giovedì 20 marzo 2014

Io lo so, caro operatore telefonico

Caro/a operatore/trice telefonico/a.,
io lo so che sei costretto/a a fare un tot di telefonate al giorno altrimenti non ti pagano lo stipendio (misero) che il call-center per cui lavori ti passa non senza sfruttarti il più possibile a tutte le ore del giorno, grazie al precariato di cui ogni politico parla male salvo sostenerlo in ogni sua azione.
Io lo so che tu stai lì seduto/a a cercare di convincere decine di persone al giorno a comprare una cosa di cui quasi sicuramente non ha bisogno e in cui, sempre quasi sicuramente, tu non credi e di cui non te ne frega nulla. Lo so. Vendere è difficile, tanto più quando quello che vendi, tu, non lo compreresti mai.
Lo so che è difficile sopportare le villanie delle persone, ripetere cento volte le stesse frasi. Lo so, è alienante come stare in catena di montaggio a mettere su sempre lo stesso bullone. Lo so che magari pensi a casa, alle bollette, ai tuoi problemi e vorresti piangere e invece sei costretto a sorridere e a fingerti gentile.
Lo so che ti ascoltano, ti misurano e se non ci provi abbastanza ti lasciano a casa non rinnovandoti (non senza un paio di settimane di pausa per sfuggire alla legge che ti vorrebbe assunto) per l'ennesima volta il contratto a tre mesi.
Io lo so e sono dispiaciuta. Io lo so e per questo cerco di lottare per un mondo migliore quanto e come posso. Non solo per te ma per tutti e tutte noi, che abbiamo diritto non solo a un lavoro ma a un lavoro dignitoso.

Detto questo, se ti dico gentilmente che quello che mi proponi non mi interessa e te lo dico anche due o tre volte sempre con gentilezza e tu alzi la voce e mi dici che non capisco - mentre io capisco benissimo - la mia molta pazienza e la mia comprensione vengono meno. Soprattutto se stai chiamando all'ora di cena.

Caro/a operatore/trice, io non ce l'ho con te nello specifico. Ma la prossima volta mi passo per la governante che non ho e non mi posso permettere.

venerdì 14 marzo 2014

Domande senza risposta

Mi ha impressionato molto leggere di tutta la questione relativa alle baby squillo dei Parioli e, allo stesso modo, di altre ragazzine in Liguria che si prostituivano per potersi comperare abiti e altre frivolezze. Mi ha impressionato non tanto per la completa mancanza di etica dei clienti maschi - che non solo hanno deciso di andare a prostitute ma che le hanno deliberatamente cercate minorenni - ma perché, da mamma, mi sono chiesta cosa può scattare nella testa di una ragazzina a cui, in buona sostanza, non manca nulla per arrivare a prostituirsi. Mi sono chiesta se e come potessero quei genitori non accorgersi di nulla.

Se è vero che proprio dalla denuncia di una di queste mamme dei Parioli è partita l'indagine, così non è stato per altre bambine - a 14/15 anni, per me, si è ancora sostanzialmente poco più che bambine - il cui caso era venuto alla luce perché un uomo, potenziale cliente, si è reso conto che erano minorenni (e come non potere?) ed è andato alla polizia invece di approfittarsi di loro.

Ma queste famiglie - queste mamme e questi papà - come hanno potuto non vedere? Mi chiedo se sia davvero possibile che i propri figli e le proprie figlie abbiano una vita così tanto parallela da far nulla trasparire nella quotidianità. Sono mamme e papà bene, questi, non mamme e papà che lavorano 15 ore al giorno per potersi pagare le bollette. Queste sono persone che il problema della fine del mese non ce l'hanno.
Non voglio dire che sgobbare 15 ore al giorno sia una giustificazione per abbandonare completamente la propria prole a se stessa - in un periodo della vita difficile per tutte e per tutti - ma sarebbe, per lo meno per me, più comprensibile. Qui si parla di famiglie agiate le cui figlie passavano, desumo, ore al giorno chissà dove senza che alcuno dei genitori si preoccupasse di dove fossero. Perché siamo stati tutti giovani e una volta o due la puoi anche raccontare che vai dall'amica e poi sei altrove ma queste ragazzine avevano una vera e propria attività quotidiana che, come sempre accade, qualcuno (oltretutto) sfruttava. Tutti i giorni, 200/300/500 euro al giorno - pensate che giro di uomini adulti pedofili - e tu, genitore/trice, non ti poni il problema di capire come mai tua figlia improvvisamente sia più ricca? Perché o glieli dai tu quei soldi o spaccia o batte. Non è che ci siano molti mestieri a garantire quel tipo di introito.

