatto". Poi si manganella più forte. Poi si tortura. Poi si reprime con la forza ancor prima che il fatto sussista (anche se non sussiste). E via dicendo. E il livello d'indignazione delle persone resta sempre tollerabile nel suo complesso.

Per lo Stato è una vittoria, ma è una cosa spaventosa.

Bisognerebbe chiedere ogni giorno che ogni agente sia completamente identificabile (i numeri di matricola sulla divisa sono il livello minimo di civiltà) perchè ogni agente sia responsabile - solo lui e non tutti quanti gli agenti o nessuno, come troppo spesso oggi accade - degli eventuali reati che commette. Ne va nella credibilità di chi è deputato a proteggerti. Perchè torturare (uccidere anche, ça va sans dire) è un reato. Molto più grave di tanti altri, senza stare a stilare scontate classifiche.

Lo sappiamo noi. Lo sanno le forze dell'ordine. Lo sa lo Stato. Lo sa l'Europa. Lo sa il mondo. Torturare è un reato. Gravissimo. 

Ma se io non so come dare risposte al disagio, ridurre al silenzio i disagiati è la strada più semplice. Dare risposte è più difficie che chiedere a un "sicario" di occuparsi della questione. Soprattutto se quel "sicario" lo puoi "ricattare" con lo stipendio. E si troverà sempre qualcuno che, per ragioni sue, farà quello che tu gli chiedi al prezzo che gli offri.

mercoledì 11 marzo 2015

Quando tutto è possibile

Incredibile e credibile, impossibile e possibile. Vi dico cosa, personalmente, trovo incredibile dell'assoluzione in Cassazione di Mr. B. nel processo Ruby. 

Prima, però, devo fare una premessa. 
La premessa è che a me non frega un tubo di quello che B. fa in casa sua. Potrebbe allestire un intero scenario di tappi di sughero, avere rapporti sessuali di ogni sorta, bere litri di sciroppo d'acero, ruttare come sei marinai o cercare di far volare gli asini. Questo deve essere chiaro. Ognuno a casa sua fa un po' quello che gli pare. Purché non commetta reati.

Andare con una minorenne, mi risulta sia ancora reato.
Non credo - mi soccorrano i tanti amici avvocati - che ci sia una postilla che deroga nel caso in cui la minorenne sia una stangona, bonazza senza senso e dimostri 20 anni.
Non mi risulta neanche che si possa dire "Ma io credevo fosse maggiorenne" poichè, sempre appoggiandomi alle mie poche basi, la legge non ammette ignoranza.

"Mi scusi signor giudice, non sapevo di non poter picchiare mia moglie"
"Mi scusi signor giudice non pensavo di non poter falsificare il bilancio"
E cosi via, con il giudice che dà buffetti sulle guance e dice "Non lo fare più però eh!"

Se la Cassazione assolve uno che dice che non sapeva che la ragazza che pagava per venire a letto con lui fosse minorenne, cosa dovrebbe impedire a tutti i pedofili che sono stati con altre sedicenti adoloscenti travestite da adulte di appellarsi alla medesima clemenza?
Questo, per me, è incredibile. Non si crea un precedente a giustificazione dei pedofili? Fino a che età potrà reggere la tesi, quando andando in una qualsivoglia scuola media ci sono ragazzine che tutto sembrano tranne che ragazzine?

"Sembrava adulta, aveva la minigonna e la scollatura per provocarmi. Se l'è cercata. Era consenziente". Quanto ci vorrà per derubricare anche lo stupro (che già siamo sulla buona strada) su minorenni?

Non vi dico quanto, per me, sia altrettanto incredibile che una giuria composta da persone che hanno studiato legge una vita non sia riuscita a ravvisare un reato nel fatto che il premier (lo Stato) telefoni alla Questura di Milano (ancora Stato) mentendo sulla parentela di una prostituta minorenne per farla uscire di galera affidandola a una donna che, a quanto mi risulta, non sia proprio un'assistente sociale e che convinca la maggioranza del parlamento italiano a sostenere la sua assurda bugia per salvarsi le chiappe.

Ma la cosa più incredibile di tutte, sempre a mio parere, è che una tale "macchietta" sia leader di un partito non classificato alle urne, da milioni di italiani, come una fantastica barzelletta di cui ridere per settimane ma come un simbolo serio su cui tracciare una croce.

Qui, Uno dei tanti articoli di oggi

Foto presa dal sito http://www.medicitalia.it

venerdì 19 dicembre 2014

Avanti tutta ma sempre nella direzione sbagliata

Pozzuoli. 2014. Una donna di colore sta male. Va al pronto soccorso. Viene respinta, forse dalle stesse guardie giurate sull'uscio della struttura. La portano in un altro ospedale ma è tardi e muore. A 30 anni.

Stiamo diventando come gli Stati Uniti. And we're proud of it. E ne siamo orgogliosi. Andiamo nella direzione di una sanità completamente privatizzata dove se hai i soldi ti curi e se non li hai, beh, pazienza. Non è che dobbiamo sopravvivere proprio tutti. E mentre quell'America cerca - con grande fatica e largamente osteggiata dai potenti - di tornare a dare almeno dei servizi di base per gli indigenti e per chi non si può permettere un'assicurazione sanitaria costosa, qui procediamo nell'emulare quel mito capitalistico della crescita continua, rivelatosi - l'ho detto decine di volte - fallimentare.