E poi c'è la ragazzina, che a un certo punto pensa che prostituirsi sia la soluzione. Quale meccanismo nella società è sbagliato perché una bimbetta di 14 anni pensi di arricchirsi vendendosela? Non è che si può sempre dare la colpa al Grande Fratello. Certo è che tante donne hanno lottato per acquisire diritti e pari opportunità (ancora distanti, purtroppo) compresa quella della libertà sessuale. Ma qui non è il discorso: «Vado a letto con il mio coetaneo perché mi piace anche se non sarà l'uomo della mia vita». Qui c'è una bambina di 14 anni che, sfruttata da persone senza scrupoli, va a letto con uomini maturi (pedofili) per soldi, non comprendendo - immagino - quale svilimento del proprio corpo sia intrinseco all'azione stessa.

Pedofili. E, forse, sono gli stessi uomini che poi non vogliono il matrimonio tra gay (tanto meno che coppie gay adottino figli) e vanno al family day e impediscono alla moglie di lavorare perché non ne vada della loro onorabilità. Lo cantava già Frankie Hi Energy tanti anni fa in "Quelli che benpensano" (Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tivù) ma esiste il rischio reale che, in futuro, sia la nostra di figlia a battere per comperarsi l'Iphone o chissà cosa? Cosa abbiamo sbagliato come collettività? Cosa dobbiamo fare per correggerci? Non è bello concludere un pezzo ponendo domande ma io non conosco le risposte anche se, da mamma, vorrei tanto.

sabato 8 febbraio 2014

Sochi e la coscienza collettiva


Il gruppo di atleti tedeschi
Foto: whitelines.com
L'Italia sfila in blu navy, tendente al nero. Il colore scuro sfina. La Germania con i colori arcobaleno contro l'omofobia. Letta va in Russia - anche se non tanto e come lo faceva Berlusconi - mentre la Merkel se ne sta a casa. Olimpiadi di Sochi, 2014. La chiave sta lì, anche in quei colori. 
Due popoli diversi. Uno che pare aver imparato dalla Storia e uno che... con la storia non si mettono i tagliolini al tartufo in tavola e non si trova un impiego alle Poste ai figli e non si va a sciare a Cortina quindi non serve a niente. Un popolo che, con fatica, governa una crisi, e uno che non solo non sa cosa vuol dire governare (e non solo la crisi) ma che si ostina a comportarsi come negli anni '60 pensando che sia rimasto tutto uguale.
Il gruppo di atleti italiani
Foto: www.myluxury.it



Noi possiamo pensare che con il Tav questo non c'entri nulla e invece c'entra. Un Paese composto di persone arretrate, legate all'aspetto barbaro del cattolicesimo, al fascismo e al patriarcato, non potrà che eleggere persone che quel modello rappresentano. Eletti che faranno gli interessi dei loro elettori punendo i gay perché anormali, i migranti in quanto diversi (e criminali a prescindere), chi lotta per la conservazione della terra in quanto retrograda.

Sochi e il Tav c'entrano. Letta, il nostro premier sostenitore delle grandi opere che ci porteranno nuovo splendore, progresso e meraviglie inenarrabili, va in Russia dopo che tutti i capi di Stato europei avevano garbatamente rifiutato con scuse più o meno credibili. Ma è chiaro che il punto è quello: non sai cosa sono democrazia e diritti umani - e le Pussy Riot ne sanno qualcosa più di noi - e io da te a vedere la tua arena con i leoni non ci vengo. Mi sembra il minimo. E l'italiano cosa fa? Niente. Tanto le olimpiadi invernali sono per i perdenti. Il calcio sì che conta. Letta avesse detto "non partecipiamo ai mondiali" ci sarebbe stata la rivoluzione.

Sochi e il Tav - e un sacco d'altre cose - c'entrano. Perché, oggi, condannano tre valsusini (Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair) a pagare 215mila euro di multa - mal contati - per aver impedito un sondaggio che, oltretutto, si è rivelato inutile e cercano di mettere in galera persone che hanno violato simbolicamente un sigillo (ricordiamo che la baita è stata annessa senza problemi all'interno dell'area cantiere) e lasciano in cella ragazzini presi con cinque canne in auto, mentre buttano fuori con lo svuota-carceri criminali ben peggiori, soprattutto se colpevoli di crimini contro il patrimonio dello Stato. Tanto, i soldi sono i nostri.

Sochi e il Tav c'entrano perché in tutto il mondo si sta sviluppando una nuova coscienza collettiva che non vede bene lo sperpero di denaro, che pensa che la terra sia la risorsa primaria per la sopravvivenza di noi tutti e che ritiene giusto che ciascun essere umano viva la sua vita senza essere discriminato.
Un giorno, una persona che conosco mi ha detto: dovremmo lasciarglielo fare il Tav perché tutti vedano lo scempio e capiscano che benefici non ce ne saranno. Se non avessimo un futuro, figli, nipoti e speranza, forse, sarebbe persino ragionevole. Ma noi abbiamo ancora tutto questo ed è un prezzo un po' alto da pagare per poi poter dire che avevamo ragione. Vale per il Tav e vale per i diritti umani.


La campagna di raccolta fondi per aiutare i tre attivisti condannati a pagare la multa a Ltf non si ferma:

PER DONAZIONI VIA BONIFICO BANCARIO:
c/c BANCOPOSTA n. 1004906838
intestato a DAVY PIETRO CEBRARI MARIA CHIARA
IBAN IT22L0760101000001004906838
BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

PER DONAZIONI VIA PAYPAL:
Pulsante in alto a destra sul sito http://www.laboratoriocivico.org/


domenica 26 gennaio 2014

La sinistra, i pentastellati e Sandro Plano

Sandro Plano e Antonita Fonzo, Susa
Mi appassiona questo dibattito su Facebook, tutto valsusino, tra cittadini pentastellati e sostenitori di Sandro Plano. Sembra non tenga presente in nessun modo il passato e questo è tipico dell'italiano: passata la festa è gabbato il santo. Ma mi spiegherò meglio.

Partiamo dai fatti. Sandro Plano, attuale presidente di Comunità montana valle Susa (in via di trasformazione in Unione di comuni), è stato per due mandati sindaco di Susa, dal 1999 al 2009. Io non posso, anche per motivi anagrafici, ricordare tutti i sindaci di Susa ma credo di poter affermare con una certa sicurezza che è stato il primo sindaco a capo di una coalizione di centrosinistra nella storia della città. Il primo che è riuscito a battere un radicatissimo legame tra cattolici (Susa è sede vescovile!) e destrorsi. Ci è riuscito, la prima volta, anche (o solo?) perché la destra cattolica si era divisa e i due G., Bellicardi e Baccarini, non trovarono un accordo per presentarsi insieme. Prese milleseicento e rotti voti contro i più di duemila delle altre due liste messe insieme. Rifondazione, che si presentava da sola, prese poco più di duecento voti.

Sandro Plano non è certo un marxista (anche questo mi pare palese) ma è persona abile nel trovare le mediazioni e agire. Nella sua giunta aveva con sé alcune anime cattoliche, altre di sinistra e altre ancora "ambientaliste". Dopo dieci anni di governo, un piccolo bilancio si può fare. La si può pensare come si vuole ma non si può dire che Plano abbia male amministrato, con il supporto della sua eterogenea giunta, tanto che è stato riconfermato dai cittadini segusini nonostante il centrodestra, imparata la lezione, si sia presentato compatto. Sulla questione che alla valle di Susa interessa sopra ogni altra, Plano ha avuto identica capacità di mediazione all'interno della sua compagine (che non era tutta No Tav) e al di fuori, restando fermo sulla linea della contrarietà che univa tante amministrazioni valsusine.