Noi, a chi non arriva a fine mese regaliamo carte di credito con tassi da usura, propiniamo il gioco d'azzardo con il grande sogno del "vincere facile", ingrassiamo le banche e tassiamo i piccoli risparmi. 
Noi, a chi ha bisogno di cure rispondiamo con liste d'attesa infinite e tagliando reparti e servizi; rispondiamo con il bigottismo esasperato e con un razzismo degno del KKK.
Noi, a chi ha bisogno di una casa rispondiamo con gli sfratti, favorendo le nuove edificazioni e non il recupero, premiando chi ha tanti alloggi sfitti. 
Noi, a chi ha bisogno di lavoro rispondiamo tagliando le tasse agli imprenditori, precarizzando, sfruttando il lavoro nero.
Noi, a chi chiede un controllo degli sprechi rispondiamo organizzando le Olimpiadi, costringendo gli enti locali ad alzare le tariffe.
Noi, a chi chiede aiuti per le famiglie rispondiamo alzando l'Iva sul pellet, aumentando le tariffe dei trasporti, facendo pagare i libri di scuola, alzando tariffe su asili nido e mense, tagliando l'orario scolastico. 
Noi, a chi chiede tutela della salute e del territorio rispondiamo con le grandi opere.
Noi, a chi ha bisogno di giustizia rispondiamo col giustizialismo e asservendo la giustizia alla politica di turno.
Noi a chi chiede parità ed eguaglianza rispondiamo con l'omofobia e tagliando il welfare (che va a ricadere interamente sulle donne).

A tutte le domande stiamo dando risposte anacronistiche, inumane, irragionevoli. Stiamo andando nella direzione sbagliata ma ci andiamo ad altissima velocità.

Poche volte mi sento fiera di essere italiana e succede sempre meno spesso.

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Foto di http://pandoraestelle.altervista.org/

martedì 25 novembre 2014

Risposte concrete

Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Un'amica mi ha fatto una semplice domanda, portandomi a riflettere sul significato di questa giornata che, a mio parere, dovrebbe essere un momento educativo e invece, come spesso accade, è solo una gran quantità di slogan pronunciati e null'altro.

Siamo così lontani dall'eliminare la violenza dalle nostre esistenze - io stessa lo sono e la cosa mi spaventa - che non vedo alcun presupposto perché la violenza di genere sia presto un ricordo. Cosa si dovrebbe dire in un giorno come questo? Che mettere le mani addosso a una donna è vigliacco, meschino, bastardo? Certamente lo è e su questo non si discute. Chi direbbe il contrario? Eppure, il peggior nemico di una donna, troppo spesso, è chi divide con lei le lenzuola.
Cosa si dovrebbe dire? Donna fuggi, ribellati, ricostruisciti una vita? Certamente è la cosa giusta ma poi, quella donna, chi l'aiuta nei fatti? Chi l'accoglie? Non certo uno Stato che taglia fondi su capitoli come scuola, sanità e servizi. Non certo una comunità che, in molti casi, quella violenza la giustifica persino, imputando alla donna colpe che non ha.

Violenza.
La violenza è picchiare, torturare, uccidere, umiliare. Su questo siamo tutti d'accordo?

Ma la violenza non è solo quello.
La violenza sono le mille piccole violenze quotidiane. 
La violenza è pensare o far credere che tutto quello che la donna fa sia sbagliato, figlio di non si sa quale impulso decontestualizzato, di ignoranza, di incapacità, di inadeguatezza.
La violenza è lasciare alla donna tutto il carico pratico ed emotivo della quotidianità, della gestione della casa, della famiglia, dei figli (salvo poi criticare più o meno pesantemente quella stessa gestione).
La violenza è il silenzio, la non condivisione, il non essere supporto, l'egoismo, il menefreghismo.
La violenza è negare la libertà individuale o farla apparire una concessione.

La violenza non comincia quasi mai con la violenza fisica e, a volte, per fortuna, non ci arriva. Comincia con la sterile gelosia, con l'affetto negato, con le piccole umiliazioni ("non sei capace a far nulla", "sei fuori dalla realtà", "non capisci un cazzo") private o pubbliche.

La violenza è volere una donna trasparente. Violenza è ferire quando quella donna diventa opaca, quando non "sta al suo posto" facendo la brava mamma, la brava casalinga e aprendo le gambe a tempo debito. Possibilmente in silenzio, "che tutte queste chiacchiere sono anche fastidiose a lungo andare".

Prima che un uomo alzi le mani su una donna può averle usato violenza mille volte.
E la donna, troppo spesso, sopporta. Per amore, per paura dell'abbandono, per amore dei figli, perché dipende economicamente dall'uomo o per mille ragioni. A volte non se ne rende nemmeno conto. A volte, quella realtà le sembra l'unica possibile.

Chi l'aiuta questa donna? La società tutta quale riferimento sano le prospetta?

I tagli del welfare dicono questo:
 "Non lavorare, non essere indipendente. Occupati tu del marito, dei figli che vanno a scuola o che ancora non ci vanno, del nonno che non è autosufficiente, della mamma malata. A me, Stato, costa meno - che gli evasori non pagano le tasse e non ho soldi - e tu sei portata. Ci sei nata per la cura. Ce l'hai nel Dna.  Mica vorrai fare quello che ti piace? Studiare o fare quello per cui hai studiato? Ti mantiene l'uomo. Se ce l'hai. Altrimenti sei una sfigata. Sei racchia? Frigida? O magari te lo sei fatto rubare? Hai messo la minigonna per uscire per strada e poi ti lamenti che il marito è geloso. Se non hai il marito ti lamenti che ti prendano per una puttana. Non sei capace a far altro che lamentarti. Se tu stessi a casa, in silenzio, tutto questo non succederebbe".

Ma a noi va bene così? Ci va bene che a fare le spese della violenza dello Stato, prima, e dell'uomo, poi, siamo sempre le donne? No che non ci va bene. Ma far da sole, spesso, non si può o non si riesce. Chi le aiuta queste donne?

Per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne vorrei questo: risposte. Risposte concrete.