Nel 2009 Gemma Amprino, a capo nuovamente di una coalizione di centrodestra, ha sconfitto senza grandi difficoltà Giorgio Montabone, candidato sindaco per una coalizione simile a quella di Plano, nonostante il cognome che lo contraddistingue e la storia che esso porta con sé. La Amprino, molto conosciuta sia come insegnante sia come moglie del dottor Giorio (nonché come consigliere provinciale), ha saputo raccogliere tutte le anime cattoliche e il sostegno della destra della città le ha garantito la vittoria.

Così, si arriva a oggi. 2014. Tempo di nuove elezioni amministrative. A Susa si gioca, in grande (non per i numeri ma per la visibilità dell'amministrazione valsusina nella questione Tav), quello che si gioca in tutta la valle: il proseguimento di una saldatura importante tra cittadini contrari alla Torino-Lione e amministrazioni, che quei cittadini, bene o male, hanno rappresentato per quasi dieci anni. La lotta, infatti, dura da oltre due decenni ma è dal 2005 che, guadagnata la visibilità a livello nazionale, è diventata essenziale anche la questione "politica".

Sandro Plano non ha ancora detto che si candiderà di nuovo alla guida di Susa ma è lapalissiano che molte anime No Tav e di centrosinistra guardino a lui, unico nome spendibile in grado (forse) di battere la Amprino. Chi sostiene che ci sono altre alternative, che un'altra persona politicamente schierata nel centrosinistra potrebbe avere lo stesso risultato di Plano alle urne, non tiene in alcun conto della storia della città. Una città conservatrice, profondamente cattolica e molto eterogenea nella composizione della popolazione. Plano potrebbe anche non vincere ugualmente, certo, ma al momento attuale, realisticamente, se non ce la fa lui non può farcela nessun altro.

Plano è iscritto al Pd e ha già fatto due mandati. Queste caratteristiche impediscono al popolo di Grillo di accettarlo come candidato. Il fatto che abbia la tessera del Pd sembrerebbe essere un problema più per il Pd che per i pentastellati valsusini ma tant'é. La tessera del Pd è un altro fatto. E anche non l'avesse, comunque, ha già governato dieci anni.

Il dibattito su Facebook tra M5S e pro-Plano (tra cui tanti che il Pd non lo voterebbero neanche sotto minaccia armata) mi appassiona ma è senza sbocchi. Non si può discutere o trovare mediazioni con chi rifiuta le mediazioni, su chi trae il proprio consenso dalla rabbia di quegli italiani per cui questi politici sono tutti uguali. L'unico sbocco è la forzatura: o Plano si candida e scontenta i grillini (forse perdendo le elezioni perché un percentuale di "duri e puri" c'è sempre e non si sa quanto rilevante) o si presenta un altro (o un'altra) e, con grande probabilità, il centrosinistra perde le elezioni.

Io in questo dibattito non voglio entrare se non raccontandolo. Posso solo aggiungere due opinioni personali. La prima è che da lontano i politici potranno sembrare tutti uguali (e tanti lo sono) ma da vicino no. Sono sicuramente un po' migliori quando li vedi tutti i giorni e puoi confrontartici; quando li puoi svegliare nel cuore della notte perché l'alluvione ti ha allagato la casa; quando non si nascondono in sale protette dalla polizia a decidere chissà cosa a nostra insaputa; quando sostengono le loro opinioni (anche diverse dalle nostre) in ogni sede pubblica e non scappano dal confronto; quando sbagliano e sanno riconoscerlo; quando sanno dare a chi non ha prendendo risorse da chi ha e non vuole dare; quando danno l'esempio.
La seconda è che io ho sempre amato la coerenza politica (chi mi conosce lo sa) ma ci sono state volte in cui essere politicamente coerente mi costringeva a una croce sulla scheda elettorale che io non avrei mai tracciato. In quei casi, ne ho tracciata un'altra. A volte, grande come la scheda.